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Furto milionario da Marchesi Antinori: rubate circa 30mila bottiglie

Furto milionario da Marchesi Antinori: rubate circa 30mila bottiglie

Da deposito di Cortona spariti “Solaia”, “Tignanello”, “Guado al Tasso”

Milano, 9 ott. (askanews) – Nuovo, ingente, furto di bottiglie di vino ai danni di celebri Cantine italiane. Marchesi Antinori ha infatti reso noto oggi che nelle notti comprese tra il 2 e il 4 ottobre sono state sottratte dal deposito di Cortona (Arezzo)circa 30mila bottiglie di alcune delle etichette più rappresentative dell’azienda vinicola toscana.

Il bottino comprende le etichette “Solaia”, “Tignanello” e “Guado al Tasso”, tre vini tra i più conosciuti e ricercati del panorama enologico italiano, particolarmente apprezzati anche dal collezionismo internazionale. Data l’entità e le modalità del furto, si pensa che ad agire sarebbe stata una banda specializzata, composta da una decina di persone che hanno assaltato nottetempo il magazzino logistico dell’azienda.

Dopo aver neutralizzato il sistema d’allarme, i ladri sarebbero entrati nella struttura con due camion, utilizzando poi i muletti del deposito per caricare i bancali di bottiglie. Il furto è stato scoperto lunedì 5 ottobre, quando i dipendenti hanno ripreso il lavoro. Non si esclude che a colpire sia stata la stessa banda che ha agito in altre Cantine italiane negli ultimi mesi. Altre razzie erano state infatte portate a termine tra il 16 e il 17 settembre scorso, nella celebre Cantina Conterno Fantino di Monforte d’Alba (Cuneo) e nella notte tra domenica 28 e lunedì 29 giugno di quest’anno nella sede produttiva di Banfi Piemonte a Strevi (Alessandria).

Il furto da Marchesi Antinori è, al momento e per quanto si sa, quello più consistente dal punto di vista economico, e si aggirerebbe su diversi milioni di euro. Il “Solaia”, prodotto nella Tenuta Tignanello, nel territorio del Chianti Classico, nasce prevalentemente da uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, insieme con una quota di Sangiovese. La produzione annuale si aggira generalmente tra 60mila e 70mila bottiglie, che possono raggiungere diverse centinaia di euro ognuna, a seconda dell’annata e del mercato. Anche il “Tignanello” nasce nell’omonima Tenuta, nel cuore del Chianti Classico, ed è ottenuto prevalentemente da Sangiovese, insieme con Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La sua prima annata risale al 1971 e il vino ha avuto un ruolo significativo nell’evoluzione dell’enologia toscana, contribuendo all’affermazione internazionale dei cosiddetti Supertuscan. Il “Guado al Tasso” proviene invece dall’omonima Tenuta di Bolgheri (Livorno), sulla costa tirrenica, ed è legato alla tradizione degli assemblaggi bordolesi, con Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc. Tre etichette appartenenti a territori e progetti produttivi differenti, accomunate da una distribuzione internazionale e da una presenza consolidata nel mercato dei vini da collezione.

La commercializzazione delle bottiglie rubate costituisce uno degli aspetti più complessi. La storica azienda toscana ha infatti comunicato che tutte le bottiglie sottratte sono dotate del sistema anticontraffazione e, come sempre in questi casi, ha informato subito la propria rete commerciale internazionale, per richiamare l’attenzione dei clienti su eventuali offerte provenienti da canali diversi da quelli autorizzati.

Marchesi Antinori, la cui storia vitivinicola risale al 1385, quando Giovanni di Piero Antinori entrò nell’Arte Fiorentina dei Vinattieri, è oggi guidata dalla 26esima generazione della famiglia, e possiede Tenute in diversi territori viticoli italiani e all’estero. La società è presieduta da Albiera Antinori, affiancata nella gestione dalle sorelle Allegra e Alessia, mentre Renzo Cotarella ricopre il ruolo di amministratore delegato. Il padre Piero Antinori, 88 anni, è presidente onorario.