Le terme? Un business In Sicilia? Un peso - QdS

Le terme? Un business In Sicilia? Un peso

Carlo Alberto Tregua

Le terme? Un business In Sicilia? Un peso

venerdì 13 Dicembre 2019 - 00:00

Nell’Italia del Centro-Nord le terme sono un business. Frequentatissime, anche perché convenzionate con il SSN. Non solo producono servizi di qualità, ma chiudono quasi sempre in attivo. Alcune di esse, fra cui quelle di Marche, Emilia e Veneto, fanno una grande campagna pubblicitaria utilizzando i fondi europei.
L’attività delle terme, oltre ad avere una funzione sociale, ha anche una funzione economica e di incremento dell’occupazione. Vi sono decine di migliaia di addetti che producono una parte del Pil non insignificante.
Nel Lazio, la più importante è Fiuggi, in Toscana vi sono Chianciano e Montecatini, in Emilia vi sono ben ventitré terme ed alcune decine nelle Marche, in Veneto c’è Abano, in Lombardia Salsomaggiore, e via enumerando.
Non riusciamo a individuare terme importanti e funzionali nel Mezzogiorno d’Italia. Questo è veramente riprovevole perché nello stesso territorio vi sono tante vene di acque termali, di fanghi ed altro, ma non sono messe a reddito.

E veniamo alla Sicilia. Oltre che alcune piccole terme, le due principali, Sciacca ed Acireale, sono regolarmente chiuse. Sembra incredibile, ma è la pura verità.
Nei tempi, la proprietà e la gestione si sono rimpallate fra Regione ed enti locali, ma il sistema clientelare non ha mai fatto approdare a risultati di buon livello. Cosicché i bilanci in rosso hanno fatto moltiplicare i debiti e l’inevitabile chiusura dei relativi stabilimenti.
Le terme di Acireale sono anche dotate di un ottimo albergo (Excelsior), di attrezzature idonee, certamente da riparare, ed anche di un avviamento di lunga durata. Tuttavia non sono mai riuscite a decollare, passando da un fallimento all’altro e, soprattutto, privando quel magnifico territorio di Acireale di un’attività economica che potrebbe attrarre persone non solo dalla Sicilia, ma anche dal territorio nazionale, qualora offrisse sevizi pari a quelli delle regioni del Nord, prima indicate.
Il Lions club di Acireale ha sempre cercato di risolvere la questione, ma nonostante la buona volontà non c’è riuscito, perché la soluzione risiede a Palermo e non ad Acireale.
Le terme di Sciacca costituiscono il polo della Sicilia occidentale, che in questo periodo è regolarmente chiuso.
Anche in questo caso il rimpallo fra Regione ed enti locali è stato continuo, non trovando idonea soluzione per farle diventare attrattore con elevato sviluppo economico e conseguente occupazione della cittadina saccense. Sciacca (città della ceramica gialla), insieme alla cittadina della ceramica azzurra (Caltagirone) e a quella della ceramica rossa (Santo Stefano di Camastra). costituisce l’eccellenza del settore.
Sono proprio le eccellenze che dovrebbero essere valorizzate per uno sviluppo turistico che soffre e si trova ai più bassi livelli in rapporto alla popolazione fra le regioni italiane.
Il Veneto arriva a settanta milioni di pernottamenti, la Sicilia a soli quindici milioni. Eppure la nostra isola ha molti più siti archeologici, panoramici, marini, montani e via elencando, che non nel Veneto, ove eccelle Venezia. Questo accade perché dietro a questi beni meravigliosi non c’è capacità organizzativa adeguata per metterli nel mercato mondiale.

Non si spiega la causa della incapacità della Regione e degli enti locali nel promuovere adeguatamente le attività economiche, fra cui quelle termali. Ovvero, ce lo spieghiamo con uno scarso livello manageriale e di conoscenze dei dirigenti regionali, non adeguatamente condotti dagli assessori dei diversi rami amministrativi.
Non solo da parte del massimo Ente regionale non c’è quell’azione propulsiva e continua per attrarre turisti ed investimenti, ma spesso vi è ostruzione verso quei gruppi imprenditoriali che vogliono investire in Sicilia, avendo bisogno di autorizzazioni, concessioni e simili atti amministrativi.
Il menefreghismo è sovrano, l’interesse superiore di ordine generale è ignorato, tanti politici e burocrati percepiscono regolarmente indennità e stipendi.
Qualcuno può negare questa verità? I dati ufficiali smentirebbero chi osasse affermare il falso. Ma è ora di ritornare al vero e di attivare comportamenti costruttivi. Non è mai troppo tardi.

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