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Elicotteri Usa nelle Madonie, il caso approda in Senato: “Chiarire il ruolo della Sicilia sugli scenari di guerra”

Elicotteri Usa nelle Madonie, il caso approda in Senato: “Chiarire il ruolo della Sicilia sugli scenari di guerra”

Non si spegne il dibattito dopo l’avvistamento dei velivoli dell’Us Navy: “Minacce anche per l’ambiente”

Quale il ruolo della Sicilia e – va da sé – dell’Italia negli attuali fronti di guerra? Quale il livello di disponibilità del nostro Paese nei confronti degli Stati Uniti, ancor prima che della Nato? Fin quando reggerà la narrazione di un non coinvolgimento in ciò che americani e israeliani stanno portando avanti in Medio Oriente, dall’Iran al Libano? Se il 2025 per il governo Meloni si era chiuso con le critiche per la tacita accettazione di quel che avveniva quotidianamente a Gaza, sepolta dalle bombe per due anni e dove hanno perso la vita oltre 70mila persone, la maggior parte delle quali civili inermi, il 2026 per la presidente del Consiglio dei ministri e la maggioranza che sostiene l’attuale esecutivo è iniziato profilando all’orizzonte imbarazzi ancora più profondi.

In realtà alcuni si sono già presentati e hanno riguardato direttamente la Sicilia. Fino a pochi giorni fa, il nesso tra l’Isola e le aggressioni militari decise da Donald Trump con la piena condivisione – e forse richiesta – di Benjamin Netanyahu passavano per i riferimenti alle attività nelle basi militari di Sigonella a Catania e Birgi a Trapani e il ruolo nelle comunicazioni delle antenne del Muos di Niscemi. Le cose sono cambiate con l’avvistamento di due elicotteri della Us Navy nel piano Catarineci, nel cuore delle Madonie. Un luogo sottoposto a massima tutela dal punto di vista ambientale, in quanto ricadente in zona A del locale Parco. Lo scatto, peraltro in prima battuta condiviso dagli stessi canali social della Marina militare statunitense, ha destato clamore, intrecciando il piano geopolitico a quello ambientale.

Le astensioni del governo italiano

Prospettive diverse per rimettere al centro la domanda su quale sia il ruolo del governo italiano. Finora Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno ribadito più volte che quello in atto non è un conflitto che riguarda l’Italia, ma le dichiarazioni sono state di tenore diametralmente opposto a quelle fatte da altri governi, a partire da quello spagnolo guidato da Pedro Sanchez, che non ha esitato a definire illegale l’azione israelo-americana. A pretendere chiarimenti sono le opposizioni. Sia al Parlamento nazionale che all’Assemblea regionale siciliana il Partito democratico ha presentato interrogazioni. Anche il Movimento 5 Stelle all’Ars ha preso posizione.

“I velivoli, riconducibili alla base Nato di Sigonella, risulterebbero atterrati nell’area di piano Catarineci, classificata come zona A del Parco delle Madonie, vale a dire il livello più elevato di tutela ambientale previsto dal relativo regolamento, in cui le attività umane sono soggette a rigide limitazioni – si legge nell’atto depositato da un gruppo di senatori dem che ha come primo firmatario Alessandro Alfieri e di cui fanno parte anche i siciliani Antonio Nicita e Vincenza Rando – la zona è ricompresa nella rete Natura 2000 e tutelata come zona speciale di conservazione ai sensi della direttiva Habitat, con conseguente obbligo di sottoporre qualsiasi piano o intervento suscettibile di incidere negativamente sul sito alla procedura di valutazione di incidenza ambientale”.

I comuni delle Madonie chiedono una risposta a Crosetto, Schifani e Mariani

Sulla base di questa premessa, per i dem è legittimo chiedersi se le autorità italiane – dal Parco alla Prefettura, fino alla stessa Regione e al governo nazionale – siano state informate dell’esercitazione militare e se sia stata data un’autorizzazione. A essere chiamato a dare una risposta è il ministro della Difesa Crosetto. A sollevare il tema sono stati anche diversi sindaci dei comuni delle Madonie, con una richiesta di delucidazioni rivolte al presidente della Regione Renato Schifani e al prefetto Massimo Mariani. “Tali attività sollevano interrogativi circa il coinvolgimento della Sicilia e dell’Italia in scenari di conflitto internazionale senza la dovuta informazione al Parlamento”, scrivono i senatori del Pd, sottolineando che “l’utilizzo del territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi deve avvenire nel pieno rispetto delle normative nazionali e comunitarie, nonché degli accordi bilaterali vigenti, e non può prescindere dal coinvolgimento del Parlamento e delle autorità italiane competenti”.

Richiesta simile è quella proveniente dalla deputata regionale Valentina Chinnici. L’esponente del Pd e i suoi colleghi di partito all’Ars hanno depositato un’interrogazione, rivolta a Schifani e all’assessora al Territorio Giusi Savarino. “La Regione – si legge nel testo – ha il diritto-dovere di vigilare su quanto avviene sul proprio territorio e, in special modo, quando si tratta di attività militari che coinvolgono potenze straniere e che potrebbero avere dirette implicazioni sulla sicurezza dei cittadini siciliani e sulla stabilità dell’area mediterranea. Appare ancor più grave e inaccettabile il fatto che le esercitazioni belliche siano state condotte in un’area di inestimabile pregio naturalistico”.

Chinnici: “Sicilia non è hub di guerra”

Chinnici ricorda come la Sicilia sia “già gravata da pesanti servitù militari” e a fronte di ciò “non può essere trasformata in un hub di guerra al servizio di interessi bellici stranieri”. Al governo regionale si chiede di chiarire se sia “a conoscenza di quali attività specifiche questi velivoli stiano svolgendo e se tali attività siano state autorizzate nel pieno e formale rispetto degli accordi internazionali e delle leggi nazionali italiane, che disciplinano il sorvolo e l’utilizzo del proprio spazio aereo”. E se per il Movimento 5 Stelle l’accaduto è un segnale molto preoccupante in quanto “essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani e – ha detto il capogruppo all’Ars Antonio De Luca – non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani”, la segreteria regionale della Cgil ha sollevato un altro quesito: l’atterraggio degli elicotteri è avvenuto in una zona non distante dal telescopio in costruzione sul monte Mufara, un progetto che ha destato perplessità e proteste per i possibili impatti ambientali. “È un avanzato progetto astronomico e include il Wide Feld Mufara Telescope (Wmt) e il futuro Flyeye dell’Esa, finalizzati al monitoraggio di asteroidi e detriti spaziali. Ci chiediamo – ha dichiarato il segretario Alfio Mannino – se questo progetto, del quale il governo ha espresso l’interesse strategico nazionale, sia in verità collegato ad altro che non sia di interesse scientifico-astronomico”.

Figuccia: “Inopportuno che i sindaci non siano stati informati”

Dalla maggioranza è intervenuto il deputato regionale della Lega Vincenzo Figuccia. “Ribadisco il pieno sostegno alle strategie militari di difesa del nostro Paese e agli accordi internazionali assunti dall’Italia nell’ambito della Nato. Tuttavia, ritengo inopportuno che i sindaci dei territori interessati non siano stati preventivamente informati”, ha dichiarato in una nota l’esponente di destra, aggiungendosi al coro di chi chiede chiarezza “sulle autorizzazioni e sulle modalità con cui è stata disposta questa attività”. A parlare di sicurezza e del ruolo della Sicilia nello scenario mediterraneo, ma senza fare riferimenti a quanto accaduto nelle Madonie, è stato Nino Minardo. Ex Lega, dalla scorsa estate esponente di Forza Italia, Minardo è presidente della commissione Difesa alla Camera. “Il Mediterraneo è centrale per la sicurezza dell’Italia e dell’Europa – ha detto nel corso di una serie di incontri insieme al capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto – e la presenza della Marina in Sicilia è fondamentale per garantire stabilità e controllo delle rotte, a partire da presìdi operativi strategici come Maristaeli Catania e il polo navale di Augusta. In questo quadro – ha aggiunto Minardo – l’Arsenale di Augusta rappresenta non solo un presidio strategico per la Marina Militare, ma anche una realtà di grande valore economico per la Sicilia”.

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