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Ecco il modo in cui le galassie hanno dato vita alle loro stelle

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Ecco il modo in cui le galassie hanno dato vita alle loro stelle

sabato 26 Settembre 2020 - 00:00
Ecco il modo in cui le galassie hanno dato vita alle loro stelle

Ricostruita la storia dell’idrogeno molecolare dal Big Bang a oggi

ROMA – Un team di ricercatori coordinato da Fabian Walter dell’Istituto Max Planck per l’astronomia (Germania), Roberto Decarli dell’Istituto nazionale di astrofisica, Chris Carilli del National radio astronomy observatory (Usa) e Manuel Aravena dell’Universidad Diego Portales (Cile) ha ricostruito grazie all’attività dell’osservatorio Alma la storia della distribuzione dell’idrogeno molecolare nelle galassie, da due miliardi di anni dopo il Big Bang fino ai giorni nostri, nell’ambito del progetto Aspecs (The Alma Spectroscopic Survey in the Hubble Ultra deep field).

Come spiegato dall’Inaf, combinando i dati raccolti ad accurate simulazioni al calcolatore è stato possibile caratterizzare e quantificare i flussi di gas che sono i prerequisiti necessari per la formazione delle stelle all’interno delle galassie. Lo studio sulla storia di formazione stellare è in corso di pubblicazione in due articoli sulla rivista “The Astrophysical Journal”.

Negli ultimi due decenni, le indagini del cielo profondo nella luce visibile e nell’infrarosso ci hanno fornito un quadro piuttosto completo del numero di stelle presenti nelle galassie in ogni epoca cosmica, dal primo miliardo di anni dopo il Big Bang fino a oggi. Particolarmente importante in questo tipo di studi è stato l’Hubble Ultra deep field (Udf): una piccola regione nel cielo, circa un decimo del diametro apparente della luna piena, dove il telescopio spaziale Hubble ha catturato centinaia di immagini con un tempo di esposizione totale di quasi 16 giorni. Lo studio delle galassie individuate nell’Udf e altre indagini simili portano a un quadro coerente della storia della formazione stellare, con la produzione di stelle che si è sviluppata fino a un vero e proprio boom circa dieci miliardi di anni fa, seguito da un continuo calo del tasso di formazione di nuove stelle. La metà degli astri dell’universo era già stata prodotta quando l’universo stesso aveva 4,5 miliardi di anni, un terzo dell’età attuale.

Perché questo aumento e questo declino? Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno sfruttato la potenza e sensibilità di Alma per misurare nelle galassie presenti nell’Udf l’abbondanza di idrogeno molecolare, ovvero la materia prima delle stelle, in epoche differenti. Una volta completate le osservazioni, il team ha raccolto i dati degli studi precedenti, ovvero quelli sull’idrogeno atomico e sulla massa totale di tutte le stelle in una data epoca, confrontando poi i risultati con simulazioni su larga scala della storia cosmica dal Big Bang a oggi, riuscendo così a ricostruire la storia dell’approvvigionamento di idrogeno molecolare nel corso della storia cosmica.

Gli astronomi hanno scoperto che ad alimentare quella forsennata produzione stellare era una combinazione di fattori. Le galassie sono soltanto la punta visibile dell’iceberg, poiché la materia oscura rappresenta circa l’80% di tutta la massa dell’universo. Così come quella ordinaria, la materia oscura, inizialmente distribuita in modo quasi perfettamente omogeneo nel cosmo poco dopo il Big Bang, è andata aggregandosi, diventando così sempre più disomogenea, a causa della reciproca attrazione gravitazionale. Nell’universo attuale, su una scala di centinaia di milioni di anni luce, la materia oscura forma una rete di filamenti simili a una spugna, punteggiata di regioni particolarmente dense, note come aloni.

Le galassie formate da materia ordinaria, per lo più idrogeno gassoso, sono state trascinate in quegli aloni sotto la loro intensa attrazione gravitazionale: in primo luogo, il plasma precipita verso gli aloni dall’enorme serbatoio presente nello spazio intergalattico, raffreddandosi a formare atomi. Questo processo rifornisce di materia le galassie. Poi, nelle regioni centrali delle galassie stesse, l’idrogeno atomico si raffredda ulteriormente fino a formare idrogeno molecolare, e quindi stelle. Attraverso le osservazioni di Aspecs, sono stati quantificati questi flussi di gas in funzione del tempo cosmico.

“Sulla base delle nostre osservazioni – ha spiegato Roberto Decarli – prevediamo che la tendenza continui nei prossimi cinque miliardi di anni: i serbatoi di gas molecolare si dimezzeranno mentre la massa totale delle stelle nell’universo aumenterà di appena il 10%. In questo scenario, la produzione di stelle finirebbe per cessare del tutto”.

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