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L’Europa invia le armi, ma i soldi servono contro un nemico reale: il climate change

L’Europa invia le armi, ma i soldi servono contro un nemico reale: il climate change
I danni del ciclone Harry in Sicilia

Gli eventi estremi che hanno fortemente colpito le regioni del Mar Mediterraneo impongono la prevenzione Commissione Ue-Cmcc: vanno investiti 70 miliardi di euro all’anno per l’adattamento climatico. Intanto però l’Europarlamento pensa alla guerra: approvato un prestito da 90 miliardi di euro per supportare l’Ucraina

Il bollettino della Protezione civile prevedeva, già per la mattinata di ieri e per le successive 18-24 ore una allerta gialla per la Sicilia occidentale. “Venti da forti a burrasca occidentali, con possibili mareggiate lungo le coste esposte” e “precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, specie sui settori tirrenici”. Soprattutto, sono le “forti raffiche di vento” provenienti da ovest e destinate a colpire la costa occidentale della Sicilia a causare preoccupazione. Il bollettino verrà poi aggiornato, mentre vengono redatte queste pagine, e le previsioni, già valutate ieri in 5 chilometri orari di vento da est del servizio Meteo dell’Aeronautica Militare agli oltre 70 Km/h di altri servizi di previsione meteo. In altre parole, la Sicilia occidentale espone il fianco ad un potenziale evento estremo simile a quello che ha colpito la Sicilia orientale una ventina di giorni addietro.

Anche in questo caso, ci si chiede se le coste siciliane reggeranno all’impatto delle mareggiate, se i territori urbanizzati reggeranno l’impatto con i rovesci temporaleschi, se non conteremo altri ingenti danni già domani mattina. La ciclicità ormai conclamata degli eventi atmosferici estremi di cui l’Europarlamento ha discusso in briefing di plenaria, pone altissima attenzione sul rapporto della Commissione europea sulla valutazione degli investimenti necessari ad un adattamento strutturale ad eventi estremi.

Investimenti Ue tra difesa e adattamento climatico

Di studi, al momento, sul tavolo della Commissione europea, del Consiglio europeo e dell’Europarlamento, ce ne sono due che sembrano trovarsi in netta competizione sulle risorse da investire. Uno è la “Valutazione delle esigenze di adattamento degli investimenti dell’Ue e degli Stati Membri”, sottotitolo “Studio sugli impatti macroeconomici della transizione climatica”. L’altro è una “Strategia dell’Unione europea per la preparazione alle emergenze per prevenire e reagire alle minacce e alle crisi emergenti”. Dal titolo parrebbe un piano correlato, ma ha tutt’altro indirizzo. La differenza, sostanziale, consiste nei tempi previsti per la completa attuazione. Nel piano per la preparazione alle emergenze, che vanta già un allegato dal titolo “Strategia dell’Unione per la preparazione agli attacchi – Piano d’azione”, la roadmap è decisamente prossima. Si parte dal 2025 appena trascorso e si arriva al più lungo termine del 2028.

Per il 2027 si prevede di “organizzare esercitazioni periodiche con la partecipazione della Nato, anche nell’ambito del concetto di esercitazioni parallele e coordinate Ue-Nato” e nel 2028 conta di aver già rivisto “gli strumenti finanziari per la risposta alle crisi al fine di garantire che i meccanismi di finanziamento delle crisi siano scalabili e adattabili all’evoluzione dei rischi e delle crisi”. In mezzo anche stabilire accordi completi di preparazione civile-militare il prossimo anno ed organizzare già nell’anno in corso esercitazioni periodiche dell’Unione europea per promuovere una preparazione completa”. Scenari di guerra, sui quali martedì mattina gli eurodeputati hanno discusso “per rafforzare la difesa europea alla luce di un contesto internazionale sempre più instabile”.

Sicilia, fondi europei e piano da 70 miliardi l’anno

Sull’altro fronte di instabilità, che prevede ingenti investimenti e che ha già visto colpire la Sicilia che ha subito circa due miliardi di euro di danni solo con un ciclone mentre la Regione cerca soluzioni tardive e pertanto di più difficile attuazione con la frana di Niscemi, al momento non sono previsti stanziamenti né linee di intervento comune. La Regione Siciliana, quindi l’Italia in sede europea, può chiedere rapida apertura del Fondo di solidarietà e di riprendere il dialogo sull’accantonato Regolamento Restore, ma non può avviare un programma di investimenti infrastrutturali per la prevenzione dei rischi da eventi climatici estremi. Forse avrebbe potuto farlo spendendo meglio le risorse del Pnrr, ma ciò non si è verificato.

Resta sul tavolo degli alti uffici dell’Unione europea la dettagliata relazione “Valutazione europea del rischio climatico – Sintesi esecutiva”, dell’European Environment Agency di Copenhagen, e la “Valutazione delle esigenze di investimento per l’adattamento dell’UE e degli Stati membri – Studio sugli impatti macroeconomici della transizione climatica”, realizzato dalla Commissione Europea in collaborazione con il Centro Euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici. Quest’ultima quantifica in 70 miliardi di euro all’anno, fino al 2050, l’investimento europeo necessario per un adattamento climatico, con obiettivo il rafforzamento della resilienza e la riduzione dei rischi climatici in tutti i settori. Investimento senza il quale, come dimostrato dalla Sicilia con il ciclone Harry che tra agricoltura e pesca ha prodotto oltre 400 milioni di euro di danni ai due settori, il rapporto Draghi rischia di restare una proiezione teorica basata sullo stato attuale delle cose.

Lo studio sugli impatti macroeconomici della transizione climatica, commissionato dalla Commissione europea, è stato concluso a gennaio di quest’anno ed è la versione più aggiornata della ricerca ufficiale targata Unione europea. Sei italiani tra gli undici autori. Importante quindi il contributo degli esperti del nostro paese, ma poco utile ai fini della prevenzione lungo lo stivale. Il quinto capitolo fornisce una sintesi della metodologia e dei risultati della fase di identificazione dei costi e dei dati. Maggiori dettagli si trovano sull’approccio metodologico dettagliato al terzo capitolo, ma estraendo la sintesi del rapporto emerge un piano da 70 miliardi di euro annui ripartiti in 30 miliardi per le infrastrutture, 21 miliardi per interventi sugli ecosistemi e 12 miliardi per misure a tutela della sicurezza alimentare quali primarie linee di intervento costante fino al 2050.

Ieri, intanto, il Parlamento europeo ha approvato il prestito da 90 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina, dei quali 60 miliardi di euro per rafforzare la difesa di Kiev e 30 miliardi per assistenza macrofinanziaria o il sostegno al bilancio.

L’Europa invia le armi, ma i soldi servono contro un nemico reale: il climate change

Clima e responsabilità: l’Europa chiede più prevenzione, l’Italia invoca i ristori

Nella settimana politica dell’Unione europea ci sono stati temi cogenti all’ordine del giorno. Tra questi la difesa comune dell’Unione, il rapporto Draghi sulla competitività e sul costo della vita, la votazione finale sui Paesi terzi considerati sicuri per il respingimento dei migranti irregolari, un briefing su come rafforzare la capacità Ue “di prevenire ed affrontare gli eventi meteorologici estremi, dopo i recenti disastri nell’Europa meridionale”.

Strasburgo si è riunita prima dell’Ars per discutere su come affrontare gli effetti della crisi climatica che ha recentemente colpito Portogallo, Italia meridionale e Malta. Lo ha fatto con il sistema parlamentare dell’Unione, cioè con un briefing di raffronto tra le delegazioni che ha lo scopo di istruire un percorso basato sulle intenzioni politiche ma che non produce un immediata risoluzione. Si confrontano gli europarlamentari, propongono le proprie istanze, si preparano quindi i lavori per le commissioni finalizzati ad una eventuale plenaria con adozione di risoluzione finale.

Cicloni Harry e Kristin al centro del dibattito

Tra i temi della settimana due legati a diversi nemici dell’Unione europea, uno dei quali ipotetico e l’altro che ha già qualche nome. Stiamo parlando di Harry, il ciclone che ha colpito il meridione italiano e Malta, e Kristin, la tempesta che ha colpito il Portogallo. Due nomi, due eventi estremi, una infinità di danni derivati dai colpi inferti. Nel caso di Kristin anche vittime. Il ciclone che ha devastato la Sicilia, proveniente da est ed abbattutosi principalmente sulla costa ionica dell’Isola, non ha causato vittime. Su questo fronte, l’allerta della Protezione civile ed i primi interventi per mitigarne gli effetti se non mettere letteralmente in sicurezza la costa, hanno permesso ai siciliani di comprendere ed evitare rischi per la propria incolumità. Restano però sul campo i danni, ed al briefing di martedì a Strasburgo gli eurodeputati italiani hanno messo sul tavolo le proprie istanze.

La relatrice per la dichiarazione di apertura del dibattito è stata Hadja Lahbib, commissaria europea per l’Uguaglianza e commissaria europea per la Preparazione e gestione delle crisi. Le tempeste che costituivano oggetto ed emblema del dibattito hanno provocato inondazioni, frane e le onde più alte mai registrate nel Mediterraneo. Ma dal fronte italiano a Strasburgo le argomentazioni vertevano sostanzialmente sul dopo calamità naturale. Quella che in apparenza poteva sembrare una scarsa solidarietà nord europea nei confronti dell’Italia è stata in realtà una accusa nei confronti del nostro Paese, reo di non avere un piano per prevenire i danni.

Prevenzione, Fondo di solidarietà e nodo Bolkestein

Questo è andato in scena con l’europarlamentare siciliana Caterina Chinnici, cui l’eurodeputato tedesco di Volt, Kai Tegethoff, ha “giocato” la blue card per rivolgere un quesito immediato alla deputata italiana chiedendo se l’Italia ha una strategia, un piano per prevenire i danni derivanti dagli eventi estremi “che si prevede si ripeteranno più volte nel corso di un anno negli anni a seguire”.

La risposta di Chinnici è stata, purtroppo, quello che Tegethoff si aspettava: “Credo che lei su questo abbia pienamente ragione. Non possiamo che condividere anche la necessità di intervenire in fase di prevenzione, non soltanto gli interventi a sostegno, purtroppo, delle popolazioni colpite e dei territori devastati. Occorre lavorare, tutti insieme, ed io credo che su questi temi ci si debba sforzare tutti e noi che siamo in un contesto politico abbiamo la maggiore responsabilità nel cercare insieme di prevenire le situazioni drammatiche come quelle che si sono verificate, rendendoci conto che purtroppo gli eventi atmosferici estremi accadono e sempre più spesso ed affrontare insieme il tema della prevenzione è sicuramente indispensabile”.

Il briefing, in sostanza, non ha prodotto quanto il titolo della seduta prevedeva. Il risultato, che è possibile sintetizzare nell’intervento dell’ex assessore regionale all’Economia Marco Falcone e del collega Ruggero Razza, già assessore alla Sanità nel precedente governo regionale, riguarda le istanze del dopo disastro. Le richieste di cui la delegazione italiana di maggioranza governativa si è fatta portavoce riguardano quanto già a Palermo il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani aveva accolto ed annunciato a Palazzo d’Orleans: il Fondo di solidarietà europeo e lo slittamento della Bolkestein per le aree della costa colpite dal ciclone. “L’Europa deve affrontare in modo tempestivo e concreto le catastrofi climatiche, per questa ragione, sin da subito, abbiamo chiesto l’attivazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea ma abbiamo anche chiesto l’eventuale riattivazione del Regolamento Restore”, ha detto il forzista Marco Falcone aggiungendo che “allo stesso tempo, per assicurare la migliore ricostruzione possibile, c’é l’esigenza di affrontare un nodo politico e giuridico: c’é la necessità di valutare con equilibrio l’attivazione della direttiva Bolkestein nei territori colpiti”. Ruggero Razza, europarlamentare dello stesso partito della presidente del Consiglio italiano, ha invece anticipato che in un prossimo Cdm – forse già lunedì – il governo italiano approverà un “decreto legge per garantire adeguati ristori a tutta la popolazione”.

Più sul pezzo, se nell’ottica dell’oggetto di convocazione del briefing, il deputato europeo già sindaco di Roma con il Partito Democratico Ignazio Marino: “Il cambiamento climatico ha già ridefinito profondamente gli equilibri del nostro continente e del nostro pianeta. Per decenni il territorio è stato lasciato esposto, fragile, senza prevenzione ma senza neanche una strategia, un progetto. I dati scientifici erano e sono allarmanti, ma sono mancati gli interventi strutturali, la messa in sicurezza, la visione di lungo periodo. E oggi pagano i cittadini, le famiglie, le comunità locali”. Secondo Ignazio Marino, “l’Europa deve rispondere con rapidità, attivando subito il Fondo di solidarietà e consentendo la riprogrammazione dei Fondi di coesione, non solo per ricostruire ma per prevenire”.