Milano, 16 feb. (askanews) – “Per me in questo momento sciare è comunque difficile, non è una cosa banale, è una cosa dolorosa, per cui devo sempre fare i conti con un certo tipo di mostri con cui combatto da un po’”. Lo dice sorridendo ai cronisti che la circondano a Casa Italia a Cortina per festeggiare il suo secondo oro olimpico nell’arco di pochi giorni. Lo dice con naturalezza, Federica Brignone, come se niente fosse, in realtà sono parole che hanno un peso, che hanno una verità spesso poco raccontata nel mondo dello sport. Sono parole che parlano della realtà accanto alla leggenda dei trionfi, di una persona, di un corpo fisico, accanto al corpo mediatico che viene creato intorno alla figura del Campione. Sono parole senza retorica, crude, che non negano il risultato, ma lo mettono in una prospettiva diversa rispetto a quella meramente celebrativa.
Una domanda che ci si può porre guardando le Olimpiadi è “Che cosa resta delle vittorie”, che cosa significa una vittoria, dopo averla conquistata. Ascoltando Federica Brignone viene in mente quello che raccontava Andre Agassi nella sua autobiografia, ossia un uomo che si svegliava ogni giorno travolto dai dolori, che era arrivato a odiare il tennis – che giocava da numero 1 al mondo – e che la mattina dopo avere vinto Wimbledon si era accorto che, in fondo, nella sua vita non era cambiato niente. Viene in mente il fatto che anche i medaglieri sono costruiti sulla fatica e la sofferenza delle persone. E in un’altra intervista a La Repubblica Federica Brignone ha detto che darebbe indietro subito i due ori di Milano Cortina per tornare a prima dell’infortunio del 3 aprile 2025. “Mi sono rovinata completamente la gamba e il ginocchio – ha detto – e ogni giorno è una lotta”. E poi: “In gara si sta in uno stato di massima allerta, come quando si ha paura di morire”.
Ecco, in una società che ha completamente rimosso il concetto della morte, che invece, come diceva lo scrittore israeliano Amos Oz fa da sempre rima con la vita e ne è una parte essenziale, che oggi viene invece raccontata solo come uno scandalo. Che una atleta del tutto fuori dal comune nel momento dei suoi più grandi successi abbia la lucidità di usare certe parole è una prova di grandezza forse superiore a quella – incredibile, che ha fatto inchinare anche le rivali – mostrata sula pista delle Tofane a Cortina. È questo, forse, ciò che resta davvero dopo le vittorie. (Leonardo Merlini)
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