Danimarca e Germania hanno deciso di costruire il tunnel Fehmarn Belt, che unisce Copenaghen ad Amburgo. Profondo 40 metri sotto il mare, è il più lungo del mondo, cioè 18,2 chilometri. Vi sono cinque canne (due per le auto, due per la ferrovia e una per la sicurezza). Nelle canne-auto la velocità massima è di 110 chilometri, in quelle ferroviarie di 200 chilometri. Il costo dell’opera è intorno a dieci miliardi, ma probabilmente aumenterà e dovrebbe essere completato entro il 2032, quindi fra appena sei anni.
In questo modo le due città taglieranno il tempo di percorrenza della metà. Inoltre, i benefici sul Pil saranno notevoli perché, oltre alla diminuzione netta dei tempi di percorrenza, vi è anche una diminuzione dei costi di trasporto e della rapida reperibilità delle merci, con grandi vantaggi per la distribuzione e quindi anche per i prezzi finali dei prodotti, delle produzioni industriali e dei consumi privati.
Nessun partito ha protestato, neanche i Verdi, perché il buonsenso nel Centro-Europa è notevole e anche la civiltà; non si strumentalizzano ottimi progetti, come sta accadendo al Ponte sullo Stretto.
Il Brenner Basistunnel: 64 chilometri sotto le Alpi tra Italia e Austria senza una protesta
La seconda opera che vi descriviamo riguarda l’Italia e l’Austria. è in costruzione il Bbt (Brenner Basistunnel), che collega Fortezza a Innsbruck. Lungo 64 chilometri, in fondo alle Alpi, permetterà di tagliare i tempi di percorrenza in maniera sensibile, con un taglio netto dei costi di trasporto e notevoli vantaggi per il trasferimento delle materie prime delle industrie e dei prodotti al consumo, con vantaggi per i cittadini.
Il costo previsto anche in questo caso è di dieci miliardi e anche qui non abbiamo sentito alcuna protesta dei Verdi o dei partiti di opposizione contro un’opera che apporterà notevoli vantaggi a quei territori.
In particolare, verrà valorizzato il porto di Trieste, cui potranno arrivare le merci che attraversano il canale di Suez. Il tunnel favorirà i trasporti da Trieste fino all’Austria e a quei Paesi dell’asse verso Nord, tra cui Slovenia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.
Ponte sullo Stretto: quarant’anni di cagnara mentre il Sud resta indietro
Dunque, due opere per oltre venti miliardi senza alcuna protesta, anzi con il consenso di territori e popolazione. Tutto il contrario della cagnara che si è sviluppata in oltre quarant’anni, a partire dalla legge 1158/1971 che costituì la società Stretto di Messina Spa, per la costruzione del Ponte sullo Stretto fra Sicilia e Calabria.
Un’opera strategica prevista dall’Unione europea nel cosiddetto corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Un’opera che taglierebbe fortemente i costi di trasporto delle merci e soprattutto, finalmente, congiungerebbe la Sicilia con il resto dell’Italia, anche via treno, se verrà costruita contestualmente la rete ad alta velocità (e non ad alta capacità) fra Salerno e Reggio Calabria.
Il Mezzogiorno “meno sviluppato”: una vergogna nazionale da trentadue anni
Il Sud ha bisogno di infrastrutture ferroviarie e autostradali per potere far lievitare sensibilmente il Pil, questo derelitto, che relega le sette Regioni meridionali ancora a livello di “meno sviluppate o sottosviluppate”, a livello europeo. Si tratta di una vergogna nazionale, a disdoro di tutti i governi, dal dopoguerra e segnatamente di quelli degli ultimi trentadue anni (dal 1994).
Il disdoro consiste nel fatto che tali governi, le maggioranze che li hanno sostenuti e i relativi partiti, sono stati ciechi e sordi all’urgenza di portare il Prodotto interno lordo delle sette Regioni meridionali a livelli di quello delle otto Regioni del Nord, nettamente sviluppate e alle cinque Regioni del Centro, considerate dall’Unione “in fase di transizione”.
Il Ponte sullo Stretto è certamente un manufatto fondamentale per aiutare la crescita del Pil della Sicilia, della Calabria e non solo, per cui sarebbe il momento, per chi ha blaterato fino a oggi, di mettere il silenziatore e per tutti i partiti, maggioranza e opposizione, di spingere per aprire i cantieri e costruire, finalmente, l’importante opera.
Cogliamo l’occasione per chiedere a tutti i partiti di opposizione delle sette Regioni meridionali di proporre progetti concreti per incrementare il Pil, a oggi l’unico parametro che permette di comprendere se chi ha la responsabilità istituzionale è capace di fare il proprio dovere oppure di continuare a dare fiato alla bocca.

