BERGAMO – Lo scorso anno l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole ha acceso il dibattito pubblico. Tra aule parlamentari, talk show e piazze, si è discusso dell’importanza di parlare fin da piccoli di sessualità, emozioni e relazioni. L’auspicio è che questo confronto possa segnare l’inizio di una vera e propria rivoluzione culturale, in grado di scardinare le logiche di possesso su cui spesso si fondano le relazioni e di porre un argine alla violenza di genere.
Questo dibattito, a livello politico, si è tradotto nel Ddl Valditara, che riconosce l’importanza dell’educazione all’affettività ma ne limita l’applicazione: ogni attività scolastica in materia richiede il consenso informato dei genitori.
Solo uno studente su due ha ricevuto educazione sessuale a scuola: i dati Save the Children
Un utile termometro del nostro Paese sulla questione arriva dall’indagine realizzata da Save the Children in collaborazione con Ipsos nell’ambito della ricerca “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?”. I dati mostrano che solo uno studente su due (47%) dichiara di aver ricevuto un’educazione sessuale a scuola, con marcate differenze territoriali: 55% al Nord, 39% al Centro e 37% al Sud e nelle Isole. Tra i genitori, quasi la totalità (95%) ritiene utile introdurre percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, e una quota leggermente inferiore (91%) vuole renderla una materia obbligatoria. L’82% degli studenti che ha partecipato a corsi di educazione sessuale a scuola li giudica utili e arricchenti.
Il Liceo Classico Statale “Paolo Sarpi” di Bergamo, il prossimo 21 aprile, in collaborazione con la rete “Food For Mind” del dottor Leonardo Mendolicchio, organizzerà un incontro sui temi dell’affettività e della sessualità. Verranno approfonditi il ruolo delle emozioni e della comunicazione nelle relazioni, l’importanza del rispetto e del consenso, i segnali di rischio per gli adolescenti e strategie pratiche per costruire rapporti sani e consapevoli. Ci siamo confrontati con la professoressa Marta Martinalli, referente dell’area “Promozione umana” dell’istituto, che ha evidenziato come sia essenziale trattare questi temi con gli adolescenti.
“Riconoscere il problema e saperlo comunicare”: la professoressa Martinalli sull’affettività
Professoressa Martinalli, in un’età in cui parlare di emozioni può risultare difficile, quanto è importante sviluppare la capacità di comunicare per gli adolescenti?
“Tutti i nostri progetti legati alla promozione umana hanno un intento primario: aiutare gli adolescenti a comunicare in modo chiaro i propri bisogni, così da poter chiedere aiuto nel modo giusto. I suggerimenti principali sono semplici: prima di tutto, riconoscere il problema – che si tratti di difficoltà di apprendimento, di risultati scolastici o di benessere personale. Dopo aver preso coscienza della criticità, è fondamentale sapere a chi rivolgersi: alla famiglia, che deve responsabilizzare i ragazzi, e ai docenti, che nella scuola hanno questo compito. Così si concretizza il “patto formativo” tra studenti, insegnanti e genitori. Certo, può capitare che i genitori non ascoltino, siano chiusi o troppo severi, ma in questi casi l’insegnante può intervenire. L’essenziale è che il disagio non venga vissuto in solitudine, come un difetto o un’incapacità: tutti abbiamo le nostre fragilità, e saperle comunicare è il primo passo per affrontarle.”
Durante l’adolescenza, la sessualità è una fase di esplorazione e di scoperta: un’educazione all’affettività può aiutare i ragazzi a viverla in modo più sereno e consapevole?
“Certo, infatti noi facciamo incontri su affettività, relazione e sessualità. La sessualità è una conseguenza. Prima bisogna mettere le basi per una relazione che abbia un contenitore affettivo. Lavorare sull’affettività significa sviluppare la percezione di noi stessi come persone, come esseri che hanno una dimensione emotiva, psicologica e affettiva, che hanno dei bisogni che vanno riconosciuti e soddisfatti. Bisogna imparare a muoversi nell’ambito emotivo per costruire una relazione appagante, e questo accade quando si instaura uno scambio affettivo autentico, perché altrimenti di cosa ci si nutre? Il contatto non è solo “col tatto”, ma anche con le parole, con il modo di porsi e di approcciarsi all’altro. Si parte dalla relazione per arrivare all’affettività e, infine, alla sessualità. L’obiettivo è fornire le basi per vivere questa dimensione in modo lucido e non traumatico.”
Durante l’incontro si parlerà anche di consenso, un tema fondamentale soprattutto in un periodo di grande sensibilità rispetto alla violenza di genere.
“Il consenso significa rispetto dell’altro e dei confini, ma anche rispetto della legge. Se non c’è consenso, c’è violenza. Questi temi li affrontiamo già nel primo anno,” spiega la professoressa. Riguardo ai segnali che possono indicare situazioni a rischio, la docente osserva: “A volte i segnali sono insospettabili e non ci si accorge di nulla. Un fattore d’allarme, secondo me, è quando tutto tace, quando c’è troppo silenzio”.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, l’educazione all’affettività non può più restare confinata alla sola dimensione familiare. La costruzione di relazioni sane passa dalla capacità di riconoscere le proprie emozioni, comunicare i propri bisogni e rispettare quelli degli altri. In questo senso la scuola può diventare uno spazio fondamentale di crescita, in cui gli adolescenti imparano a confrontarsi con le differenze di vedute, a rispettare i confini e a costruire legami paritari fondati non sul possesso, ma sul dialogo e sulla reciprocità.

