Export, Italia a due velocità, la Sicilia non brilla - QdS

Export, Italia a due velocità, la Sicilia non brilla

Chiara Borzi

Export, Italia a due velocità, la Sicilia non brilla

venerdì 31 Luglio 2020 - 00:00
Export, Italia a due velocità, la Sicilia non brilla

Presentato l’annuario statistico Istat-Ice. La nostra regione incide poco sulla bilancia commerciale con gli stati esteri. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Di Stefano: “C’è una grande platea di aziende che non esportano perché manca la consapevolezza di poterlo fare”

ROMA – La Sicilia è lontana dal range delle dieci regioni italiane che incidono positivamente sull’export. Con l’Isola, lo è tutto il Mezzogiorno a causa di una percentuale inferiore all’undici per cento d’incidenza sulla bilancia commerciale con gli stati esteri.

Questi sono alcuni dei dati diffusi durante la presentazione dell’annuario statistico Istat-Ice “Commercio estero e attività internazionali delle imprese 2020”, evento a cui ha preso parte anche il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. La presenza del titolare della Farnesina non è un plus, ma un atto dovuto dal momento in cui, con la firma del Patto per l’Export avvenuta lo scorso 8 giugno, è proprio la Farnesina ad occuparsi dello sviluppo delle esportazioni italiane in Europa e nel Mondo e non più in condivisione con il Dipartimento degli Affari Esteri.

Esisteva un’Italia a “due velocità” prima del Covid-19 e lo scenario viene riproposto anche nel periodo successivo al lockdown. L’export si conferma fortemente concentrato nelle regioni del Centro-Nord, da cui proviene l’88,8% delle esportazioni nazionali, mentre il Mezzogiorno ne attiva il 10,3%. Nel 2019, la quota della Lombardia sulle esportazioni nazionali è pari al 26,7%, quella dell’Emilia-Romagna al 13,9% e del Veneto al 13,5% mentre la quota del Piemonte è al 9,8% e quella della Toscana al 9%.

Rispetto al 2018, l’incidenza sul totale dell’export nazionale aumenta per la ripartizione dell’Italia Centrale (da 16,3% a 18,0%), diminuisce per l’area Nord-occidentale (da 39,5% a 38,2%) e per l’Italia insulare (da 3,5% a 3,1%), e resta sostanzialmente invariata per Nord-Est (32,6%) e Italia Meridionale (7,2%). Le regioni che esportano meglio sono dunque Lombardia, ma anche Piemonte, con Emilia Romagna e Veneto seguite da Lazio e Toscana con percentuali nazionali leggermente superiori al sei per cento. Incide per il 2,7 per cento del valore aggiunto la Liguria che ha alle spalle l’unica regione meridionale all’interno della top ten italiana, cioè la Campania con il 2,6 per cento.

Friuli Venezia Giulia e Trentino Sud Tirolo chiudono la griglia dove – appunto – non c’è traccia della Sicilia. Stando ai dati diffusi ancora da Istat sul primo trimestre 2020, l’Isola aveva fatto registrare una variazione positiva del 5,1 per cento, mentre si registrava addirittura una variazione negativa della Lombardia (-3 per cento), del Veneto (-3,2 per cento), dell’Emilia Romagna (-2,4 per cento).

Il dinamismo della Sicilia risulta ugualmente molto debole guardando ai numeri di regioni come Molise (+57,0%), Liguria (+39,0%) e Sardegna (+12,2%) dunque il divario nell’export resta ampio.

“C’è un’Italia a due velocità e la crisi sanitaria non deve aumentare questo divario”, ha dichiarato il presidente dell’Agenzia Ice, Carlo Ferro, mentre il siciliano Manlio Di Stefano, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, ha evidenziato la necessità di aumentare la platea di aziende che esportano a livello nazionale.

“L’Italia – ha dichiarato il sottosegretario – ha una grande platea di aziende che non esportano perché manca semplicemente la consapevolezza di poterlo fare. Vogliamo che questa aumenti. Vogliamo ottenere nuove quote di mercato e l’opportunità può essere data dal Patto dell’Export, una misura che può allargare il bacino di aziende in grado di commerciare fuori dai confini nazionali. Abbiamo definito il Patto un’azione aperta perché siamo aperti a ricevere feedback e nei prossimi mesi li raccoglieremo per portare miglioramenti tramite nuovi decreti”.

“Prima del Covid-19 – ha concluso Di Stefano – puntavamo a superare i 500 miliardi di esportazioni, ma il trend è cambiato con la pandemia. Da ottimista spero che la brusca frenata del 12 per cento del Pil italiano abbia un trend di rimbalzo che permetta uno sprint su tutte le attività economiche”.

Twitter: @ChiaraBorzi

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