Due milioni di lavoratori domestici ma il 60 per cento è irregolare - QdS

Due milioni di lavoratori domestici ma il 60 per cento è irregolare

Marco Carlino

Due milioni di lavoratori domestici ma il 60 per cento è irregolare

giovedì 30 Maggio 2019 - 00:00
Due milioni di lavoratori domestici ma il 60 per cento è irregolare

Presentato da Assindatcolf il Libro bianco del settore con dieci proposte per valorizzarlo. Nelle statistiche europee il Personal and households services rappresenta il 4% degli occupati

I lavoratori domestici in Italia sono circa due milioni di persone, e costituiscono l’1,25% del Pil. Il dato preoccupante è che 1,2 sono irregolari, cioè il 60% del totale. Questa statistica emerge dal Libro Bianco del lavoro domestico “Famiglia, lavoro e abitazione”, presentato nei giorni scorsi al Cnel da Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico e da Effe, la Federazione europea dei datori di lavoro domestico.

Il Libro bianco del lavoro domestico propone al suo interno le dieci proposte per la valorizzazione del settore in Europa: spiccano sicuramente la creazione di un Osservatorio statistico centrale che possa censire i reali numeri che contraddistinguono il settore; la sfida contro il lavoro irregolare, e la necessità obbligatoria della formazione e della certificazione professionale.

A livello europeo sono otto milioni i lavoratori domestici regolari e rappresentano il 4% dell’occupazione totale, sotto al settore dell’ospitalità, al 4,7%, e al settore delle costruzioni, al 6,8%.

Nello specifico nelle statistiche europee, il settore dei Personal and Households Services (PHS) contava nel 2016 circa 8 milioni di posti di lavoro regolari in Europa, ossia il 4% dell’occupazione totale. Messo a confronto – si legge nel Libro Bianco il settore ospedaliero rappresenta il 4,7% dell’occupazione totale e il settore della costruzione il 6,8%. Questa cifra contempla l’occupazione diretta, corrispondente a 2,2 milioni di posti di lavoro e l’occupazione dei fornitori di servizi (associazioni, servizi pubblici o imprese).

Con le elezioni europee del prossimo 26 maggio alle porte, quindi, il settore domestico con i suoi 8 milioni di lavoratori regolarmente impiegati ed un potenziale bacino occupazionale di 5 milioni di nuovi posti di lavoro chiede a gran voce all’Europa un giusto riconoscimento, giuridico e finanziario.

Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf ed Effe ha così dichiarato: “Per quanto sottostimato il comparto domestico rappresenta comunque il 4% dell’occupazione totale in Europa, contro il 4,7% di quello dell’ospitalità ed il 6,8% delle costruzioni. Se supportato da adeguate politiche pubbliche e da finanziamenti, si stima che il comparto potrà espandersi in modo capillare nei prossimi anni, arrivando ad offrire un bacino occupazionale di 5 milioni di nuovi posti di lavoro, per un totale di 13 milioni, con un incremento del 40% rispetto ad oggi”.

Alessandro Lupi, vice presidente Assindatcolf ha continuato: “In Europa nel 70% dei casi il lavoro domestico viene fornito da esterni, quali il servizio pubblico, le organizzazioni profit e non profit. Solo nel 30% dei casi è la famiglia ad assumere direttamente colf, badanti e baby sitter. Un modello per sua natura più soggetto ad irregolarità ma anche più economico, poiché non prevede l’azione di intermediari. In Italia, invece, dove ad assumere sono quasi sempre direttamente le famiglie e, soprattutto, dove non esiste un sistema di agevolazioni adeguato ma solo minime forme di detrazioni e deduzione dei costi, su 2 milioni di lavoratori complessivamente impiegati, oltre il 60% lavora in nero”.

“Per lottare efficacemente contro questa piaga economica e sociale – ha poi concluso il presidente di Assindatcolf, Renzo Gardella – non servono misure repressive ai danni delle famiglie ma, al contrario, incentivi all’assunzione ed un sistema informatizzato che semplifichi la gestione del rapporto di lavoro. Questa è, infatti, una delle proposte contenute nel Libro Bianco”.

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