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Dall’Ucraina a Hormuz, l’energia “oltre gli idrocarburi” in Sicilia: le soluzioni tra termovalorizzatori e rinnovabili

Dall’Ucraina a Hormuz, l’energia “oltre gli idrocarburi” in Sicilia: le soluzioni tra termovalorizzatori e rinnovabili
Schifani al convegno “Oltre le rinnovabili”

Le riflessioni sul tema delicato dell’energia durante il convegno “Oltre le rinnovabili. Le nuove frontiere dell’energia tra sicurezza, industria e transizione” alla Camera di Commercio Palermo Enna.

Il convegno dal titolo “Oltre le rinnovabili. Le nuove frontiere dell’energia tra sicurezza, industria e transizione”, che si è tenuto oggi alla Camera di Commercio Palermo Enna, ha tracciato per tempismo e relatori di alto profilo un filo diretto tra lo Stretto di Hormuz e la Sicilia. L’Italia, come ha sottolineato la presidente dell’Enea Francesca Mariotti, sul fronte energetico è autonoma solo per il 40%. Per il resto deve acquistare energia dall’estero. Il convegno affrontava questi temi mentre nei piazzali antistanti i depositi di idrocarburi dello stesso capoluogo una lunga fila di autocisterne attendeva il carico.

Quel restante 60% di energia che acquistiamo dall’estero riguarda tutta la filiera produttiva e adesso comprende anche il rischio di esaurire risorse e fornitori. Già l’appena insediato presidente del Consiglio Mario Draghi, premier tecnico nominato dal presidente della Repubblica, aveva redarguito il Parlamento italiano per non aver diversificato nel corso degli anni le fonti di approvvigionamento ed era il “lontano” 2022. Oggi, con la crisi dello Stretto di Hormuz, la questione raggiunge livelli di allerta massimi per l’intero Paese con ripercussioni assai più gravi per la Sicilia. Soprattutto sul fronte della logistica.

Dal 2022 a oggi, dall’Ucraina a Hormuz: il caso energia in Sicilia

Francesca Mariotti ha preso i propri appunti per essere certa di non errare i dati. Dal 2022 a oggi il costo del gas è aumentato del 70% e quello dell’energia elettrica del 100%. I dati sottolineati dalla presidente dell’Enea, con punto cardine della svolta l’anno di apertura del conflitto in Ucraina e la perdita della fornitura di gas a basso costo dalla Russia, offrono un quadro allarmante sui crescenti costi che gravano sempre più sulla produttività. “La nostra casa fortunatamente non è bombardata, ma…”, dice Mariotti.

L’assoluta necessità di incrementare l’autoproduzione di energia in Italia vede così nuovamente sul tavolo delle opzioni il ritorno al nucleare per l’energia elettrica oltre a un’ulteriore diversificazione dei fornitori per gli idrocarburi durante un’accelerazione verso l’implementazione di altre fonti energetiche. Nel 2028, secondo la presidente Enea, gli italiani torneranno a esprimere per la terza volta in referendum il proprio parere sulle centrali nucleari.

Bisogna iniziare a pensare che ci sia qualcosa oltre agli idrocarburi fossili”, ha detto il presidente della Camera di Commercio Palermo Enna. “Se noi oggi come Italia siamo poco competitivi – ha aggiunto Alessandro Albanese – e se le imprese arrancano per il costo dell’energia alto, lo dobbiamo a un dibattito ideologico, che non ha prodotto nulla se non il restare indietro di una trentina di anni. Tutto questo si trasforma in un problema di credibilità dell’intero sistema paese”.

Il presidente Albanese ha anche lodato l’attività condotta dall’ospite relatore presidente della Regione Siciliana: “Il governo Schifani, dopo trent’anni di discorsi sui termovalorizzatori, ha messo in campo una attività di progettazione e siamo adesso speranzosi di vederli funzionanti”.

Schifani e l’attenzione ai termovalorizzatori

La questione rifiuti è stata il focus dell’intervento del presidente Schifani. La road map illustrata dal presidente per i due termovalorizzatori, la cui progettazione è stata “affidata a progettisti che fanno parte di Rfi”, prevede già a gennaio del 2027 l’affidamento degli appalti ed entro aprile l’inizio dei lavori di costruzione a Palermo e a Catania. Entro la fine del 2028 quindi, secondo quanto afferma Renato Schifani, la Sicilia avrà due impianti capaci di produrre anche 50 Megawatt di energia elettrica. “Impiegare i rifiuti come una risorsa” è letteralmente quella che Schifani definisce la sua “grande scommessa”.

La Regione, ha ricordato Schifani, “spende circa cento milioni l’anno per inviare i rifiuti all’estero”. L’intervento, voluto e quasi raggiunto del presidente della Regione Siciliana, dovrebbe quindi produrre un abbassamento della Tari per i cittadini siciliani. “In pratica vogliamo passare da un sistema inefficiente – ha detto Schifani – a uno moderno”. Un sistema che il presidente definisce “integrato, moderno e autosufficiente” ma non sufficiente a risolvere del tutto il problema se non ci sarà un’inversione di tendenza sul piano culturale. Per questo Schifani promette che “ci sarà a breve anche una campagna di sensibilizzazione della Regione Siciliana”.

Il percorso tracciato dal Governo Schifani per la Sicilia va quindi nella direzione della riduzione dei costi per la gestione dei rifiuti e dell’integrata produzione di ulteriore energia elettrica. “Innanzitutto c’è un’autoproduzione, naturalmente – ci spiega a margine del convegno il presidente Schifani in merito alla gestione degli impianti di termovalorizzazione – e poi è chiaro che ci sarà un piano energetico articolato, ci confronteremo anche col mondo industriale, per vedere le sue esigenze”. Il governatore ha inoltre sottolineato che “andiamo incontro all’esigenza di un’eventuale e non auspicabile crisi energetica che farebbe il pari con l’intervento dei termovalorizzatori che producono energia”.

Una nuova politica dell’energia

Il convegno non si è però esaurito con gli interventi illustri di Renato Schifani, Alessandro Albanese, Francesca Mariotti e il professor Dario Lo Bosco, amministratore e direttore generale di Fs Engineering. Tra le sessioni di cui si è composto il programma c’erano in scaletta anche il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, il presidente di Confindustria Sicilia Diego Bivona e il dirigente generale della Protezione Civile siciliana Salvo Cocina con cui è stato affrontato nello specifico il tema della scelta industriale e ambientale dei termovalorizzatori. Uno dei panel ha avuto titolo “Dalla transizione energetica alla politica industriale dell’energia”, ma il work in progress oggetto delle sessioni non è orizzonte di autonomia energetica. Dietro l’angolo si palesa già l’ingombrante sfida dei data center. Su questo è stata estremamente incisiva Francesca Mariotti: “Una ricerca su un’app di intelligenza artificiale costa dieci volte di più, in termini di consumo energetico, rispetto a una ricerca su un motore di ricerca tradizionale”.

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