Roma, 27 gen. (askanews) – Il dollaro continua a calare, con l’euro che in questo avvio di settimana è salito fino a superare brevemente quota 1,19 sul biglietto verde, sui massimi dall’estate del 2021. Successivamente la valuta condivisa ritraccia in parte e modera i guadagni portandosi a 1,1881 dollari.
Questi sviluppi potrebbero aggiungere ostacoli alle esportazioni dei paesi dell’area valutaria in una fase già non semplicissima (giovedì verranno pubblicati dall’Istat i dati sul commercio con l’estero di dicembre e dell’intero 2025, venerdì la stima preliminare sul Pil del quarto trimestre). Ma il calo del dollaro non rigaurda solo l’euro: è generalizzato e risente delle precedenti pressioni sui titoli di Stato del Giappone e sullo yen, che da giorni hanno spinto diversi analisti a ipotizzare un possibile intervento congiunto Stati Uniti-Giappone a sostegno della valuta nipponica.
Il tutto in un quadro di persistenti tensioni geopolitiche che, complici precedenti fattori di fondo in azione da diverso tempo – tra cui i forti acquisti delle banche centrali dei paesi ex emergenti – hanno visto ulteriori rialzi di diversi beni rifugio, a cominciare dall’oro che oggi ha infranto un ennesimo record, superando per la prima volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari.
Nel pomeriggio il metallo prezioso per eccellenza resta nettamente rialzista guadagnando oltre il 2% 5.080 dollari. Un rally ancora più esuberante continua a coinvolgere l’argento, che guadagna oltre il 12% a 113,95 dollari l’oncia. Il platino sale del 3,66% 2.842 dollari l’oncia.
Era stata appena superata la fase più acuta del nuovo braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Europea sulla Groenlandia, che subito è sembrato riaprirsi un nuovo fronte con l’Iran, dopo che tra venerdì e il fine settimana sono giunte indicazioni di spostamenti di mezzi militari Usa potenzialmente verso l’area, in particolare il gruppo navale della portaerei Lincoln.
Il dollaro poi potrebbe accusare un supplemento di volatilità questa settimana in occasione del direttorio della Federal Reserve, il Fomc che comunicherà le sue decisioni sui tassi di interesse mercoledì alle 20 italiane.
Ma soprattutto i riflettori saranno puntati sulla successiva conferenza stampa del presidente, Jerome Powell, in particolare per lo scontro ormai aperto con l’amministrazione Trump, dopo che il Dipartimento di Giustizia Usa gli ha fatto recapitare un mandato di comparizione presso il grand jury, per sospetti illeciti sui costi degli appalti per il rinnovo della sede della Fed.
Una mossa che stavolta ha spinto il capo della Banca centrale degli Stati Uniti a reagire con un duro comunicato, in cui afferma che si sta cercando di mettere a repentaglio l’autonomia dell’istituzione monetaria. Intanto l’economia Usa appare su una dinamica più esuberante di quella Ue, i dati del Pil del terzo trimestre sono stati rivisti al rialzo, al +4,4% su base annua, ai massimi da due anni, mentre a dicembre l’inflazione è rimasta stabile al 2,7%.

