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Home restaurant in Sicilia, l’esperienza della chef Elena Cafaro: “Valorizzare il territorio rende sostenibile l’impresa”

Home restaurant in Sicilia, l’esperienza della chef Elena Cafaro: “Valorizzare il territorio rende sostenibile l’impresa”

Dalla provincia di Catania la storia di una giovane che decide di mettere a disposizione la sua formazione e la sua passione per la cucina per valorizzare il territorio e la tradizione siciliana.

Ad Aci Trezza (Catania), la chef ventitreenne Elena Cafaro ha avviato un home restaurant con vista sui Faraglioni unendo cucina stellata, valorizzazione del territorio e un modello imprenditoriale flessibile e sostenibile. “L’home restaurant si sposa perfettamente con la cultura culinaria siciliana, nata nelle case delle nonne”, racconta al QdS. Nel 2025 Elena ha trasformato la propria casa in un luogo dove vivere la cucina locale.

Un segmento di mercato che intercetta le nuove tendenze del food e dell’economia esperienziale offrendo una proposta sostenibile e contemporanea anche in Sicilia. Il progetto nasce per riportare a Catania competenze maturate da Elena Cafaro nei ristoranti stellati: “In Sicilia spesso è difficile essere capiti ma il cibo è un linguaggio universale e quando incontra il gusto del commensale, tutti gli ostacoli diventano secondari”.

Home restaurant in Sicilia, l’esperienza della chef Elena Cafaro: “Valorizzare il territorio rende sostenibile l’impresa”
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Elena Cafaro, dalla formazione all’home restaurant ad Aci Trezza

Dopo un breve periodo di studi in Economia e Management del Food all’Università Cattolica di Milano, Cafaro decide di formarsi alla scuola internazionale Alma e nelle cucine stellate di Veneto e Lombardia.

Dagli stellati porta con sé tre ingredienti: “Il gusto, non si insegna ma si può perfezionare; il rigore, dare il cibo alle persone è una cosa seria; e la disciplina, necessaria per mantenere attenzione costante in cucina”.

L’home restaurant tra esperienze su misura e domanda in crescita

L’home restaurant offre esperienze culinarie su misura per piccoli gruppi. Risponde a una domanda crescente di esperienze di cucina autentiche: “C’è interesse diffuso verso il cibo e, se ci sono le potenzialità, si trova il modo di far funzionare un progetto”.

La terrazza affacciata sull’isola Lachea ha generato interesse e partecipazione: “Il panorama fa la differenza. I dubbi iniziali sul format si sono sciolti durante la cena”. All’inizio l’attività si è diffusa grazie al passaparola locale, poi i social hanno attirato nuovi clienti e le strutture ricettive i primi turisti. “L’obiettivo è far crescere questo flusso”.

Catania è un’ispirazione per Elena Cafaro: “Oggi vado al mercato, cosa cucino?”. Valorizzazione del territorio e della filiera diventano un “messaggio moderno e sostenibile che viene insegnato già nella formazione professionale”. Il maggior tempo libero “permette di scoprire piccole realtà e produzioni locali, dai grani antichi al vino, olio, ricotta e agrumi”.

La parola chiave è qualità. Per rispondere anche al pubblico turistico, l’offerta non si limita soltanto ai prodotti siciliani, come nel caso dei vini. La selezione risponde a criteri di stagionalità e salubrità: “Senza ingredienti validi non può esistere un piatto buono. È importante terminare un’esperienza soddisfatti, stando bene anche fisicamente”.

L’home restaurant di Aci Trezza, sperimentazione e rapporto diretto con i clienti

Per Cafaro l’home restaurant è uno spazio di sperimentazione e riscontro immediato: “Qui posso fermarmi e riflettere”. Il feedback del commensale è fondamentale, “uno dei più belli che ho ricevuto è che nei miei piatti si riesce a identificare ogni ingrediente”. Il format non permette un’elevata rotazione ma privilegia la qualità del rapporto con il cliente: contatto diretto e menù concordato. L’unico limite è logistico, con prenotazione di un minimo di quattro persone perché lo spazio viene riservato.

La flessibilità è centrale: nato come attività occasionale, l’home restaurant può evolvere nel tempo. Cafaro ha scelto di legare il progetto al proprio nome, senza ancorarlo a un unico luogo: “Mi sposto anche, limitarmi non sarebbe sostenibile e questa casa rende al massimo in estate”.

In genere lavora da sola: “Anche se è impegnativo, è ciò che amo fare”, dice. Criticità restano nel quadro normativo: “È un settore un po’ grigio, con normative da rivedere. All’inizio non è stato semplice, ma con i professionisti si trovano soluzioni”. La dimensione imprenditoriale è parte integrante del lavoro: “Mi sento più una cuoca ma la gestione parte già in cucina. Ogni scelta, dagli ingredienti alle attrezzature, incide sul food cost. Fortunatamente c’è chi mi aiuta su questo aspetto”.

La Sicilia è un terreno fertile per questo tipo di attività? “La forza più grande sono i giovani. C’è maggiore consapevolezza e voglia di tornare o restare per valorizzare ciò che abbiamo. Io sono contenta di farne parte”, dice Elena Caparo, e a chi investe sull’Isola consiglia: “Crederci e non bruciare le tappe. È importante studiare e capire il nostro territorio – che ha difetti ma offre anche grandi opportunità –, senza scendere a compromessi o snaturare le proprie idee”.

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