Roma, 19 mar. (askanews) – Anche il ripristino della foresta Vaia potrebbe entrare nel mercato dei crediti di carbonio. Questo l’obiettivo del progetto CambiaMenti, presentato questa mattina al 3° European Carbon Farming Summit di Padova, uno dei primi che traducono in fatti concreti il Carbon Removal Certification Framework (CRCF), il quadro normativo europeo che renderà possibile a partire dall’estate 2026 il cosiddetto carbon farming. Da quel momento foreste, suoli agricoli, agroforestazione diventeranno strumenti per certificare le rimozioni di carbonio a livello locale.
Il progetto, presentato da Daniele Pernigotti, CEO di Aequilibria e Chair del comitato tecnico europeo CEN/TC 467 sul cambiamento climatico, prova per la prima volta in Italia a tradurre il quadro europeo su scala territoriale, sperimentando una filiera locale dei crediti di carbonio in cui generazione e acquisto avvengono nello stesso contesto geografico. Chi compra i crediti può conoscere direttamente i soggetti che li generano, come proprietari forestali, agricoltori e gestori del territorio, e le risorse economiche prodotte dalla compensazione delle emissioni restano nel territorio in cui vengono realizzati gli interventi.
“CambiaMenti è un progetto pilota su scala locale del CRCF, realizzato in parallelo alla fase di attuazione del Regolamento europeo – spiega Pernigotti – Mette intorno allo stesso tavolo tutte le parti interessate della filiera dei crediti di carbonio, consentendo un rapporto diretto tra produttori e acquirenti. Ne deriva la creazione di una maggiore trasparenza e fiducia sull’intero processo e la possibilità di un vantaggio economico per tutte le parti coinvolte, eliminando il complesso sistema di intermediazione dei crediti”.
Negli ultimi anni, il mercato dei crediti di carbonio è cresciuto rapidamente, spinto dalla domanda delle imprese che cercano di compensare le proprie emissioni. Ma spesso chi acquista un credito non ha strumenti reali per verificare dove nasce, chi lo genera e quali benefici ambientali produce davvero. Il risultato è una crisi di credibilità che ha colpito duramente il settore. In questo scenario l’Italia presenta un potenziale significativo perché dispone di oltre 11 milioni di ettari di superficie forestale, ma il mercato dei crediti di carbonio non è ancora sostenuto da un sistema di certificazione uniforme e trasparente.
Il Veneto rappresenta un contesto particolarmente adatto alla sperimentazione. La tempesta Vaia ha devastato oltre 12.000 ettari di foreste nel solo Veneto, abbattendo circa 14 milioni di alberi e causando danni complessivi stimati in quasi 3 miliardi di euro. Alcune di queste aree rientrano tra i possibili siti dei primi interventi pilota del progetto, insieme a zone di infrastruttura verde urbana e a terreni agricoli dove applicare pratiche di agricoltura rigenerativa capaci di aumentare la capacità di assorbimento di CO2 dei suoli.
Con la presentazione al Summit, il progetto entra nella sua fase operativa, che prevede la mappatura delle aree potenzialmente coinvolte, la selezione dei siti pilota forestali e agricoli, l’analisi tecnico-economica degli interventi, la definizione degli accordi tra i soggetti della filiera e infine lo sviluppo e la validazione dei primi interventi.

