Due mesi senza pioggia e la Sicilia si trasforma in un deserto - QdS

Due mesi senza pioggia e la Sicilia si trasforma in un deserto

Rosario Battiato

Due mesi senza pioggia e la Sicilia si trasforma in un deserto

sabato 29 Febbraio 2020 - 00:00
Due mesi senza pioggia e la Sicilia si trasforma in un deserto

I dati dell’Osservatorio acque della Regione: febbraio mese più secco degli ultimi cento anni. Cossentino, presidente della Cia: “La terra è dura, spaccata, non si può piantare nulla”. Agricoltura a rischio e siciliani insoddisfatti. L'allarme di Coldiretti sui pozzi prosciugati

PALERMO – La vera emergenza resta quella climatica. Per una Sicilia ad alto rischio desertificazione e con i ben noti problemi legati alle infrastrutture idriche, gli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio delle acque delle Regione Siciliana preoccupano e pure parecchio. Per il secondo mese di fila, infatti, si registra il record negativo di piogge sul territorio isolano in rapporto a quanto monitorato nello stesso periodo nel corso degli ultimi cento anni.

GENNAIO E FEBBRAIO DUE MESI… A SECCO
Il febbraio 2020 è stato il più secco degli ultimi cento anni. Lo stesso era già successo con gennaio, anche questo il meno piovoso dell’ultimo secolo. Il dato risulta particolarmente preoccupante per le province di Palermo, Trapani e Agrigento che negli ultimi due mesi non hanno sostanzialmente visto una goccia di pioggia. In cima alla lista delle criticità non ci sono le forniture di acqua per la popolazione – dal momento che gli invasi comunque mantengono una buona riserva – ma anche e soprattutto il problema legato alle attività produttive e quindi all’agricoltura.

L’AGRICOLTURA A RISCHIO
“Siamo davanti a un quadro preoccupante, la siccità sta compromettendo le nostre colture in corso come il grano, foraggi e ortaggi. Ma ha anche bloccato il lavoro nelle vigne, dove in questo periodo si dovrebbe lavorare ai nuovi impianti. La terra è però dura, spaccata, non si può piantare nulla in questo momento, un problema anche per i florovivaisti”, ha spiegato Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale.

SICILIANI INSODDISFATTI
Le riserve di acqua, in ogni caso, non possono tranquillizzare, considerando che il servizio idrico isolano è uno dei sgangherati d’Italia. Lo confermano i dati Istat che riportano come il 31,9% delle famiglie siciliane abbiano dichiarato di essere “poco o per niente soddisfatte”. Un risultato preoccupante, soprattutto se consideriamo che, nel resto del Paese, poco meno del 90% delle famiglie dichiara di essere “molto o abbastanza soddisfatto”. Insoddisfazione che deriva da una rilevazione ben precisa: nel corso del 2018 ci sono stati 2,7 milioni di famiglie che hanno segnalato irregolarità nell’erogazione di acqua nelle loro abitazioni. Di queste, una su quattro, cioè il 23%, si trova in Sicilia. In valore assoluto si tratta di circa 600 mila famiglie. Un dato che vale sei volte quello lombardo – a fronte di una popolazione che è il doppio di quella siciliana – e che risulta ancora più imbarazzante se confrontato col Piemonte, dove sono appena 78 mila, e col Veneto, 58 mila. L’area settentrionale ha messo assieme 364 mila famiglie che hanno segnalato irregolarità nel servizio, cioè la metà di quanto registrato nella sola Sicilia.

PROBLEMI NATURALI MA ANCHE UMANI
L’acqua si riduce, ma gli investimenti per migliorare i sistemi di raccolta, gli invasi e per rendere più efficienti le condutture latitano ancora. Lo dicono i dati su quanto si spende: secondo uno studio di Ref Ricerche, gli investimenti netti pro capite nell’acqua tra il 2016 e il 2019 sono stati di 44 euro in Italia, di 47 nel Nord e di appena 18 nel Sud e nelle Isole.

L’allarme di Coldiretti Sicilia:
“I pozzi si stanno prosciugando”

PALERMO – “La siccità sta provocando danni gravissimi in tutta la Sicilia. Il grano non cresce, per gli ortaggi e nuovi impianti di vigneto si procede con irrigazioni di soccorso che fanno lievitare i costi aziendali. Non si può concimare e anche i pozzi si stanno asciugando lasciando intravedere un futuro davvero tragico”. è l’allarme di Coldiretti Sicilia che rileva “quanto siano in crisi tutti i comparti a causa della mancanza di pioggia che dura da mesi. Il paesaggio delle zone seminate, che in questo periodo dovrebbe essere verde, oggi appare inconsueto a causa dalla mancanza di acqua, con chiazze gialle. Ovunque i terreni secchi, seminati a cereali, rischiano di non far germogliare ed irrobustire le piantine che in caso di pioggia violenta saranno spazzate via”.

“Il clima pazzo – aggiunge Coldiretti Sicilia – non aiuta certamente la programmazione colturale in campagna. La natura è in tilt e a macchia di leopardo in tutta l’Isola si sono verificate fioriture anticipate dei mandorli e molti alberi da frutto hanno le gemme già da tempo”. “La situazione è simile in tutta la Sicilia e le isole – commenta Francesco Ferreri, presidente regionale Coldiretti -. Per poter irrigare si sostengono spese aggiuntive, e questo incide sulla vita aziendale. Siamo di fronte a cambiamenti epocali che devono essere fronteggiati con una programmazione adeguata che riguardi tutti. Occorre una verifica continua delle strutture dei consorzi di bonifica e una strategia che permetta di dare soluzioni certe e garanzie”.

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