Roma, 13 giu. (askanews) – Francia e Italia sulle barricate – insieme, per una volta – a difesa dell’utilizzo delle lingue nazionali nei documenti e nei trattati della Unione Europea, in questo caso commerciali. Un principio storico e un presidio di democrazia e conoscibilità del diritto in tutti i Paesi membri.
Principio, tuttavia, che ora secondo le ricostruzioni del Financial Times verrebbe messo in discussione da una manovra che vede come capofila il commissario europeo al commercio, lo slovacco Maros Sefcovic, con il pretesto che la traduzione dei trattati commerciali nelle 24 lingue della Ue rallenterebbe i processi negoziale.
Secondo il quotidiano, che cita fonti anonime, il mese scorso Sefkovic avrebbe detto ai ministri responsabili dei Paesi Ue che intende proporre di utilizzare unicamente l’inglese nei documenti preparatori di un accordo con l’Indonesia.
Francia e Italia, sempre secondo le ricostruzioni del quotidiano, hanno sollevato obiezioni ai propositi del commissario slovacco, che asserisce di avere “ampio consenso” su questa proposta tra i Paesi membri. Ma Parigi e Roma hanno sollevato problemi di costituzionalità.
Una fonte dell’amministrazione transalpina spiega infatti che la Francia non può vincolarsi a trattati o testi legislativi che non siano redatti in lingua francese. Un’altra fonte, sempre secondo il FT, rileva che anche la costituzione italiana prevede vincoli analoghi.
Nelle istituzioni comunitarie il lavoro quotidiano si svolge utilizzando tre lingue ufficiali: inglese, francese e tedesco. Alla fine l’utilizzo prevalente è quello dell’inglese, seguito dal francese.
Ma le normative comunitarie impongono che i cittadini dei Paesi facenti parte dell’Unione abbiano il diritto di utilizzare ognuna delle loro 24 lingue nazionali per comunicare con le istituzioni comunitarie. E che queste ultime debbano replicare ai cittadini utilizzando la stessa lingua. Gli atti legislativi e le regole devono essere pubblicati in tutte le lingue dell’Unione e gli incontri di capi di Stato e di governo e dei ministri devono avere la possibilità di traduzione simultanea in tutte le lingue.
L’utilizzo quotidiano dell’inglese nella Ue è aumentato da quando si è verificato l’ultimo grande allargamento dell’Unione, nel 2004.
Queste nuove spinte per aumentare ancora l’uso dell’inglese – che in questo case diventerebbe esclusivo – ai danni delle altre lingue nazionali, di cui Sefcovic si farebbe portabandiera, avviene a dispetto del fatto che in questi anni lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale sta facilitando e velocizzano i processi di traduzione, anche in tempo reale, di tutti i documenti.

