Home » Economia » Errore Inps sulle pensioni: 15mila pensionati devono restituire fino a 1.000 euro ad aprile

Errore Inps sulle pensioni: 15mila pensionati devono restituire fino a 1.000 euro ad aprile

Errore Inps sulle pensioni: 15mila pensionati devono restituire fino a 1.000 euro ad aprile
Foto di repertorio, di CARTIST su Unsplash

Ecco il punto della situazione

Aprile è il mese dei conguagli fiscali sulle pensioni. Quest’anno, tuttavia, circa 15mila italiani troveranno una spiacevole sorpresa nel cedolino di aprile: una trattenuta fino a 1.000 euro, dovuta a un errore fiscale commesso dall’Inps nel 2025. L’ente ha applicato una detrazione indebita e ora richiede la restituzione di quanto indebitamente erogato.

Cos’è accaduto

Ogni anno, nei primi mesi, l’Inps svolge una verifica retrospettiva delle ritenute Irpef applicate l’anno precedente: se risulta che il fisco ha trattenuto troppo, viene concesso un rimborso; se invece ci sono somme non dovute, si procede al recupero. Quest’anno l’errore è specifico: nel 2025, circa 20mila pensionati hanno ricevuto un’ulteriore detrazione fiscale prevista solo per i lavoratori dipendenti con redditi tra 20mila e 40mila euro annui. I pensionati non avevano diritto a questo beneficio, ma l’Inps lo ha comunque accreditato: per tutto il 2025, questi beneficiari hanno ricevuto assegni leggermente più alti di quanto spettasse. La differenza accumulata nel corso dell’anno può raggiungere circa 1.000 euro.

Chi è coinvolto e come avviene il recupero

Sono coinvolti i titolari di pensione di vecchiaia, pensione anticipata e pensione di reversibilità con redditi tra 20mila e 40mila euro annui. Sono esclusi i trattamenti assistenziali puri come l’assegno di accompagnamento, l’invalidità civile e la pensione sociale.Il recupero inizierà con il cedolino di aprile 2026. Per chi percepisce una pensione abbastanza alta, la trattenuta potrebbe avvenire in un’unica soluzione. Per gli assegni più bassi, l’Inps ha garantito una rateizzazione progressiva, distribuendo il recupero su più mensilità. In ogni caso, l’ente non può ridurre l’assegno al di sotto della soglia di impignorabilità, fissata nel 2026 a 1.092 euro mensili.

Chi riceve la comunicazione dell’Inps può verificare il proprio cedolino sul sito ufficiale dell’ente o tramite i patronati, che possono controllare la correttezza del calcolo e, se necessario, presentare ricorso.

Un precedente particolare

Non è la prima volta che l’Istituto deve correggere accrediti errati. All’inizio di marzo è stato reso pubblico il caso di un pensionato a cui l’ente ha chiesto la restituzione di 26mila euro di pensione di reversibilità percepita per oltre vent’anni e viziata da errori di calcolo dell’Inps. Episodi diversi per entità e cause, che evidenziano la stessa fragilità strutturale: un sistema di gestione delle pensioni con milioni di posizioni attive, dove gli errori procedurali hanno conseguenze dirette e concrete sulle famiglie.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram