Roma, 30 mar. (askanews) – “Essere Henry, il Fonzie e oltre…” è il titolo dell’unica autobiografia dell’attore statunitense Henry Winkler, in uscita in Italia mercoledì primo aprile per Il Castello collana Chinaski. Essere Henry è il racconto profondamente toccante di un percorso fatto di fama, difficoltà e continua scoperta di sé. Dal celebre ruolo di Fonzie nella serie Happy Days fino ai progetti più recenti, la narrazione di Winkler è attraversata da umanità, ironia e profonde riflessioni. Per la prima volta l’attore si racconta senza filtri, mettendosi a nudo davanti al suo pubblico ma anche davanti a se stesso.
Attraverso una cronistoria che intreccia vita privata e carriera artistica, la star hollywoodiana svela il retroterra familiare e personale che negli anni lo ha portato a diventare un’icona internazionale e transgenerazionale. Dal rapporto con i genitori alle radici della cultura ebraica, dalle prime esperienze teatrali fino al confronto quotidiano con la dislessia e le difficoltà cognitive. Limiti che, grazie a impegno e determinazione, riuscirà a trasformare nel vero motore del suo successo nel mondo del cinema. Centinaia di provini, copioni imparati a memoria per aggirare le difficoltà di lettura, piccole parti in pubblicità e film indipendenti: è questo il lungo percorso che lo porterà infine al grande successo con il personaggio che tutti conosciamo come Fonzie. Se da un lato Winkler resterà sempre grato e affezionato a quel passaggio fondamentale della sua carriera, dalle pagine del libro emerge anche quanto sia stato difficile, negli anni successivi, liberarsi da quell’etichetta e dimostrare che il suo talento andava ben oltre le iconiche battute di Arthur Fonzarelli.
Con alcuni passaggi scritti in prima persona dalla moglie Stacey, il libro restituisce tutti i chiaroscuri del suo percorso: dall’esplosione di popolarità legata a Fonzie fino ai giorni nostri, passando per lunghi e frustranti periodi di inattività. Winkler racconta, ad esempio, che l’enorme successo di Fonzie finì per mettere in ombra gli altri protagonisti dello show. La rete televisiva arrivò persino a contattarlo segretamente con l’idea di realizzare uno spin-off dedicato al personaggio o di cambiare il titolo della serie in “Fonzie’s Happy Days”: una proposta che l’attore rifiutò categoricamente.
Negli anni successivi arrivarono diverse apparizioni come guest star in serie di successo come Arrested Development – Ti presento i miei, Royal Pains e Parks and Recreation, fino alla svolta rappresentata da Barry del 2018, serie che diventerà il secondo grande pilastro della sua carriera e gli farà conquistare il suo primo Emmy in prima serata. Nel 2003 Winkler si dedica anche alla letteratura per ragazzi, scrivendo le avventure di Hank Zipzer, un ragazzino con dislessia che affronta e supera numerose difficoltà scolastiche. La serie di 28 libri Hank Zipzer il superdisastro è infatti ispirata direttamente alla sua esperienza personale con una dislessia rimasta a lungo non diagnosticata. Le memorie di Winkler, che nel corso della sua carriera è stato attore, regista, produttore e doppiatore, sono ricche di aneddoti divertenti e spesso poco conosciuti. Non tutti sanno, ad esempio, che è stato produttore della celebre serie televisiva MacGyver, e che per il lancio del teaser impose l’utilizzo di ben quaranta cavalli. Tra gli episodi che menziona c’è la sua partecipazione a un film come sostituto di un attore che aveva avuto contrasti con Sylvester Stallone: si trattava di Richard Gere. Oppure quando assistette alla cacciata di Meryl Streep da un casting per un film in cui recitava anche Harrison Ford. Questo gli parlò di un non ben identificato film di fantascienza che aveva girato quasi interamente in green screen: Star Wars. Ricorda anche un timido Robin Williams al provino per Happy Days e racconta come la rete ABC fece infuriare così tanto il suo grande amico Ron Howard durante le riprese, da spingerlo quasi per ripicca verso la carriera di regista cinematografico.
Non mancano episodi esilaranti, come quando, dirigendo Burt Reynolds nel film Un piedipiatti e mezzo, si vide lanciare addosso una bottiglietta d’acqua. Oppure quando decise di aggiungere l’intero suo stipendio al compenso pur di convincere Burt Lancaster a partecipare a uno dei suoi film. Nella sua carriera da regista ha lavorato, tra gli altri, con Dolly Parton e Tom Hanks, ricordando proprio di quest’ultimo una piccola parte interpretata anni prima in Happy Days. Da una costa all’altra degli Stati Uniti gli capita di partecipare a una partita di basket organizzata dall’amico Adam Sandler, dove incontra anche Brad Pitt e Jim Carrey. E racconta come la sua presenza nel cult movie Scream avrebbe dovuto essere messa in ombra dalla produzione, salvo poi essere valorizzata dopo l’entusiastica risposta del pubblico, fino a comparire anche nella promozione del film. Una curiosità finale: nella versione italiana di Happy Days la serie è interamente doppiata, fatta eccezione per il celebre ed inconfondibile “Ayyy!” di Fonzie.

