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Femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina, l’ex compagno conferma la confessione

Femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina, l’ex compagno conferma la confessione
Daniela Zinnanti, foto da Facebook

La donna nell’ultimo periodo aveva chiesto aiuto a degli amici

E’ stato interrogato per oltre un’ora nel carcere di Gazzi a Messina Santino Bonfiglio, 67 anni, assassino reo confesso di Daniela Zinnanti, la donna di 50 anni uccisa a coltellate. La gip Alessia Smedile deciderà nelle prossime ore sulla convalida del fermo. Bonfiglio, come si apprende, avrebbe confermato di avere ucciso la sua ex nella casa di via Lombardia. L’omicidio è avvenuto lunedì sera, dopo una lite.

L’uomo violento con la donna, era ai domiciliari ma senza braccialetto elettronico: il dispositivo era atteso oggi

“Un femminicidio annunciato”, come ha detto uno dei fratelli di Daniela Zinnanti. Lo scorso 5 febbraio la polizia di Messina era stata chiamata dalla cinquantenne e trovò la donna a casa di Santino Bonfiglio “in condizioni critiche, tumefatta e coperta di sangue con ferite all’arcata sopraciliare e all’orecchio”. L’uomo ai poliziotti disse che la convivente era caduta a terra perché aveva bevuto bevande alcoliche. Era ai domiciliari ma senza braccialetto elettronico, atteso proprio oggi.

Nell’ultimo periodo Daniela Zinnanti aveva ancora più paura e dopo l’ultimo episodio di violenza, che le causò fratture a sette costole e contusioni polmonari, aveva giurato che la denuncia non l’avrebbe ritirata e che avrebbe portato l’uomo in tribunale. Purtroppo, però, l’epilogo è stato totalmente diverso, il più tragico.

“Tutti pensavano che sarebbe finita male”, la vicina di casa parla del calvario di Daniela Zinnanti

“Tutti pensavamo che non sarebbe finita bene”. Questa l’atroce testimonianza di una vicina di casa di Daniela Zinnanti, la vittima del femminicidio di Messina, che racconta di “litigi continui” e della difficile vita della 50enne brutalmente uccisa.

C’è dolore nella comunità, che si trova di fronte all’ennesimo caso di violenza sulle donne finito nel modo più tragico.

Femminicidio Daniela Zinnanti a Messina, la testimonianza della vicina

“Abito qui da una vita, questa è una zona tranquilla e bene o male ci conosciamo tutti da sempre”. Così esordisce la vicina, le cui parole sono riportate anche dall’Ansa, sottolineando però di non conoscere molto bene Santino Bonfiglio, 67 anni, ex della vittima e reo confesso del delitto.

Di lui, però, qualcosa la vicina la ricorda: “Abbiamo sentito più volte liti tra i due (Daniela Zinnanti e Santino Bonfigliondr) e Daniela che gridava. E abbiamo notato più volte intervenire polizia e carabinieri”. Una volta – secondo la testimonianza della donna – Daniela era stata anche portata in ospedale e in più occasioni prima dell’assassinio Daniela aveva “rischiato veramente la vita”.

La scia di violenza, il braccialetto che non c’era e il dolore per un “femminicidio annunciato”

Tanti, purtroppo, conoscevano le terribili violenze subìte da Daniela Zinnanti e – ha rivelato poche ore dopo il delitto il fratello della donna – era un “femminicidio annunciato“.

“Come famiglia siamo disperati per la morte di mia sorella. Più volte io e i miei altri cinque fratelli avevamo detto a Daniela di lasciare quell’uomo violento e di non avere più rapporti con lui. L’ultima volta, dopo l’ennesima denuncia, e dopo che l’aveva mandata all’ospedale con sette costole rotte, si era decisa a chiudere definitivamente i rapporti con questa persona che però non si dava per vinta. Un altro femminicidio annunciato”, le parole di Roberto Zinnanti.

Un altro elemento non passa inosservato e fa riflettere. Secondo quanto ricostruito negli atti, Bonfiglio era già stato sottoposto a provvedimenti per le violenze nei confronti della compagna. Pare che fosse ai domiciliari, ma ancora senza braccialetto elettronico in quanto “non disponibile”.

Già l’undicesimo femminicidio del 2026

Secondo l’osservatorio di “Non Una di Meno”, quello di Daniela Zinnanti a Messina è l’11esimo femminicidio da inizio anno. Un dato allarmante. Siamo ancora a inizio marzo e c’è già un numero a due cifre. E un altro dato invita ancora di più a riflettere: spesso a uccidere è una persona che la vittima conosce e che magari in passato ha detto di amarla.

Sul delitto indagano gli agenti della Squadra Mobile di Messina. Sarebbe stata recuperata la presunta arma utilizzata, il coltello. In corso anche la ricostruzione dell’escalation di violenza culminata nell’omicidio.

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