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Fondo anticipo liquidità: sbloccati 1,8 miliardi di euro ma per fruirne serve parificare il rendiconto del 2025

Fondo anticipo liquidità: sbloccati 1,8 miliardi di euro ma per fruirne serve parificare il rendiconto del 2025
Ars

La Regione cancella il debito con Stato e Cdp, ma la possibilità di inserire le risorse liberate nella prossima legge di stabilità è appesa ai giudizi della Corte dei conti sui consuntivi, al momento focalizzati sull’esercizio finanziario 2021

ALERMO – La delibera di giunta del 10 febbraio è stata incardinata e votata ieri, come ordine del giorno, dall’Assemblea regionale siciliana chiamata a esprimere il proprio parere. Il governo Schifani, dopo mesi di concertazione con il governo Meloni e nello specifico con il ministero Economia e Finanza guidato da Giancarlo Giorgetti, è giunto all’adozione del documento sottoposto a Sala d’Ercole dopo il via libera di martedì mattina in Commissione Bilancio. Ai sensi del comma 642 dell’articolo 1 della legge n. 199/2025, su formale proposta dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, la Regione siciliana mette sul tavolo l’accantonamento del Fondo di liquidità anticipata prevedendo una variazione di bilancio per dare copertura agli oneri derivanti dalle anticipazioni di liquidità per le annualità del triennio 2026-2028.

I parametri che consentono alla Regione di poter liberare le risorse, che ammontano a quasi 1,9 miliardi di euro, derivano dagli oltre 10 miliardi di risultato di amministrazione e dall’avanzo di oltre 2 miliardi – qualora parificato – del rendiconto 2024. L’obiettivo, come relazionato all’Aula, è di impegnare le risorse liberate per interventi sul miglioramento di infrastrutture e reti viarie e il consolidamento delle aree a rischio per dissesto idrogeologico. Questo, laconicamente sintetizzato nella relazione esposta dal presidente Dario Daidone.

Dibattito all’Ars su avanzo di amministrazione e risorse liberate

Perplessità sono state espresse dai pochi deputati intervenuti in Aula, tutti e tre di opposizione, in una Sala d’Ercole con numero legale accertato ma spoglia sui banchi della maggioranza. Le perplessità di Antonello Cracolici e Dario Safina, entrambi del gruppo Partito democratico e rispettivamente espresse in merito allo stato del piano di rientro sulla sanità e sulle poco dettagliate intenzioni di investimento delle risorse liberate, e del deputato Cinque stelle Luigi Sunseri che ha posto l’attenzione proprio all’assenza di molti colleghi dell’opposizione per votare una delibera che attiene alle finanze regionali e conta complessivi 1.875.097.000 euro. Safina e Sunseri hanno posto il dubbio che tali risorse, una volta acquisite in rendicontazione 2025, finiranno per stimolare famelici appetiti elettorali in vista delle prossime regionali.

Alessandro Dagnino, assessore al ramo e rappresentante del governo, con un ineludibile sorriso ha sostenuto che nel momento in cui l’Aula verrà chiamata a decidere come investire le risorse si assisterà a ben più lungo dibattito. Ieri dibattito non ce n’è stato, e Sala d’Ercole ha approvato l’ordine del giorno sulla cancellazione del debito della Regione verso lo Stato e la Cassa depositi e prestiti. Come da rendiconto 2024, la Regione siciliana ha un risultato di amministrazione di quasi 12,5 miliardi di euro, e al netto dei quasi 200 milioni di euro di accantonamento del Fondo crediti di dubbia esigibilità e dei quasi 2 miliardi di Fondo anticipo liquidità si trova un limite di utilizzo dell’avanzo – dal 2026 al 2045 – pari a 10,3 miliardi di euro.

Parifica rendiconto e tempi per utilizzo delle risorse

L’operazione, come detto all’Aula dall’assessore Dagnino, “ha carattere puramente contabile ma con una refluenza significativa”. In soldoni, significativa al punto da far aggiungere – come anticipato su queste pagine l’11 febbraio – 1,8 miliardi di euro all’avanzo di 2,3 miliardi per un tesoro a disposizione della politica regionale di rilancio dell’economia pari a 4,1 miliardi. In teoria però, la cancellazione del debito andrebbe in rendiconto 2025. Stante il recupero delle pregresse parifiche, allo stato fermo al parziale del rendiconto 2020 e con prossima tappa il 12 marzo per affrontare la parifica del rendiconto 2021, per arrivare alla parifica del rendiconto 2024 contenente l’avanzo complessivo di 2,3 miliardi di euro bisognerà attendere fino a luglio se non addirittura settembre. Per la parifica del rendiconto 2025 si rischia quindi di veder finire l’anno in corso e non fare in tempo ad inserire le risorse liberate dall’estinzione del debito nella legge di stabilità 2027-2029.

Qui si apre un’altra partita, che Palazzo d’Orleans sta tentando di giocare – e vincere – per il tramite dell’assessorato all’Economia. Si tratta della datazione delle parifiche. La delibera della giunta, approvata in ordine del giorno ieri dall’Ars, verrà trasmessa entro il 28 del mese – data ultima per accedere ai benefici della legge sulla cancellazione del debito per le Regioni – e resa attuabile dal Ministero Economia e Finanze entro giugno. A questa data non sarà stato ancora parificato il rendiconto 2024, ma non sarà neanche più presente il debito rendicontato come accantonamento e poi cancellato prima della parifica dello stesso rendiconto.

Nessuna certezza da parte della Regione, ma una strada che pare intenda percorrere l’assessore Dagnino per valutarne la fattibilità. Alla fine però sarà sempre la Corte dei conti a decidere se questi 1,8 miliardi di euro saranno utili nelle casse della Regione entro fine anno – quindi entro la prossima legge di stabilità – oppure no. Intanto, da esercizio contabile previsto dalla delibera della giunta regionale, per le annualità 2026-2028 restano da coprire circa 85 milioni di euro di interessi. Perché la Sicilia di debiti ne aveva contratti, e anche parecchi.