Milano, 8 gen. (askanews) – Da lunedì Nestlé ha avviato il richiamo volontario di lotti di latte artificiale per l’infanzia distribuiti in tutto il mondo. L’azienda, che ha da parlato di “una misura precauzionale dovuta alla potenziale presenza di cereulide, una tossina che può causare nausea e vomito, in uno degli ingredienti utilizzato” per il suo latte artificiale, ha via via aggiornato la lista dei Paesi a cui è rivolto il richiamo. In questo lungo elenco, che conta oltre una quarantina di mercati dall’Europa all’Asia all’America Latina e al Medio Oriente, c’è anche l’Italia dove il ritiro riguarda marchi come Nidina, Nan e Alfamino. La decisione, secondo il Financial Times, potrebbe costare alla multinazionale svizzera “fino a 1,2 miliardi di franchi svizzeri in termini di mancati guadagni e rischia di danneggiare la reputazione dei suoi marchi” oltre a rappresentare una battuta d’arresto per il nuovo amministratore delegato, Philipp Navratil, al lavoro per ricostruire la fiducia degli investitori nel gruppo alimentare svizzero.
Gli analisti di Jefferies hanno calcolato che circa l’1,3% delle vendite del gruppo Nestlé potrebbe essere interessato, per un’esposizione totale pari a 1,2 miliardi di franchi svizzeri. Un altro analista di Barclays, ha stimato un’esposizione simile, valutando il rischio totale tra lo 0,8 e l’1,5% delle vendite del gruppo.
Il richiamo del latte per neonati, sottolinea Ft, segna un inizio d’anno difficile per Navratil, promosso alla carica di ceo a settembre dopo il licenziamento dell’ex amministratore delegato Laurent Freixe, per una “relazione sentimentale segreta” con una collega. Navratil sta cercando di rilanciare la crescita e ridurre il debito del gruppo che nei prossimi due anni taglierà 16.000 posti di lavoro.
Per gli analisti il ritiro del latte in polvere rischia di causare un danno duraturo alla reputazione dei marchi, aggravando la perdita di credibilità di Nestlé dopo una serie di problemi operativi e accuse di governance aziendale inadeguata. Nestlé, infatti, è stata anche oggetto di critiche in Francia, dove le autorità hanno fatto irruzione nei suoi uffici lo scorso luglio nell’ambito di un’indagine sul suo presunto utilizzo di metodi di filtrazione non autorizzati nell’acqua minerale in bottiglia. Negli Stati Uniti, invece, lo scorso anno ha dovuto ritirare dal mercato i pasti surgelati a causa di timori di contaminazione.
Jean-Philippe Bertschy, analista di Vontobel, ha affermato che il rischio reputazionale derivante dall’ultimo ritiro è più preoccupante dell’impatto finanziario. “L’incidente lascia l’amaro in bocca per quanto riguarda l’esecuzione e la comunicazione di Nestlé, priorità fondamentali per la nuova leadership, dove le aspettative erano elevate – ha detto – Questo è tutt’altro che rassicurante per gli investitori e riaccende le preoccupazioni sul controllo in un settore sensibile alla reputazione”.
Secondo i numeri diffusi da Nestlé il ritiro del prodotto rappresenta “significativamente meno dello 0,5%” delle vendite annuali, precisando che non si aspetta un impatto finanziario significativo per il gruppo. Secondo un analista di Jefferies la risposta dei consumatori ai richiami varierà a seconda del mercato, identificando nella Cina un elemento di preoccupazione, dal momento che il richiamo del 2013 da parte di Danone del suo marchio Dumex aveva causato una perdita di 800 milioni di euro nelle vendite nel Paese.
