Ai dipendenti 16 mld esclusi tutti gli altri - QdS

Ai dipendenti 16 mld esclusi tutti gli altri

Carlo Alberto Tregua

Ai dipendenti 16 mld esclusi tutti gli altri

mercoledì 22 Gennaio 2020 - 00:00

L’articolo 3 della Costituzione sancisce l’eguaglianza tra tutti i cittadini. L’articolo 53 stabilisce la progressività delle imposte sui redditi. In atto le aliquote sono cinque: 23, 27, 38, 41, 43 per cento. Esse vengono applicate ai redditi di tutti i cittadini secondo, appunto, la progressività costituzionale.
Però, i vari governi non seguono i due precetti indicati, perché ritengono che vi siano alcune categorie di cittadini più uguali degli altri, come diceva Enzo Biagi (1920 – 2007). Per cui, anziché intervenire sulle stesse aliquote in modo che i beneficiari siano tutti cittadini percettori di redditi, si inventano detrazioni ai “buoni” e altre diavolerie per saltare l’obbligo costituzionale dell’eguaglianza.
Anche questo Governo, il Conte due, non è venuto meno a questa illegittimità: ha previsto un decreto che consente sgravi a tutti i dipendenti pubblici e privati, che abbiano un reddito lordo sino a 40 mila euro, ovviamente esclusi gli altri dipendenti che abbiamo redditi superiori.

Così agendo il Governo ha commesso omissioni gravi, perché non è intervenuto, come prima si scriveva, sulle aliquote, bensì su poste che agevolano alcune categorie di cittadini e ne escludono altre.
Per esempio sono stati esclusi dalla agevolazioni quegli imprenditori, piccoli ovviamente, che hanno un reddito fino a 40 mila euro. Sono stati esclusi i professionisti, piccoli ovviamente, che conseguono un reddito fino a 40 mila euro, e infine sono stati esclusi i pensionati, il cui assegno non superi i 40 mila euro. Tre grandi categorie che insieme fanno più dei 16 milioni di cittadini.
Dal che ne consegue che il decreto in approvazione costituisce una palese violazione della Costituzione. Ma non abbiamo sentito proteste né da parte dei sindacati che rappresentano i pensionati, né da ordini professionali e neppure da organizzazioni imprenditoriali, soprattutto quelle di artigiani e agricoltori.
Che il ceto politico e il Parlamento possano agire con atti discriminatori è ormai divenuta una abitudine. Però non significa che questo comportamento sia legittimo, anzi esso dovrebbe essere sanzionato. Così sarà, se il decreto sarà portato al vaglio della Corte Costituzionale.
Cosa doveva fare il Governo invece? Doveva intervenire sulle aliquote, per esempio accorpando quelle del 23 e 27% magari in un’unica al 25%; ridurre l’aliquota del 38% e forse ritoccare quella del 41%.
In questo modo tutti i cittadini, indistintamente tutti, avrebbero beneficiato in egual misura della riduzione delle imposte, che non può essere indirizzata solo alla riduzione del cuneo fiscale, cuneo per altro che c’è pure per i pensionati.
I comportamenti indicati, da noi fortemente criticati da 40 anni, indicano senza ombra di dubbio incertezze e incapacità di perseguire una linea di politica economica e fiscale uguale per tutti, che non divida i cittadini tra figli e figliastri.
Ma questa condotta può essere esercitata solo da veri statisti e non da improvvisati presidenti del Consiglio o ministri o vice ministri o sottosegretari senza arte né parte politica, ma proiettati al governo del Paese da una situazione caotica nella quale gli elettori sono sbandati e non hanno più punti di riferimento.

Ricordate la stella polare, chiamata anche Tramontana, da cui il relativo vento del Nord? Essa è un punto di riferimento fisso per tutti i naviganti e consentì a Cristoforo Colombo (1451 – 1506) di raggiungere le terre che considerava Indie e che invece poi scoprì essere intermedie, cui successivamente si dette il nome delle Americhe.
Il Genoano partì da Palos de la Frontera (Huelva) il 3 agosto 1492 quando l’allora regina Isabella sconfisse gli arabi, e dopo tre mesi raggiunse la meta incognita, seguendo appunto la stella polare.
Questo riferimento storico serve per indicare che nel nostro Paese il ceto politico e burocratico l’hanno persa di vista e quindi procedono alla cieca zigzagando senza la precisa cognizione e consapevolezza che il popolo si serve se si agisce con equità, secondo il principio dell’interesse generale.
Dunque, 16 milioni di privilegiati, peraltro giustamente, ma forse altri 16 milioni di esclusi dall’agevolazione, sicuramente ingiustamente.
Finiranno questi comportamenti? Non crediamo, data la bassa qualità del personale politico.

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