Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » È il primo giorno di primavera, ecco perché l’equinozio cade il 20 marzo

È il primo giorno di primavera, ecco perché l’equinozio cade il 20 marzo

È il primo giorno di primavera, ecco perché l’equinozio cade il 20 marzo
Foto Imagoeconomica

Oggi ci saranno esattamente 12 ore di luce e altrettante di buio. La parola equinozio deriva dal latino aequa-nox ovvero notte uguale

Oggi, 20 marzo, è il primo giorno di primavera di questo 2026. L’inverno lascia spazio, almeno dal punto di vista astronomico, alla nuova stagione, quella che comunemente viene definita della rinascita o della nascita. Nella giornata odierna ci saranno esattamente 12 ore di luce e altrettante di buio perché i raggi del sole sono perpendicolari all’equatore e quindi tra emisfero Nord ed Emisfero Sud non ci sono differenze tra le ore di luce solare e quelle di assenza di luce solare.

Da oggi per i prossimi sei mesi il nostro emisfero è il più illuminato.

Perché si chiama equinozio

La parola per definire l’evento astronomico che sancisce l’inizio della nuova stagione, equinozio, viene dal latino “aequa-nox”, ovvero notte uguale e indica che in un dato giorno la durata del periodo diurno e di quello notturno sono equivalenti, ricorda l’Istituto nazionale di Astrofisica.

Perché la primavera non inizia il 21 marzo

È, invece, credenza diffusa che la primavera inizi il 21 marzo. Non è così: in realtà le date degli equinozi, come quelle dei solstizi, possono cambiare di anno in anno in base al moto della Terra intorno al Sole. Nello specifico quello di marzo si posiziona tra il 20 e il 21 (raramente il 19). Quindi la primavera può effettivamente iniziare il 21 marzo, ma in realtà dal 2000 a oggi è accaduto solo due volte: nel 2003 e nel 2007. Tenetevi forte: la prossima volta sarà nel 2102.

L’oscillazione di questa data come di quelle dell’equinozio d’autunno e dei due solstizi di estate e inverno è una conseguenza della natura frazionaria della durata dell’anno tropico.

Se la durata di un anno fosse esattamente pari a un multiplo intero della durata di un giorno, le stagioni seguirebbero un ciclo perfetto e ogni anno comincerebbero sempre lo stesso giorno, ma dal momento che un anno solare dura 365,2422 giorni cioè quasi un quarto di giorno di troppo, ogni quattro anni le stagioni accumulano un ritardo di circa un giorno. Questa è la ragione per cui ogni quattro anni aggiungiamo un giorno al calendario, il 29 febbraio, ed è anche il motivo per cui le date di solstizi ed equinozi variano.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it

Segui QdS.it su Google  Non perderti inchieste, news e video

WhatsApp Le notizie anche sul canale di QdS.it