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Elezioni, liste bloccate eletti gli “amici”

Elezioni, liste bloccate eletti gli “amici”
Parlamento italiano, riforme e leggi – foto da Imagoeconomica

Democrazia senza preferenze

Il Governo ha anticipato i tempi e presentato il disegno di legge di riforma elettorale. Ha comunicato che si tratta di una proposta base, suscettibile di modifiche sia provenienti dalla stessa maggioranza che dall’opposizione. Sarebbe, infatti, buon costume, civico e politico, che le leggi elettorali fossero concordate e approvate insieme, da maggioranza e opposizione, perché le parti si possono invertire a ogni scadenza elettorale. Erroneo, quindi, se una parte approvasse una legge che sul momento le è favorevole, ma un domani potrebbe esserle contraria.

Liste bloccate e niente preferenze: chi decide chi viene eletto?

Il disegno di legge-base è possibilista, ma parte col piede sbagliato, non avendo previsto le preferenze. Ciò significa che verrebbero eletti deputati e senatori nell’ordine di lista, in base ai seggi assegnati.

Chi stabilisce l’ordine di lista? Le segreterie dei partiti, di solito capeggiate da un leader, il quale ha tutto l’interesse di stabilire tale ordine inserendovi “amici” e “amiche”, in modo da creare una sorta di “cerchio magico”, quando, eventualmente, dovesse vincere le elezioni.

Preferenze e collegi uninominali: il nodo della rappresentanza democratica

Democrazia, cioè potere del Popolo, imporrebbe, invece, il ritorno alle preferenze, eliminando i collegi uninominali previsti dall’attuale legge in vigore, denominata Rosatellum. Anche nel caso dei collegi blindati si verifica l’anomalia indicata prima e cioè che in essi vengono inseriti gli “amici” dei leader di partito, i quali hanno sempre questo vizietto di formarsi quello che prima abbiamo denominato “cerchio magico”.

è invece positivo il fatto che la legge supponga la possibilità di avere un risultato certo dopo le elezioni e cioè che vada al Governo la formazione che ottenga più del quaranta per cento dei voti. Ma in caso nessuno dei competitori superasse tale soglia, andrebbero al ballottaggio i due contendenti che avessero superato il trentacinque per cento dei voti.

Potrebbe però verificarsi che una compagine superi tale soglia e l’altra no, per cui tutto si dovrebbe riproporzionare e quindi alla fine verrebbe eletto un governo debole perché ricalcherebbe i vecchi governi “tecnici”, che alla fine hanno prodotto il classico topolino.

I rischi costituzionali della riforma: le anomalie segnalate dai costituzionalisti

I costituzionalisti stanno facendo le pulci a questo disegno di legge e hanno prospettato dei casi anomali in cui, per esempio, una compagine ottiene la maggioranza in una Camera, ma non nell’altra; oppure che una Camera è vinta da una coalizione e l’altra dalla coalizione opposta. Insomma, non sarà facile eliminare tutte queste possibilità e arrivare ad approvare una legge equa, che rispetti la Democrazia, cioè gli intendimenti che il Popolo esprime.

Astensionismo e “Minocrazia”: quando governa la maggioranza della minoranza

In questa legge non è prevista la nullità delle elezioni nel caso vada a votare un basso numero di elettori e questo è contro il principio democratico secondo cui chi governa lo fa in rappresentanza di tutto il Popolo, seppure di una maggioranza di esso. Ma deve trattarsi di vera maggioranza e non della maggioranza della minoranza, che noi abbiamo definito “Minocrazia”.

Questa situazione che delineiamo è quella attuale perché in atto governa chi è stato eletto con circa il trenta per cento degli aventi diritto al voto: quindi, la maggioranza della minoranza. Poi gli atti di Governo e le leggi del Parlamento sono obbligatori nei confronti di tutti i cittadini, anche di coloro che non hanno osservato l’articolo 48 della Costituzione, non andando a votare.

Riforma elettorale e Referendum di marzo: una coincidenza sospetta?

Probabilmente non interverremo più sulla materia perché è ibrida e sdrucciolevole. Avrebbe poco senso continuare a discutere su tutte le ipotesi che si formuleranno da ora in avanti. Proprio per questo vogliamo formulare la possibilità di una svolta che ha fatto il Governo nel presentare così rapidamente il disegno di legge, ora, proprio prima del Referendum del 22 e 23 marzo.

Forse teme che in caso di vittoria dei “No” sarebbe ancora più difficile formulare questa legge. Eppure i due fatti – Referendum di marzo ed elezioni probabili della primavera 2027 (cioè in anticipo sulla scadenza naturale) – non dovrebbero essere collegati, se non per il filo che conduce al dante causa, cioè il Popolo.

Ma quante nefandezze si compiono in nome del Popolo, considerato ignaro. Non dobbiamo ignorarlo.