Milano, 22 set. (askanews) – Amano viaggiare, si spostano per brevi periodi, soprattutto in località costiere, e sono mossi dal desiderio di libertà e flessibilità nella gestione della propria vita lavorativa e privata al punto che sette su dieci hanno aperto la Partita Iva per questo motivo, per quasi quattro su dieci questa scelta di vita non ha prezzo, e uno su due prevede di aumentare gli spostamenti nel 2027. Sono i liberi professionisti che amano lavorare in viaggio, lontani dalla sede abituale o dalla propria base, fotografati da un’indagine della tech company Fiscozen per comprendere i motivi del diffondersi di questo stile di vita, che sembra nascondere una contraddizione: la maggior parte si sposta per pochi giorni all’anno e per periodi inferiori a una settimana. La libertà di lavorare da dove vogliono sembra quindi contare più del suo esercizio.
Secondo l’Istat, in Italia, ci sono circa 3,4 milioni di persone che lavorano regolarmente da remoto e, di questi, si stima che circa 350mila professionisti non legati fisicamente ad un’azienda si spostino regolarmente in cerca di una migliore qualità della vita. Una platea più che raddoppiata negli ultimi sei anni, complici il carovita, lo stress per chi vive nei grandi centri urbani e un rimodellamento generale del mercato del lavoro.
Dallo studio, che ha preso in esame 1143 liberi professionisti provenienti dai principali settori, emerge che per il 73% dei liberi professionisti la possibilità di lavorare da dove vogliono è stata una delle principali motivazioni che ha spinto ad aprire la Partita Iva e per il 37%, addirittura, non esiste una quantità di denaro di fronte alla quale rinunciare allo stile di vita acquisito. Pur non essendoci una dicitura ufficiale e netta per questa tipologia di lavoratore, inquadrato a livello internazionale con il generico “Location-Independent Professional”, esistono tratti comuni che li identificano. Il motore principale del desiderio di lavorare viaggiando è la necessità di cambiare ambiente o rigenerarsi in luoghi particolarmente amati, segnalata dal 28% degli intervistati, seguita dalla passione per il viaggio (25%), che si impara a coniugare con gli impegni lavorativi, dalle necessità lavorative (21%), agganciando alle trasferte qualche giorno in più per esplorare i luoghi, e dal desiderio di passare più tempo con familiari e amici (20%). Per quattro su dieci, i vantaggi principali di questo stile di vita sono le maggiori libertà e flessibilità nell’organizzazione di tempo e risorse, che portano a una maggiore armonia tra lavoro e vita privata, mentre tra le difficoltà che si incontrano spicca la scarsa reperibilità di connessioni o luoghi di lavoro adeguati e attrezzati, accanto alla fatica nel costruire una routine e organizzare gli spostamenti, diventati più costosi nell’ultimo anno. Nonostante questi intoppi, il 49% prevede comunque di aumentare gli spostamenti nel 2027 e un altro 29% vorrebbe, ma al momento non è in grado di pianificarlo per motivi familiari o economici.
L’indagine restituisce tuttavia anche una contraddizione: il desiderio di prendere la valigia e partire, non si realizza davvero nella maggior parte dei casi. Nel corso dell’anno, infatti, i periodi trascorsi a lavorare lontani da casa sono generalmente pochi: il 56% fa meno di un mese, momento che spesso corrisponde alle vacanze, mentre due su dieci lavorano in viaggio tra 1 e 2 mesi. Esiste però un 14% che trascorre più di 6 mesi altrove, spinto anche dalla necessità di ottimizzare i costi del vivere in grandi città e dal desiderio di trascorrere intere stagioni al caldo o al fresco. Anche la durata media di un singolo spostamento è breve: il 73% fa meno di una settimana lontano dalla base, il 18% circa un mese e solo il 3% fa singoli movimenti più lunghi di sei mesi. Avere la possibilità di spostarsi in diversi luoghi, inoltre, sembra essere più importante della meta, sia che si trovi in Italia, sia all’estero: per quasi 4 su 10 è totalmente indifferente la località. Si sbilanciano un 31% che sceglie il mare o località vicine alle coste e un 18% che opta per la montagna o aree dove è possibile stare a stretto contatto con la natura. Meno interessanti sembrano essere le grandi città e gli hub tecnologici (9%), da cui spesso ci si allontana, e i piccoli borghi o le aree rurali (6%).
“La libertà di poter partire quando si vuole, cambiare ambiente o organizzare il lavoro a modo proprio – ha commentato afferma Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen.- sembra contare, nei fatti, più del farlo davvero. E questa è forse la parte più interessante della ricerca: per chi sceglie la Partita IVA, la libertà sembra essere qualcosa di molto più profondo della possibilità concreta di spostarsi. Puoi non partire mai, o farlo solo pochi giorni all’anno, ma sapere di poter lavorare da dove preferisci, se ne hai voglia o se ne hai bisogno, cambia il modo in cui vivi il tuo lavoro. Nella vita reale entrano poi in gioco molti fattori, dalle disponibilità economiche alle esigenze dei clienti, dal settore in cui si lavora al bisogno di mantenere una routine. Per questo non credo che la libertà professionale si misuri da quanto ci si sposta. Non è il viaggio a definirla. È sapere di poter scegliere”.

