Nuovo blitz nel quartiere Brancaccio a Palermo che completa la prima operazione dello scorso aprile quando furono arrestate 32 persone. Questa mattina invece carabinieri e polizia hanno eseguito sei misure cautelari che aggravano la posizione di persone già detenute.
Le accuse ai componenti del clan di Brancaccio
Le sei persone sono accusate di mafia, estorsione e violazione della sorveglianza speciale. L’inchiesta è la stessa che fece emergere il ritorno al potere di Nino Sacco dopo la scarcerazione per fine pena. A portare avanti le indagini sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo e degli agenti della Squadra mobile e dello Sco, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituto Giacomo Brandini, Francesca Dessì e Francesca Mazzocco.
Si aggrava la posizione di sei componenti del clan di Brancaccio
I sei detenuti destinatari della misura cautelare sono: Giuseppe Caserta, Mohamed Labidi, Filippo Marcello Tutino, Filippo Bruno, Francesco Capizzi e Antonino Marino.
Blitz antidroga a Palermo, sette misure cautelari
Sempre oggi a Palermo, in particolare nella notte la polizia sezione di pg della Procura, ha eseguito un’ordinanza del gip arrestando cinque persone che sono state portate nel carcere Pagliarelli mentre per altri due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per tutti le accuse a vario titolo sono di traffico e spaccio di ingenti quantitativi di droga.
Consegna della cocaina a domicilio
L’organizzazione si muoveva utilizzando un sistema di consegne a domicilio attivo a qualsiasi ora, capace di coprire tutta Palermo: dalle aree periferiche, fino alla zona centrale del Politeama. I membri dell’organizzazione si muovevano come veri e propri rider dello spaccio, garantendo forniture continue di cocaina a una clientela trasversale.
Come emerso dalle indagini, coordinate dalla Dda guidata da Maurizio de Lucia e condotta tra il 2024 e il 2025, esisteva un gruppo criminale che operava in tutto il capoluogo. anche in quartieri storici e residenziali come Noce, Zisa, Borgo Vecchio, Sperone, ma anche viale Strasburgo, via Malaspina, via Terrasanta, via Roma e le aree attorno a piazza Magione e alla Fiera del Mediterraneo. Secondo la Procura di Palermo, la rete di distribuzione era talmente radicata da superare ogni confine di appartenenza o divisione di classe, arrivando ovunque in città.
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