Formazione e capacità perché il Popolo cresca - QdS

Formazione e capacità perché il Popolo cresca

Carlo Alberto Tregua

Formazione e capacità perché il Popolo cresca

mercoledì 20 Ottobre 2021 - 03:45

Devono governare i talenti

Lorenzo è un giovane di quattordici anni che sta preparando due esami universitari: algebra e analisi numerica. Si trova già al secondo anno di matematica all’Università di Pisa.

Non avete letto male, ha proprio quattordici anni e non ventiquattro, come accade di solito. Non sappiamo se si tratti di un piccolo genio, ma sicuramente è un ragazzo fuori dall’ordinario, come ce ne sono tanti altri.
A fronte di questa eccezionale capacità, vi è una moltitudine di studenti universitari italiani che invece battono la fiacca, approfittando di quella anomalia che esiste solo nel nostro Paese, costituita dai cosiddetti anni fuori corso. Nelle università straniere essa non esiste, anzi si frequentano le università da mattina a sera, obbligatoriamente, e si fanno gli esami ogni due mesi, con sbarramenti per potere accedere ai mesi successivi.

Questo è un modo per formare le future generazioni e per fare emergere i talenti che sono coloro che dovrebbero fare crescere il Paese una volta diventati adulti.

Fino a poco tempo fa, in Italia era vietato iscriversi contemporaneamente a due corsi universitari, per conseguire nello stesso tempo due lauree. Ora questo vincolo è stato tolto, con la conseguenza che è possibile fare quanto precede.
A fronte di questa notevole opportunità, vi è tanta pigrizia negli allievi, che non hanno ancora capito cosa vogliono fare da grandi, il che costituisce una grave remora, in quanto il destino di ogni persona non dipende completamente da essa, ma in buona parte sì.

Parliamo dell’università e ci riferiamo alla scuola. Abbiamo letto in un quotidiano regionale un articolo il cui titolo faceva “La scuola si rilancia aumentando gli stipendi ai docenti”. Non sappiamo cosa faccia l’autore, ma riteniamo che egli sia fuori dalla realtà perché non è pagando di più gli insegnanti che migliora la qualità della scuola, piuttosto aumentando la loro formazione, le loro qualità didattiche e la capacità di trasferire agli allievi le regole etiche della Comunità, oltre che i contenuti delle materie insegnate.
Insomma, chi ha scritto l’articolo non sa cosa sia la meritocrazia.

Fra gli allievi vi saranno talenti che con questo appiattimento verso il basso non vengono a galla, perché non valorizzati. Peraltro, tutti i rappresentanti degli insegnanti sono contro Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione), l’ente che valuta la qualità dell’insegnamento.

Da più fonti apprendiamo che un terzo degli attuali docenti (circa 800 mila) è precario; un altro terzo è approdato attraverso percorsi tortuosi, corsi abilitanti ed altri mezzi; una minima parte degli attuali insegnanti è arrivato in cattedra attraverso la via principale e cioé vincendo un concorso pubblico vero e proprio.

La mancata selezione dei futuri talenti impedirà a questo Paese di crescere, perché solo se essi approdano ai posti di governo, in tutti i campi, possono mettere al servizio del Popolo le loro capacità.
Invece, in atto vi è il governo dei mediocri, degli incompetenti e degli incapaci che, per conseguenza, prendono decisioni inappropriate ed inadeguate alle necessità della Popolazione.

Formazione e capacità perché cresca un popolo. Ecco cosa ci vuole. Sono requisiti che dovrebbero possedere i 3,2 milioni di dipendenti pubblici e gli 800 mila dipendenti e dirigenti delle aziende governate dal sistema pubblico. Occorrerebbe che all’interno degli apparati vi fossero veri corsi di addestramento continuo, in modo da tenere tutta la struttura pubblica all’avanguardia degli eventi, come una sorta di locomotiva che traina lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

La questione che analizziamo riguarda anche la massa di disoccupati che continua a mendicare un lavoro mentre dovrebbe autoformarsi continuamente per acquisire competenze e quindi essere pronto a farsi assumere.

Il lavoro per chi lo merita c’è ed anche abbondante, occorre perciò che gli incapaci e gli incompetenti capiscano quanto precede e siccome non sono minus habens, possono tranquillamente mettersi in competizione ed entrare nell’alveo del lavoro, quello vero, che c’è.

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