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Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. In Sicilia a usarlo è solo il 3 per cento dei pazienti

Fascicolo sanitario elettronico, questo sconosciuto. In Sicilia a usarlo è solo il 3 per cento dei pazienti

Flop nell’Isola anche per il consenso alla consultazione dei documenti (26%). Numeri bassi a livello nazionale ma in un quadro che rivela ampi gap territoriali: le regioni del Nord registrano dati molto più alti di quelli del Mezzogiorno

ROMA – La sua introduzione in Italia risale al 2012 ma, da allora, non è mai stato sfruttato al massimo delle sue potenzialità. Neppure ora che l’Europa ha messo a disposizione una grande quantità di fondi per potenziarlo. Si tratta del Fascicolo sanitario elettronico. L’obiettivo è quello di uniformarlo a livello nazionale entro il prossimo 31 maggio. Ma in Sicilia, come in altre regioni italiane, i numeri sono ancora bassi.

Una biografia medica a portata di click

Dopo il boost finanziario del Pnrr, la cui missione 6 ha spinto verso la svolta “2.0”, il Fascicolo dovrebbe mettere a disposizione di ospedali e operatori sanitari l’intera storia clinica del paziente in formato digitale: referti medici, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, prescrizioni, cartelle cliniche, vaccinazioni. Una vera biografia medica a portata di click che permetterebbe di cucire trattamenti sanitari su misura, agevolando medici che hanno a che fare con pazienti mai visitati prima, ma anche tanti cittadini (soprattutto meridionali) che ricorrono sempre più spesso a forme di mobilità sanitaria, “migrando” verso ospedali di regioni in cui non risiedono.

Sicilia fanalino di coda

E invece, malgrado l’importante funzione che lo strumento si propone di assolvere, in Sicilia, nell’ultimo periodo monitorato dal ministero della Salute (luglio-settembre 2025), appena il 3% dei pazienti a cui è stato caricato almeno un documento ha effettuato l’accesso al proprio Fascicolo. Vale a dire, nel lasso di tempo considerato, 22.115 siciliani su un totale di 786.616.

Le cose, certo, non vanno meglio a livello nazionale, dove la media degli accessi è solo del 27%. Questo è però un dato che cela anche profonde disparità territoriali. Mentre diverse regioni del Centro-Sud (Basilicata, Molise, Puglia e Marche) hanno un trend simile al 3% siciliano, molti territori del Nord Italia viaggiano in maniera molto più spedita, con livelli di accesso al Fascicolo da parte dei pazienti di gran lunga più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno, come in Toscana (40%), Lombardia (53%), Emilia Romagna (64%) e Veneto (66%).

Il nodo del consenso

Lo stesso gap Nord-Sud emerge anche in base al numero di pazienti che, tramite gli appositi moduli o il portale online della propria Regione, hanno acconsentito alla consultazione dei loro documenti da parte del personale sanitario. Un aspetto che incide sull’operatività del Fascicolo: le istruzioni condivise dal Governo, infatti, mettono in chiaro che gli operatori abilitati possono consultare quanto caricato “solamente dopo che il paziente abbia preso visione dell’informativa sul trattamento dei dati personali, e abbia espresso un consenso libero, specifico, informato, inequivocabile ed esplicito all’accesso, con diritto all’oscuramento dei dati”.

In Sicilia ad aver prestato il proprio consenso è stato il 26% dei pazienti (1,2 milioni su un totale di 4,8 milioni di persone). L’Isola è così sotto la media nazionale del 44%. C’è chi finora ha fatto di peggio, come Calabria (2%), Campania (3%) o Molise (6%). Ma c’è anche chi ha fatto molto meglio, ottenendo quasi il massimo risultato. Si tratta, anche in questo caso, solo di regioni del Nord: Friuli Venezia Giulia (82%), Veneto (89%), Provincia autonoma di Trento (90%) ed Emilia Romagna (92%).

Fondi europei e ritardi

Quello del Fascicolo sanitario elettronico 2.0 è un congegno che, dunque, mostra evidenti divari territoriali. Nonostante tutte le scadenze del caso siano in rapido avvicinamento, l’omogeneità nazionale del sistema non pare al momento un obiettivo a portata di mano. Uno degli ostacoli pare celarsi dietro alla poca conoscenza di questo strumento e della sua utilità, visto il basso numero tanto di pazienti che fanno uso del Fascicolo, quanto di coloro che acconsentono alla consultazione dei documenti per avere cure più adeguate ed efficienti. Complice, probabilmente, una campagna di comunicazione istituzionale che, se a livello nazionale ha cercato di fare la sua parte, in ambito regionale è stata, forse, un po’ troppo timida.

Oltre alla scarsa adesione dei pazienti, però, la messa a punto del Fascicolo sanitario elettronico 2.0 pare frenata da una spesa dei fondi europei che procede a rilento. Il Pnrr, ai fini del “rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione”, ha destinato all’Italia 1,1 miliardi di euro per realizzare 174 progetti. Secondo un report di Uil pubblicato lo scorso 18 febbraio, il livello dei pagamenti non si spinge oltre il 31%. Di conseguenza, il Paese sul fronte del potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico rischia di perdere circa 760 milioni.

In questo quadro, la quota di finanziamento europeo assegnato alla Sicilia ammonta a 59,7 milioni di euro per un totale di 19 progetti. Secondo il report, la spesa siciliana ha raggiunto un livello del 9%: l’Isola, pertanto, delle somme destinate al potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico ha speso circa 5,3 milioni e, con la scadenze del Pnrr previste da Bruxelles ormai vicine, rischia di veder sfumare un importo di 54,3 milioni di euro. Ritardi ancora più gravi si rilevano in altre regioni, come Lazio e Friuli Venezia Giulia, il cui livello di spesa è addirittura allo 0%, ma con una dotazione finanziaria molto meno generosa di quella assegnata alla Sicilia e con appena due progetti ciascuno da realizzare.

Un percorso ancora in salita

La strada verso la piena operatività del Fascicolo sanitario elettronico sembra dunque accidentata su molti versanti. Da una parte, quello di uno scarso “traffico” sulle piattaforme e di pazienti ancora riluttanti. Dall’altra parte, quello di un plafond economico ideato ad hoc ma rimasto troppo a lungo nei cassetti. Senza contare infine i ritardi (e le disomogeneità territoriali) anche sul fronte della carente alimentazione del Fascicolo, ossia delle informazioni mancanti. Molte regioni devono ancora digitalizzare e caricare sul portale gran parte dei documenti. Solo per fare un esempio, secondo i dati del ministero della Salute, a settembre 2025 le cartelle cliniche (tra i più importanti “incartamenti” da inserire nel Fascicolo) risultavano presenti nei soli circuiti di Calabria, Emilia Romagna, Veneto e Provincia autonoma di Trento.

Nelle Asp ci si rimbocca le maniche. Di Fede: “Percorso fondamentale”

Non solo potenziare i sistemi di raccolta dei dati, ma anche formare i medici siciliani (circa 25 mila) sulla via della transizione digitale. C’è anche quest’aspetto da considerare, quando si parla di implementazione del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. Dei quasi 60 milioni del Pnrr assegnati alla Sicilia per intervenire sulla digitalizzazione della sanità, circa 6,2 milioni sono stati ripartiti dalla Regione alle Aziende sanitarie provinciali dell’Isola per provvedere alla formazione del personale e all’acquisizione di competenze digitali. Somme distribuite alle nove Asp in modo proporzionale al numero degli assistiti.

Sembrerebbe una vera corsa contro il tempo, visto che il percorso deve essere completato entro il 31 maggio. Le Asp, però, si stanno rimboccando le maniche, mettendo in atto gli interventi necessari al raggiungimento dell’obiettivo. Lo scorso dicembre, le Aziende di Palermo e Messina hanno avviato la fase operativa, sottoscrivendo una convenzione con gli Ordini dei medici. Un percorso che, nelle due province, coinvolge i primi 10 mila professionisti nell’Isola. Proprio in questi giorni anche la Sanità catanese è scesa in campo, con l’Ordine dei medici etneo che ha dato il via alla formazione per l’innovazione digitale. “Abbiamo messo a terra questo percorso – ha spiegato il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Gianfranco Di Fede – voluto fortemente dall’assessorato per la formazione dei medici di medicina generale, pediatri libera scelta, nonché collaboratori di studio e dei professionisti specialisti convenzionati. È un percorso fondamentale che permetterà di conferire al Fascicolo sanitario elettronico tutte le notizie utili nella gestione del paziente”.