Roma, 7 mag. (askanews) – E’ necessario ora più che mai riequilibrare il valore lungo la filiera agroalimentare, oggi fortemente penalizzante per gli agricoltori. Lo ha sottolineato Cristiano Fini, confermato presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani per il secondo mandato, nel corso della sua relazione alla nona Assemblea elettiva “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, riunita a Roma all’Auditorium Antonianum.
Per farlo, secondo Cia servono tre azioni: deve essere migliorata la forza collettiva dei produttori attraverso aggregazione (consorzi, Aop), integrazione verticale, progettualità condivise, inclusione giovanile e potenziamento degli strumenti interprofessionali, per definire accordi chiari e contratti tipo con regole oneste e giusta remunerazione. La seconda riguarda legalità e trasparenza, con la richiesta di sistemi di certificazioni di filiera, divieto effettivo delle vendite sotto costo, contrasto alle pratiche sleali e monitoraggio strutturale dei prezzi con l’istituzione di un Portale istituzionale.
La terza direzione punta invece a un nuovo patto con i cittadini, fondato sui principi di salute e sostenibilità, promuovendo tutte le forme di filiera corta a partire da botteghe e mercati contadini e pensando anche a incentivi al consumo di prodotti Made in Italy. “L’intento è garantire un reddito equo alle imprese -ha spiegato il presidente- e portare l’agricoltore da semplice fornitore di materia prima a partner influente e paritario nella filiera”.
Ancora, focus sulla crisi climatica: siccità, alluvioni, bombe d’acqua, emergenza idrica e perdita di suolo fertile minacciano direttamente la capacità produttiva italiana. Sul fronte dell’acqua, quindi, Cia rilancia la Carovana dell’Acqua, progetto confederale che mappa criticità e buone pratiche in ogni regione, e soprattutto il Piano “100 Buone Opere”, che supera la logica delle liste di interventi e individua invece un insieme puntuale di opere cantierabili, definite grazie alla ricognizione diretta nei territori. Bisogna, poi, accelerare sulla realizzazione di bacini di accumulo, l’efficienza delle reti (oggi si perde il 40%), l’irrigazione di precisione e il ruolo delle comunità energetiche rurali, che la Confederazione vuole contribuire a creare e accompagnare attraverso la Fondazione dedicata EnerCia.
Sul suolo, ribadita la necessità di una legge contro il consumo indiscriminato, tutela della fertilità, recupero delle superfici abbandonate e difesa delle aree agricole. Centrale anche il rafforzamento degli strumenti assicurativi e mutualistici contro i rischi climatici e di mercato. Sul fronte dei servizi ecosistemici, Cia chiede un meccanismo unico di incentivi per il carbon farming, la biodiversità e la manutenzione idrogeologica “perché l’agricoltore che tutela l’ambiente, deve essere remunerato”, ha sottolineato Fini. Strategica anche l’innovazione e la ricerca, a partire dall’atteso via libera al quadro normativo europeo sulle NGT, per assicurare produttività e adattamento climatico.

