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Case vuote e famiglie spezzate, Niscemi è in ginocchio. I residenti: “Viviamo nella paura”

Case vuote e famiglie spezzate, Niscemi è in ginocchio. I residenti: “Viviamo nella paura”

Tra evacuazioni, servizi interrotti e la campagna isolata, l’emergenza geologica sta cambiando la vita quotidiana di migliaia di cittadini. E il tema della sicurezza a lungo termine resta primario.

L’emergenza geologica in corso a Niscemi dopo la frana continua a produrre effetti che vanno oltre il piano tecnico e amministrativo. Mentre il Centro Operativo Comunale e la Protezione Civile proseguono le attività di monitoraggio e gestione delle evacuazioni, emergono con maggiore chiarezza le ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini: oltre 1.500 persone — un numero destinato a crescere nelle prossime ore — sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. A queste si aggiungono numerose famiglie che, pur risiedendo in immobili dichiarati agibili, devono fare i conti con servizi essenziali interrotti e con pesanti limitazioni nella gestione della vita quotidiana.

La frana ha inciso su più livelli: abitativo, economico e sociale. Terreni agricoli isolati, collegamenti interrotti, famiglie divise e servizi essenziali non garantiti sono solo alcune delle conseguenze che stanno emergendo con chiarezza. Un quadro che, secondo molti residenti, impone una riflessione che vada oltre la gestione immediata dell’emergenza.

Case vuote e famiglie spezzate, Niscemi è in ginocchio. I residenti: “Viviamo nella paura”
Case vuote e famiglie spezzate, Niscemi è in ginocchio. I residenti: “Viviamo nella paura”
Case vuote e famiglie spezzate, Niscemi è in ginocchio. I residenti: “Viviamo nella paura”

L’emergenza geologica dopo la frana di Niscemi, Iannì: “Dietro i numeri ci sono persone e sacrifici”

A intervenire è anche Francesco Iannì, consigliere comunale di Niscemi, che richiama l’attenzione sull’impatto diretto dell’evento sulla popolazione. “Non si tratta solo di un movimento franoso — osserva — ma di una situazione che sta colpendo famiglie, lavoratori e bambini”. Iannì sottolinea come le difficoltà riguardino anche il settore agricolo, con appezzamenti diventati difficilmente raggiungibili e tempi di lavoro allungati a causa dei percorsi alternativi. “Dietro i numeri ci sono persone e sacrifici”, ribadisce, evidenziando la necessità di non perdere di vista l’aspetto umano dell’emergenza.

I disagi oltre le aree evacuate, l’emergenza frana a Niscemi

Le conseguenze non si fermano alle zone dichiarate a rischio: nelle aree limitrofe, formalmente sicure dal punto di vista strutturale, la frana ha comunque prodotto effetti rilevanti sulla qualità della vita. Lo racconta Giuseppe Conte, spiegando la situazione vissuta dalla madre e dalla sorella: le loro abitazioni non hanno riportato danni diretti, ma da giorni sono senza gas e riscaldamento, con l’impossibilità di cucinare e una gestione quotidiana diventata estremamente complessa.

Una condizione che mette in evidenza come l’emergenza non possa essere letta soltanto in termini di edifici evacuati o meno. “Anche restare in casa — raccontano diversi residenti — non significa vivere normalmente. Si continua nell’incertezza e nella paura”. La mancanza di servizi essenziali rende infatti precaria la permanenza anche nelle zone considerate agibili, ampliando il perimetro reale del disagio.

Storie di accoglienza e solidarietà

Sul fronte degli sfollati, molte famiglie hanno trovato sistemazioni provvisorie in case di campagna, da parenti o amici, oppure presso il palazzetto dello sport “Pio La Torre”. Qui, come conferma la niscemese Conny Buccheri, la situazione resta delicata. “La frana non si è arrestata e il clima è molto teso — spiega — sappiamo che la situazione può anche peggiorare”.

Allo stesso tempo, Buccheri sottolinea la risposta solidale della città: numerosi volontari sono impegnati nell’assistenza agli sfollati, mentre cittadini e benefattori stanno contribuendo con donazioni di cibo, coperte e beni di prima necessità. Nelle prossime ore è previsto anche l’arrivo di una cucina da campo da Siracusa, che consentirà di garantire pasti caldi alle persone ospitate nelle strutture comunali.

Al lavoro, ma la fragilità del territorio è storica

Accanto alle testimonianze legate all’attualità, emerge anche una lettura di più lungo periodo. Il niscemese Daniele Mauceri invita a considerare l’evento non come un episodio isolato, ma come parte di una fragilità geologica nota da secoli. Niscemi, ricorda, sorge su terreni argillosi e gessosi, attraversati da falde idriche e sacche di gas, che rendono il sottosuolo particolarmente instabile.

Già nel 1790, racconta il cittadino, il territorio fu interessato da un grave collasso del sottosuolo, con spaccature del terreno, emissioni di gas e fenomeni che oggi verrebbero classificati come crisi geologica profonda. Da allora, a più riprese, la zona ha mostrato segni di riattivazione, come accaduto anche nel 1997. “Quello che stiamo vivendo oggi — spiega — segue la stessa dinamica. Cambiano le condizioni, ma il sistema fragile resta”.

Secondo quanto riferito, la differenza principale non è nel fenomeno, ma nel modo in cui viene affrontato. “Si continua a parlare di eventi eccezionali — sostiene — quando in realtà si tratta di un territorio geologicamente attivo”. Un contesto che, a suo avviso, avrebbe richiesto negli anni interventi strutturali di prevenzione e una pianificazione più attenta dello sviluppo urbano e delle opere di captazione idrica. Non manca il riconoscimento per il lavoro svolto nelle prime fasi dell’emergenza da Protezione Civile, forze dell’ordine e volontari. Ma nonostante gli aiuti e il supporto costante, tra i residenti cresce la consapevolezza che la fase più complessa sarà quella successiva: la messa in sicurezza del costone, il ripristino dei servizi e la definizione di interventi duraturi.

La richiesta che emerge dalle diverse voci è chiara e inequivocabile: superare la logica dell’intervento emergenziale e avviare una collaborazione stabile tra istituzioni, tecnici e comunità locale. La manutenzione del territorio e la prevenzione non possono restare concetti astratti, ma devono tradursi in scelte operative e investimenti concreti. Un messaggio che sintetizza il sentimento diffuso a Niscemi e che torna con insistenza nei racconti raccolti in questi giorni: la sicurezza non può essere considerata una concessione straordinaria.