Formazione per gli esuberi. Manovra, via auto blu Meglio usare i taxi - QdS

Formazione per gli esuberi. Manovra, via auto blu Meglio usare i taxi

Carlo Alberto Tregua

Formazione per gli esuberi. Manovra, via auto blu Meglio usare i taxi

giovedì 17 Ottobre 2019 - 00:00

Anche la Legge di Bilancio 2020, inviata alla Commissione europea lo scorso 15 di ottobre, non prevede novità in ordine all’aumento dell’efficienza della macchina pubblica, tagliando gli sprechi che nascondono la corruzione.
Perché il Governo non ha posto la dovuta attenzione a questo fondamentale atto che comporterebbe il recupero di notevoli risorse – per esempio come indicò Carlo Cottarelli, quando era commissario all’uopo – circa 30/40 miliardi?
Come dire che la Manovra con la quale si redige la citata legge potrebbe essere fatta senza bisogno di lambiccarsi molto il cervello.
Mentre si parla di evasione fiscale (110 miliardi), di corruzione (60 miliardi), di criminalità organizzata (forse 100 miliardi), di lavoro nero (forse 50 miliardi) e di altre questioni similari, questo Governo (e i precedenti) non hanno mai messo mano all’altro vulnus, e cioè alle deficienze della Pubblica amministrazione e ai suoi eccessi di spesa.

Ve ne citiamo una che si potrebbe risolvere con un articolo di poche parole da inserire nella legge di Bilancio 2020: “è fatto divieto agli Enti pubblici e alle partecipate di disporre di proprie auto per il servizio a esponenti istituzionali, dirigenti e dipendenti. Viene autorizzato, in sostituzione, l’uso dei taxi”.
Si tratterebbe di una norma di buon senso, peraltro presente in nazioni come Germania, Svizzera e Danimarca, ove le cosiddette auto blu sono pochissime e riservate ai vertici dello Stato.
Non si capisce per quale ragione debbano esservi decine di migliaia di veicoli, spesso poco utilizzati, cui devono accudire altrettanti autisti, con notevoli spese, anche di manutenzione, oltre che costo di acquisto.
Utilizzare i taxi al loro posto significa creare nuovo lavoro, perché contestualmente i Comuni potrebbero rilasciare nuove licenze. Inoltre si possono statuire convenzioni che mettono a disposizione, quando serve, il veicolo per l’intera giornata.
Da parte di alcuni si stima che solo questa operazione porterebbe un risparmio di oltre un miliardo, senza inficiare il servizio. Sorgerebbe il problema dell’esubero degli autisti, ma esso fa parte di uno più grande.
Nella Pubblica amministrazione di tutti i livelli, vi è una bassa qualità professionale, nonostante al proprio interno vengano effettuati numerosi corsi di formazione, ma essi non sono finalizzati al cambio di funzioni dei partecipanti, bensì servono per pagare indennità ai formatori.
È la solita storia: i soldi pubblici non si spendono per ottenere risultati ma per alimentare la mangiatoia.
Tutto ciò accade perché mancano nella burocrazia i tre valori fondamentali: merito, responsabilità e produttività. Quando ci riferiamo alla burocrazia, consideriamo anche le 8 mila partecipate attive (Istat 2018), di tutti i livelli, che gestiscono intorno a 800 mila dirigenti e dipendenti, entrati in quelle società di diritto privato senza concorso e con il sospetto della raccomandazione.
Quanto precede rende inefficiente e inutilmente costosa la Pubblica amministrazione, che andrebbe invece razionalizzata e condotta a criteri di efficienza e funzionalità.

La disfunzione della burocrazia non solo è un danno per i cittadini, i quali non ottengono servizi di sufficiente qualità, ma si rivela una bomba ad orologeria per il tessuto produttivo, che necessariamente è interconnesso con essa per ottenere provvedimenti amministrativi di varia natura, tra cui concessioni, autorizzazioni e similari.
Non solo, ma la Pubblica amministrazione si rivela una pessima pagatrice, per cui il tessuto produttivo riceve i pagamenti delle prestazioni, dei servizi e delle forniture dei beni con incalcolabile ritardo, con la conseguenza che le imprese devono accedere al credito bancario non già per nuovi investimenti, bensì per alimentare il proprio ciclo finanziario.
Lo Stato, nelle sue configurazioni terminali, non dovrebbe fare, bensì controllare che il settore privato operi in piena libertà, ma vincolato da norme severe, fatte applicare e controllate.
Perché il settore pubblico, invece, vuole fare? Per alimentare clientelismo e corruzione, da utilizzare come merce di scambio per ottenere voti.
Cambierà quanto precede? Non lo sappiamo, ma ne dubitiamo.

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