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Favorì la latitanza del boss Messina Denaro cedendogli l’identità, sequestrati beni per 500mila euro

Favorì la latitanza del boss Messina Denaro cedendogli l’identità, sequestrati beni per 500mila euro

Il Ros dei carabinieri ha dato esecuzione oggi nelle province di Milano, Brescia e Roma a un provvedimento di sequestro di prevenzione del tribunale di Trapani a un uomo – già condannato a 10 anni di carcere – ritenuto uno dei fiancheggiatori del padrino

Avrebbe favorito la latitanza del boss Matteo Messina Denaro, finita con la sua cattura il 16 gennaio del 2023, e oltre alla condanna a dieci anni di reclusione gli sono state sequestrate un’abitazione, un’auto, conti deposito e polizze assicurative per un valore di circa mezzo milione di euro. Il Ros dei carabinieri ha dato esecuzione oggi nelle province di Milano, Brescia e Roma a un provvedimento di sequestro di prevenzione del tribunale di Trapani.

L’uomo è detenuto per associazione a delinquere di tipo mafioso ed è ritenuto tra i presunti favoreggiatori dell’allora capo della provincia trapanese di cosa nostra.

Il prosieguo delle indagini

Il provvedimento si inserisce nel prosieguo dell’indagine Il tramonto finalizzata non solo alla cattura di Messina Denaro, ma anche alla ricostruzione del contesto criminale in cui era inserito ed alla successiva disarticolazione del circuito di fiancheggiatori che nel tempo hanno sostenuto il latitante.

L’uomo ha ceduto la propria identità al boss

L’attuale operazione del Ros, che nasce dalle indagini patrimoniali avviate nel settembre del 2024, ha consentito di documentare l’abituale e qualificata pericolosità sociale dell’indagato, che si ritiene abbia favorito per lungo tempo la latitanza del boss, cedendogli la propria identità per l’acquisto di mezzi di trasporto, la sottoscrizione delle relative polizze assicurative ed il compimento di operazioni bancarie.
Segnalata anche una marcata e costante sperequazione tra i redditi dichiarati e l’effettivo tenore di vita del nucleo familiare del fiancheggiatore.

Gli accertamenti patrimoniali, infatti, hanno dimostrato che l’acquisto dei beni oggi sottoposti a sequestro è stato reso possibile grazie all’impiego di risorse di presunta natura illecita, non giustificabili con le entrate ufficiali documentate al fisco dall’indagato. Le attività del Ros, finalizzate a ricostruire la rete relazionale di Messina Denaro hanno consentito finora l’arresto di 16 favoreggiatori ed il sequestro di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 500mila euro.

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