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Etna Doc: vendemmia nella media e imbottigliamento a +13,6%

Etna Doc: vendemmia nella media e imbottigliamento a +13,6%

Lieve diminuzione delle rese per ettaro compensata da nuovi vigneti

Milano, 11 set. (askanews) – La vendemmia 2026 dell’Etna Doc si avvia verso volumi in linea con la media recente, mentre nei primi otto mesi dell’anno l’imbottigliamento della Denominazione è cresciuto del 13,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le prime valutazioni indicano una lieve diminuzione delle rese per ettaro, che dovrebbe essere compensata dall’entrata in produzione di nuovi vigneti. L’andamento delle prossime settimane sarà decisivo per definire quantità, tempi di raccolta e condizioni delle uve.

Il 2026 arriva dopo due vendemmie che hanno riportato la produzione verso livelli ordinari. Nel 2024, dopo la forte contrazione del 2023, la raccolta era risalita a circa 80 mila quintali. Nel 2025 la produzione ha raggiunto 94.700 quintali su 1.449 ettari vitati. La media dell’ultimo biennio si colloca quindi intorno ai 90 mila quintali di uva e le prime indicazioni sull’annata in corso prospettano una sostanziale stabilità dei volumi, sostenuta anche dai nuovi vigneti entrati progressivamente in produzione.

Dal punto di vista agronomico, la primavera è stata particolarmente piovosa e ha consentito ai terreni di accumulare riserve idriche prima delle elevate temperature e delle prolungate ondate di calore di luglio e agosto. Anche i vigneti dell’Etna hanno risentito di questa fase, con effetti differenti da una zona all’altra. La Denominazione si sviluppa infatti su versanti, quote ed esposizioni diverse, con differenze nella radiazione solare, nella ventilazione, nelle escursioni termiche e nell’influenza del mare. Una stessa annata può quindi avere conseguenze differenti tra il versante nord e quello orientale, tra le quote più basse e i vigneti più elevati e anche tra aree relativamente vicine. Questa varietà di condizioni distribuisce il rischio e offre alla vite possibilità diverse di risposta agli estremi climatici.

“L’Etna non è immune dal cambiamento climatico ma possiede strumenti naturali per affrontarlo che oggi diventano un vantaggio competitivo” ha affermato Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc, ricordando che “altitudine, escursioni termiche, ventilazione, esposizioni e diversità dei versanti consentono risposte differenti anche all’interno della stessa Denominazione. Ma questo patrimonio deve essere accompagnato da una viticoltura sempre più precisa, capace di interpretare ogni vigneto e ogni annata”.

L’adattamento alle temperature più elevate passa anche dalla gestione del vigneto. Chioma, esposizione e ombreggiamento dei grappoli assumono un peso crescente nel controllo della temperatura delle uve. Il tema riguarda in particolare il Carricante e le altre varietà a bacca bianca, per le quali la gestione della radiazione solare può incidere sulla freschezza, sull’acidità e sull’integrità aromatica e, di conseguenza, sulla capacità dei vini di evolvere nel tempo.

Sul fronte commerciale, la crescita dell’imbottigliamento interessa sia i vini rossi sia i bianchi e arriva in una fase di maggiore prudenza dei mercati. “E’ un segnale significativo, soprattutto in una fase di maggiore prudenza dei mercati – ha dichiarato il direttore del Consorzio, Maurizio Lunetta – che ci spinge a continuare a lavorare sul posizionamento dell’Etna e sulla capacità di trasformare l’interesse verso la Denominazione in valore stabile per l’intera filiera”.

Alla dinamica dell’imbottigliamento si affiancano la presenza turistica sul territorio e l’interesse internazionale per la Denominazione. Per la filiera resta centrale la capacità di trasformare questi elementi in un equilibrio economico duraturo, insieme con il mantenimento della qualità produttiva.