Roma, 28 set. (askanews) – Mercati internazionali, prezzi, consumi, import-export e prospettive per il grano duro. Sono stati questi i temi al centro della terza edizione del World Durum and Pasta Forum, che si è svolta a Roma, a Palazzo Brancaccio, riunendo i principali protagonisti della filiera italiana e internazionale. Un confronto che ha preso le mosse dai numeri di un mercato globale della pasta secca che vale 14,6 miliardi di euro, con l’Europa ancora al centro degli equilibri mondiali e il Made in Italy protagonista sui mercati esteri.
Secondo i dati rilevati in 60 Paesi nel mondo, nell’anno terminante il 28 giugno 2026, la crescita del mercato globale è del +0,8% rispetto all’anno precedente, per un totale di 6,9 milioni di tonnellate di pasta prodotte, anch’esse in lieve aumento (+0,4%). L’Europa si conferma il principale mercato per la pasta secca, rappresentando circa la metà del totale e mostrando un ritorno alla crescita anche sul fronte dei volumi, che avanzano del +0,9%. Pur mantenendo dimensioni più contenute, anche l’area Asia Pacifico evidenzia una dinamica positiva, raggiungendo 1,1 miliardi di euro, in crescita del +2,3%. Più in generale, nella maggior parte dei Paesi analizzati si osservano segnali di recupero dei volumi, delineando uno scenario più favorevole rispetto all’anno precedente.
In questo contesto, il Made in Italy continua a giocare un ruolo di primo piano sui mercati internazionali. I principali brand italiani detengono circa un quarto del mercato della pasta secca al di fuori dei confini nazionali. Un peso che diventa ancora più significativo in alcuni mercati strategici, come gli Stati Uniti, dove la quota raggiunge circa il 42%. Nel 2026, la produzione italiana di grano duro è stata di circa 3,8 milioni di tonnellate a fronte di una macinazione complessiva di 6,5-6,8 milioni di tonnellate (media degli ultimi 5 anni).

