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Fdi ‘silenzia’ caso Vannacci. Meloni: avanti su nostri temi identitari

Fdi ‘silenzia’ caso Vannacci. Meloni: avanti su nostri temi identitari

La linea è non dargli visibilità, “sinistra proverà ad approfittarne”. Timori per ‘sbandate’ della Lega

Roma, 3 feb. (askanews) – Roma, 3 feb. (askanews) – La linea ufficiale, teoricamente inattaccabile, è che non ci si intromette nelle faccende degli altri partiti, figurarsi quando si tratta di un alleato. Ma dentro Fratelli d’Italia è da giorni che si ragiona sull’affaire Vannacci e sul suo addio a Salvini che, pur formalizzato oggi, era dato per scontato da tempo. L’unico a parlarne a microfoni accessi è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nella sostanza dice esattamente che si tratta di “una vicenda che riguarderà gli organi della Lega”.

Ma in un anno come quello appena iniziato, che di fatto è un’unica lunghissima volata verso le elezioni Politiche, è inevitabile che dentro il partito della premier ci si interroghi su che effetto questa separazione possa avere sull’alleato oltre che sull’intera coalizione. Per Fratelli d’Italia, come dichiarato anche dalla stessa Lega, la decisione del generale ha come prima conseguenza pratica l’automatica esclusione dal centrodestra. Per cui la prima domanda, a cui al momento è difficile dare una risposta anche per i sondaggisti, è quale peso possa avere in termini di consensi e, dunque, quanti voti possa sottrarre all’alleanza, anche in vista di una riforma della legge elettorale. Nel partito della premier si ostenta una certa sicurezza e si ragiona sui precedenti. “Finora – spiega un big meloniano – in Parlamento non c’è stato mai nulla a destra del centrodestra. Figurarsi un generale senza esercito”.

Eppure non sfugge a via della Scrofa che quel simbolo scelto da Vannacci sia decisamente più simile a quelli di area Fdi, a cominciare dalla Fondazione ‘Nazione futura’ di Francesco Giubilei, che non a quello del partito di cui pure fino a oggi è stato vice segretario. Già dall’inizio di questo 2026, e proprio in vista delle elezioni Politiche, Giorgia Meloni ha impostato l’azione del governo su temi identitari come quello della sicurezza. Per questo la linea data al partito è sostanzialmente questa: non dare visibilità a Vannacci, parlarne il meno possibile, isolarlo rispetto al resto della coalizione, e andare avanti sulle proprie battaglie.

Anche perché, è la convinzione, sicuramente la sinistra proverà ad approfittarne. Si cita non a caso Matteo Renzi secondo cui l’addio dell’ex generale alla Lega, rappresentando la prima divisione a destra da anni, è un’occasione che andrebbe colta al volo: c’è “una fetta di Paese – dice il leader di Iv – che ha votato Meloni e oggi è delusa perché Giorgia non garantisce la sicurezza e non abbassa le tasse” e “se questo popolo di destra trova una rappresentanza autonoma, la Meloni e Salvini perdono le Politiche. A condizione che la sinistra stavolta si faccia trovare unita e non litighi come al solito. In UK Starmer ha vinto grazie a Farage, non dimentichiamolo”.

La consegna del silenzio, nella logica meloniana, servirebbe anche a fare da controaltare alla visibilità che, ne sono certi, gli sarà data proprio in chiave anti-premier. “Lo pomperanno mediaticamente i salotti televisivi dell’intellighenzia di sinistra. Siamo pronti a scommettere in grandi ospitate su La7”, ironizzano da via della Scrofa. Ma al di là delle strategie degli avversari, dentro il partito della premier il timore è anche che adesso aumentino ulteriormente le fibrillazioni nella Lega e che, proprio per non rimanere con il fianco scoperto, Salvini cominci una rincorsa a destra che potrebbe rendere ancora più complicati i prossimi mesi del governo.