PALERMO – Dopo l’urgenza del disegno di legge sui primi aiuti ai territori colpiti dal ciclone Harry, l’Assemblea regionale siciliana – come deciso in conferenza di capigruppo martedì – il disegno di legge sugli Enti locali approda finalmente a Sala d’Ercole dopo un anno e qualche mese dallo stralcio della fu detta “Riforma degli enti locali”.
L’avvio di discussione ha visto il presidente della Regione chiamato in causa per la propria assenza in qualità di assessore ad interim per le Autonomie locali. Ma il disegno di legge non porta con sé soltanto questo extra testo ed emendamenti. Sullo sfondo anche aspetti indirettamente legati alle difficoltà degli enti locali nel momento di calamità naturale dichiarato dalla Regione e poi anche dal governo nazionale.
Critiche del Pd al disegno di legge sugli Enti locali
“La norma sugli Enti locali che oggi torna in Aula per essere votata è l’ennesima riproposizione di un testo che continua a non convincere perché resta lontano dai Comuni e dalle reali esigenze dei territori”, dice Mario Giambona, vice capogruppo del Partito democratico all’Ars.
“Non è un caso – prosegue Giambona – se siamo già al quarto tentativo: quando una riforma guarda agli apparati e alle segreterie invece che alle comunità locali, finisce inevitabilmente per arenarsi”.
La discussione generale, per recuperare sullo slittamento dovuto alla prioritaria norma sui primi aiuti da 40 milioni di euro, ha avuto il via in tarda mattinata quando molti deputati erano impegnati nelle commissioni parlamentari. L’avvio però ha rivelato una sintesi che malgrado la reiterata proposta di riforma non è ancora certa.
Terzo mandato ai sindaci e rappresentanza di genere
In ballo ci sono norme sul terzo mandato ai sindaci per i comuni tra i 5 e i 15 mila abitanti e l’eliminazione del limite di mandato sotto i 5 mila.
Poi, tra le proposte che non trovano piena condivisione, il consigliere supplente e le norme in materia di rappresentanza di genere nelle Giunte comunali. Per quest’ultime, il nodo è la divergenza tra quanti sostengono l’entrata in vigore entro 90 giorni dalla data di pubblicazione della legge e quanti sostengono l’entrata in vigore al primo rinnovo degli organi comunali.
“Il Parlamento siciliano non può tirarsi indietro di fronte al recepimento della norma nazionale sulla rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali”, dice il capogruppo dem Michele Catanzaro annunciando che “per quanto riguarda le altre disposizioni sono norme da apprezzare, anche perché richieste dall’Anci”.
Le criticità dei piccoli Comuni siciliani
Diffusa, e non solo opinione del Pd all’Ars, l’idea che il disegno di legge non risponda a molte delle criticità delle Autonomie locali.
“Nel disegno di legge sugli enti locali è indispensabile prevedere un intervento specifico per l’adeguamento delle indennità degli assessori dei piccoli comuni siciliani, oggi ferme a livelli del tutto inadeguati e, in molti casi, persino inferiori a quanto riconosciuto ai volontari del servizio civile”.
Lo dicono Leonardo Spera, sindaco di Contessa Entellina, vice presidente Anci Sicilia, e Maurizio Zingales, sindaco di Mirto, coordinatore dei piccoli comuni siciliani.
Discussione arenata a Sala d’Ercole
La discussione generale, in teoria, si sarebbe esaurita nel corso della prima sessione di lavoro al mattino. Ma nel pomeriggio, con una ripresa dei lavori parecchio posticipata rispetto alla convocazione anche a causa del ritardo del governo, e preceduta da un’informale capigruppo, Sala d’Ercole ha discusso – a tratti anche animatamente – senza dare il via alla votazione dell’articolato.
Il ddl enti locali, anche alla luce delle nuove e cogenti esigenze delle Autonomie locali alle prese con le emergenze ormai note, poteva trovare una riscrittura integrativa che però avrebbe costretto a un ulteriore rinvio. Così alcune fonti tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, che sull’urgenza di riproporlo senza grandi modifiche sostengono evidente motivo le ormai prossime amministrative siciliane.
Scadenza dell’11 febbraio per il ddl Enti locali
La discussione si è infine nuovamente arenata, nel tardo pomeriggio, con la proposta di alcuni deputati di opposizione – e non solo – di “prelevare” le norme sulla rappresentanza di genere e sulla ricandidabilità dei sindaci per anticiparne il voto rispetto al resto dell’articolato.
Sala d’Ercole, in ogni caso, deve trovare soluzione al disegno di legge entro e non oltre l’11 febbraio.

