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Niscemi, la frana isola le campagne. L’allarme degli agricoltori: “Senza strade e aiuti rischiamo di non farcela”

Niscemi, la frana isola le campagne. L’allarme degli agricoltori: “Senza strade e aiuti rischiamo di non farcela”

Gli agricoltori niscemesi raccontano al QdS le difficoltà quotidiane dopo il disastroso evento franoso.

La frana che ha colpito Niscemi sta ridisegnando, giorno dopo giorno, anche la geografia del lavoro in agricoltura, mettendo sotto pressione un comparto già provato da anni difficili. Nelle campagne, le conseguenze del dissesto si misurano in chilometri aggiuntivi, ritardi, costi che crescono e attività che rischiano di fermarsi.

Per chi lavora la terra, l’accesso ai campi non è un dettaglio logistico, ma una condizione essenziale per continuare a produrre. Quando le strade vengono meno, l’intero sistema agricolo entra in affanno: è quanto sta accadendo nelle aree rurali di Niscemi, dove la frana ha interrotto o reso difficoltosi collegamenti fondamentali per aziende, trasportatori e mercati locali.

Molti percorsi utilizzati da anni sono diventati impraticabili o soggetti a limitazioni, costringendo gli agricoltori a rivedere completamente la propria organizzazione. Niscemi è un territorio a forte vocazione agricola, dove il lavoro nei campi rappresenta non solo una fonte di reddito, ma anche una componente identitaria per numerose famiglie, legata a produzioni simbolo come il noto carciofo autoctono. La funzionalità della rete viaria è quindi essenziale: dalla lavorazione dei terreni al trasporto dei prodotti fino alla distribuzione sui mercati della provincia.

Frana di Niscemi, le difficoltà del mondo dell’agricoltura

A raccontare le difficoltà del momento è Francesco Giugno, titolare dell’omonima azienda agricola nel territorio niscemese. “Con la chiusura della SP 10 e della SP 12 la circolazione è quasi impraticabile”, spiega, sottolineando come ampie porzioni di campi siano ora isolate. Secondo l’agricoltore, i disagi si traducono in rallentamenti costanti e in una gestione sempre più complessa del lavoro quotidiano. “Abbiamo subito ritardi continui e serve intervenire sulle strade”, osserva, riconoscendo i lavori in corso ma mettendo in evidenza i limiti delle operazioni.

“Le asfaltature ci stanno dando una mano, ma il maltempo rallenta tutto e la pioggia complica ulteriormente gli interventi”, aggiunge, richiamando l’attenzione su una situazione che resta fragile e precaria.

Il problema più delicato riguarda però il trasporto delle merci: “La situazione più critica riguarda gli autotrasportatori, che faticano a spostarsi e a lavorare con regolarità”, spiega, evidenziando un fattore che rischia di rallentare l’intera filiera agricola, dall’uscita dei prodotti dai campi fino alla loro distribuzione sui mercati.

Accessi difficili e difficoltà quotidiane

A raccontare ulteriori difficoltà al QdS è Gaetano Militello, titolare di un’azienda ai piedi della frana: “Per raggiungere i miei campi impiego ormai circa 45 minuti, un tempo che prima non superava i venti minuti”, spiega, sottolineando come la quotidianità lavorativa sia diventata più complessa.

Riguardo al bypass costruito per collegare la SP10 e la SP12, l’agricoltore aggiunge: “Quello che hanno realizzato è solo un tamponamento momentaneo. Serve sicuramente a transitare, ma non è la soluzione definitiva: occorre intervenire con una sistemazione più strutturata, che ci permetta di tornare alla normalità e lavorare senza continue interruzioni”.

E insiste su un punto fondamentale: “Il vero problema resta poter accedere a Niscemi. Finché le strade principali restano interrotte, l’intero sistema produttivo è in difficoltà: non è solo una questione di chilometri, ma di continuità e possibilità di operare”.

Campi isolati, agricoltori costretti a reinventare i percorsi

Un’altra testimonianza arriva da Marco Crescimone, titolare dell’azienda agricola “La Cicogna Bio”, che racconta come raggiungere i campi sia ormai diventato un problema quotidiano per molte realtà agricole: “La nostra azienda non si trova in zona rossa, ma la strada che usavamo per raggiungere i campi non esiste più”, racconta.

Dal punto di vista pratico, la riorganizzazione degli spostamenti incide pesantemente sulla gestione: “Dobbiamo andare prima a Gela e poi risalire verso Niscemi, in direzione Vittoria”, spiega, descrivendo un itinerario che allunga notevolmente i tempi di percorrenza.

I numeri parlano chiaro: “Prima scendevamo direttamente nei terreni: circa 10 chilometri, un tragitto di 15 o 20 minuti. Ora i chilometri sono diventati 30”. Un aumento che, ripetuto ogni giorno, si traduce in maggiori costi per carburante, usura dei mezzi e ore di lavoro sottratte alle attività nei campi.

Frana di Niscemi e agricoltura in ginocchio: “Senza aiuti la situazione rischia di diventare insostenibile”

Alle difficoltà logistiche si aggiungono quelle legate alla commercializzazione. “C’è un problema oggettivo con la vendita dei prodotti a Niscemi. Noi produciamo farine ecologiche che, per la tipologia di lavorazione, hanno un certo prezzo, ma l’attuale situazione emergenziale rende tutto più difficile”, spiega ancora Crescimone, evidenziando come, in un contesto provato dalla crisi abitativa e dalle incertezze legate alla frana, anche i consumi calino, penalizzando in particolare le produzioni di qualità.

“Non riusciamo a vendere qui, sto cercando canali alternativi fuori da Niscemi. In questo periodo mi sto spostando soprattutto verso Catania, Augusta e Lentini, ma la situazione sta diventando davvero difficile”, racconta l’agricoltore, descrivendo come la frana non abbia colpito solo le strade urbane, ma abbia di fatto complicato l’intera logistica agricola della zona.

In questo contesto, cresce la preoccupazione per la tenuta delle aziende nel medio periodo: “Gli aiuti economici sono bloccati. Dopo le difficoltà causate dalla siccità, questa nuova emergenza rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Ogni giorno chiediamo supporto alle istituzioni, perché senza sussidi concreti sarà difficile reggere. La situazione sta diventando insostenibile”. Una difficoltà che viene confermata anche dall’azienda agricola dei fratelli Parlagreco: “Qui non soffrono solo le aziende agricole. Molte attività stanno rallentando o chiudendo, e il clima economico è diventato più incerto. Si va avanti, ma non è semplice”, spiegano.

Percorsi interrotti, costi in aumento e difficoltà quotidiane rendono il lavoro nei campi sempre più complesso, mettendo in luce quanto l’agricoltura sia centrale per l’economia e l’identità del territorio. Nonostante tutto, i lavoratori continuano a organizzarsi, trovare soluzioni alternative e portare avanti la produzione, difendendo una vocazione agricola che resta il cuore pulsante della comunità niscemese.

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