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Fed conferma i tassi, Powell glissa le domande su scontro con Trump

Fed conferma i tassi, Powell glissa le domande su scontro con Trump

“Chiamo miglioramento delle prospettive per l’economia”, dice

Roma, 28 gen. (askanews) – La Federal Reserve conferma al 3,50%-3,75% i tassi di interesse ufficiali negli Usa. Il presidente Jerome Powell ha rilevato “un chiaro miglioramento delle prospettive per l’economia”, mentre la dinamica della disoccupazione, che prima era in aumento, ora mostra “segni di stabilizzazione”.

L’inflazione resta “in qualche modo elevata”, e va tenuta sotto osservazione. Ma al momento il quadro appare complessivamente sotto controllo e l’istituzione monetaria non si sbilancia in alcun modo sulle mosse future. L’unico elemento chiaro è che nel direttorio, il Fomc, al momento “nessuno si attende che la prossima mossa sia un rialzo” dei tassi, ha riferito Powell.

Questo per quanto concerne le questioni monetarie. Il banchiere centrale ha invece sistematicamente evitato di rispondere alle domande – numerose – sull’aggravarsi dello scontro con la Casa Bianca.

Lo scorso 10 gennaio lo stesso Powell aveva rivelato di aver ricevuto un mandato di comparizione davanti al grang jury da parte del Dipartimento di Giustizia, che lo accusa di illeciti sui costi di rifacimento della sede della Fed. In quella occasione aveva pubblicato un durissimo videocomunicato, in cui accusava il governo federale e l’amministrazione Trump di voler minare l’autonomia della Banca centrale.

Bersagliato dalle domande su questo tema ha risposto: “Mi dispiace, non ho niente da dirvi. Questa è una conferenza stampa sull’economia. Ci sono tempi e modi per queste domande, ma non oggi”, ha detto.

Tuttavia, su uno specifico elemento, per quanto in termini generali, ha voluto ribadire la sua posizione: l’impostanza della autonomia della Banca centrale. “E’ una architettura istituzionale che ha servito bene l’interesse pubblico”. La separazione rispetto alla politica e “non avere cariche pubbliche elettive con il controllo diretto sulla politica monetaria”, ha affermato.

“E la ragione – ha spiegato Powell – è che la politica monetaria può essere usata per influenzare le elezioni. Questo non riguarda solo gli Usa, ma tutte le economie avanzate”.

L’indipendenza della Banca centrale “è una buona pratica ed è osservata praticamente ovunque nel mondo. E penso che se la perdi poi è difficile ripristinare la credibilità dell’istituzione”. Negli Usa “non penso che l’abbiamo persa e penso che quello che sia importante è che possiamo continuare a servire bene il pubblico. Siamo assolutamente impegnati in questo”.

Infine, non ha commentato sui recenti deprezzamenti del dollaro. “E’ un compito che spetta al Tesoro: sui tassi di cambio non commentiamo, non è il nostro ruolo e non ho niente da dire. Spetta al Tesoro, è il loro ruolo, noi facciamo la politica monetaria”. Quanto al rally dell’oro, Powell ha detto che è uno degli elementi che viene tenuto sotto controllo, mentre ha escluso che possa attribuirsi ad una qualche erosione della fiducia nella politica monetaria. “Guardate alle aspettative di inflazione”: non c’è sfiducia. Il dollaro ha consolidato la risalita e in serata l’euro si scambia a 1,1945 sul biglietto verde.