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Frana di Niscemi, il procuratore Vella: “In vent’anni non è stato fatto nessun intervento”

Frana di Niscemi, il procuratore Vella: “In vent’anni non è stato fatto nessun intervento”
La frana di Niscemi

vede attualmente indagate 13 persone

Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha tracciato un primo bilancio sull’inchiesta sulla frana di Niscemi che vede attualmente indagate 13 persone, tra loro anche gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana.

Abbiamo finora fatto un importante lavoro di squadra con la polizia e i consulenti che ci ha consentito di aver una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo”, ha affermato Vella.

Nulla è stato fatto in 20 anni

In vent’anni non è stato fatto nessun intervento. “L’inchiesta si divide in tre fasi. Siamo ancora alla prima da cui emerge che dal 2010, anno di risoluzione del contratto con le ditte che avrebbero dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio frana all’ultimo evento del gennaio sorso, nulla è stato fatto”.

Su chi chiede se saranno iscritti tra gli indagati anche l’attuale sindaco di Niscemi ed i suoi predecessori, il procuratore ha detto chiaramente: “Allo stato attuale”.

Frana di Niscemi, chi sono gli indagati

Tra gli indagati figurano gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele LombardoRosario CrocettaNello Musumeci e il governatore in carica Renato Schifani. Nel registro degli indagati finiscono anche i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, Pietro Lo MonacoCalogero Foti e l’attuale Salvatore Cocina, nonché il direttore regionale Vincenzo Falgares e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo LizzioMaurizio CroceSergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati, che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana.

Nei prossimi giorni per gli indagati inizieranno le audizioni, con possibili nuovi sviluppi dell’indagine su quella che – ha confermato il Procuratore capo di Gela in conferenza stampa – “è la frana più grande d’Europa“. In merito all’indagine, Raffaele Lombardo commenta: “Apprendo dalla stampa la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati di un’indagine anche a mio carico per la frana di Niscemi. Ritengo si tratti allo stato di un atto dovuto attesa la complessità degli accertamenti che dovrà condurre la Procura della Repubblica di Gela. Come sempre ripongo la doverosa fiducia nell’ operato degli inquirenti e auspico che a breve sia chiarita la mia assoluta estraneità ai fatti”.

Tredici indagati per la frana di Niscemi, le reazioni politiche

Sono stato uno dei pochi a dire chiaramente che la frana di Niscemi potesse avere responsabilità della politica. Ora la magistratura dovrà accertare che sia così, ma i documenti che abbiamo diffuso, il Pai primo tra tutti, è inequivocabile. Dopo che ho recuperato quel documento, la politica ha cominciato a scaricare la responsabilità a cascata e per fortuna la procura è intervenuta. Ora chi ha sbagliato, dovrà fare i conti con la giustizia. La posizione più grave a mio avviso é quella di Musumeci che oggi ricopre anche l’incarico di ministro, forse dovrebbe fare passo indietro”. Così il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera.

“L’inchiesta della Procura di Gela sulla frana di Niscemi, con l’ipotesi di disastro colposo e l’iscrizione nel registro degli indagati anche degli ultimi quattro Presidenti della Regione Siciliana, pone una questione che va oltre le singole posizioni giudiziarie: la superficialità politica nella gestione del territorio – quando c’è – non è mai un fatto astratto. Incide sui versanti, sulle opere, sulle autorizzazioni, sulla manutenzione, sulla prevenzione del rischio idrogeologico. E, soprattutto, incide sulla vita delle persone, sulla sicurezza delle comunità e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Lo dichiara Sergio Costa, vicepresidente della Camera, deputato del Movimento 5 stelle ed ex ministro dell’Ambiente, commentando la notizia secondo cui tra i 13 indagati figurano Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani.

“Il territorio è un bene comune e fragile: governarlo richiede competenza, continuità amministrativa, trasparenza nelle scelte e capacità di prevenire, non di inseguire le emergenze – aggiunge -. La lezione che dobbiamo trarre è chiara: serve una cultura della prevenzione, con piani seri, controlli efficaci e responsabilità piena a ogni livello istituzionale”.

“È il tempo in cui la politica ha il dovere di interrogarsi e di correggere ciò che non ha funzionato: la sicurezza del territorio non può dipendere dall’approssimazione”, conclude Costa.

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