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Fondi Ue, la riprogrammazione “al ribasso ” consente di raggiungere il target di spesa

Fondi Ue, la riprogrammazione “al ribasso ” consente di raggiungere il target di spesa
Palazzo Reale Orleans, sede della Regione Siciliana

La Regione ha annunciato, dopo la rimodulazione di novembre, l’uso di 106,5 milioni del Fse+, col superamento del traguardo intermedio al 31 dicembre fissato a 104,1 milioni. Ma in una precedente informativa la previsione per fine 2025 era di oltre 175 milioni di euro

Risultati incoraggianti per le sorti economiche e sociali dell’Isola, ma ottenuti (e rivendicati) facendo leva soprattutto sulle revisioni in itinere degli obiettivi prefissati. Il superamento del target di spesa al 31 dicembre 2025 del programma Fse+ (tra i principali fondi per la coesione che l’Ue mette a disposizione) pare rientrare proprio in questo schema: quando il livello dei pagamenti non spicca il volo, si ridimensionano i tempi e gli obiettivi inizialmente previsti. Una dinamica che, d’altronde, emerge anche dalla nota con cui la Regione siciliana ha annunciato, oggi, il raggiungimento dell’obiettivo intermedio della spesa: “In seguito alla riprogrammazione approvata dalla Commissione europea lo scorso novembre e all’attestazione dell’Autorità di certificazione – si legge – alla fine dello scorso anno l’importo complessivo di spesa pubblica certificata ammonta a oltre 137 milioni di euro, dei quali 106,5 imputabili a Fse+, con un surplus di oltre 2,4 milioni sul target N+3 del programma”. Target che, infatti, ammontava a circa 104,1 milioni di euro secondo quanto indicato nella scheda tecnica diffusa dalla Regione.

L’importanza della riprogrammazione dei fondi

Ai fini di questo traguardo, però, la riprogrammazione dei fondi avvenuta lo scorso novembre ha giocato un ruolo fondamentale. Nell’informativa per il Comitato di sorveglianza dell’anno precedente, il target di spesa al 31 dicembre 2025 ammontava a 175,6 milioni (circa 71 milioni in più rispetto al target sottolineato nell’ultima nota) e la previsione dei pagamenti era fissata a 205,8 milioni. I successivi aggiornamenti “al ribasso”, dunque, sono stati cruciali per consentire ai livelli di spesa del Fse+ di superare gli obiettivi prefissati. Pare così che, numeri alla mano, l’adeguamento in corso d’opera dei target sia stato un elemento chiave per far quadrare i conti. Resta poi il fatto che il plafond complessivo sembra aver subito una flessione in negativo: nella scheda tecnica della Regione, l’importo del Fse+ 21-27 a seguito della riprogrammazione ammonta a circa 1,248 miliardi di euro, mentre secondo i documenti del ministero dell’Economia, al 31 agosto 2025, il fondo aveva un valore di 1,515 miliardi circa (con una differenza di -267 milioni). “La rimodulazione che abbiamo adottato – ha affermato il presidente della Regione Schifani – conferma la capacità della Sicilia di interpretare tempestivamente l’evoluzione del quadro strategico europeo e di orientare con concretezza le risorse verso le sfide emergenti: la transizione digitale ed ecologica, lo sviluppo di competenze avanzate, il rafforzamento della competitività dei sistemi produttivi e la resilienza dei territori”. Ha fatto eco al governatore l’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano: “L’approvazione della Commissione europea – ha detto – rappresenta un riconoscimento della qualità e della capacità programmatoria del governo Schifani”. A definire per grandi linee le “sfide emergenti”, in realtà, è stata Bruxelles, che ha offerto nell’ambito del riesame intermedio della politica di coesione la possibilità di adeguare i piani di investimento al contesto economico, sociale e geopolitico in evoluzione.

Le priorità UE

L’Ue ha così individuato alcune priorità che tengono conto dei nuovi scenari (come la gestione delle risorse idriche, i prezzi degli alloggi, la competitività e la decarbonizzazione), concedendo ai programmi che destinano almeno il 15% delle risorse a queste tematiche un prefinanziamento supplementare a titolo di bonus e una proroga di un anno dell’ammissibilità della spesa (adesso, infatti, fissata al 31 dicembre 2030, e non più 2029). L’adeguamento della programmazione economica rispetto ai nuovi settori di spesa, dunque, non è tanto il risultato di un’Amministrazione regionale che interpreta un mondo che cambia, quanto la risposta alla chance offerta dall’Europa che, con la revisione di novembre, ha così consentito alla Regione di prendere una boccata d’ossigeno, ottenendo benefici finanziari e incassando l’estensione di un anno del termine di scadenza.

Come sono state suddivise le risorse

La riprogrammazione delle risorse comunitarie proposta dalla Regione, viene ricordato nella nota diffusa da Palazzo d’Orleans, ha riguardato 120,35 milioni di euro, a cui si aggiungono 3,15 milioni di cofinanziamento nazionale e regionale, per un totale di 123,5 milioni destinati a tre nuove priorità: Step, Prontezza e Decarbonizzazione. Nello specifico le risorse sono state così assegnate: 60,35 milioni alla priorità 6 (Step) che punta sul potenziamento del sistema Its e dei percorsi di alta formazione nei settori delle tecnologie digitali, pulite ed efficienti e delle biotecnologie; 33,68 milioni alla priorità 7 (Prontezza e competitività) che sostiene il rafforzamento delle competenze avanzate in materia di sicurezza informatica, preparazione civile rispetto alle emergenze e, in misura residuale, profili collegati alla difesa in ottica dual use; 29,47 milioni alla priorità 8 (Decarbonizzazione), orientata alla transizione verde, alla riconversione professionale, all’accompagnamento al lavoro e allo sviluppo dell’autoimprenditorialità in ambiti green. Nella revisione del programma, inoltre, sono state riallocate il 28% delle risorse Fse+ alle politiche di inclusione sociale e il 21% alle politiche attive per i giovani, superando i valori minimi regolamentari europei.

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