Nell’Assemblea generale dell’Onu di New York sta andando in scena la crisi dell’ordine mondiale stabilito dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale, senza che sia ancora chiaro quale nuovo equilibrio potrà sostituirlo. L’Onu è sempre stata tante cose, ma forse mai ciò che avrebbe dovuto essere. Pur essendo nata con il compito di preservare la pace e la sicurezza internazionale, è riuscita soprattutto a essere un’istituzione a cui delegare emergenze e disastri umanitari, forse l’unico terreno sul quale era possibile trovare un accordo. Probabilmente il potere di veto nel Consiglio di sicurezza era inevitabile, ma ha impedito un vero intervento ogni volta che erano in gioco gli interessi delle principali potenze. Va comunque ricordato che l’Onu non è un parlamento democratico, ma un’organizzazione in cui sono rappresentati gli Stati. È quindi naturale che nelle decisioni pesino gli interessi di ciascuno e dei blocchi di cui fanno parte.
Onu e nuovo ordine mondiale, cosa è cambiato
Nonostante ciò, è sempre stata un luogo di dialogo e confronto, creando occasioni di incontro anche tra nemici. Dopo 80 anni, però, il mondo è cambiato. Regno Unito e Francia, un tempo grandi potenze coloniali, sono oggi potenze di diverso peso; la Cina, inizialmente rappresentata dalla Repubblica di Cina, oggi Taiwan, ha lasciato il posto alla Repubblica Popolare Cinese, cioè Pechino. Le potenze sconfitte, Germania e Giappone, sono tornate protagoniste, mentre altri Paesi, come l’India, sono emersi e chiedono maggiore peso nella gestione dell’ordine mondiale.
L’Onu sta quindi cambiando suo malgrado e il suo futuro dipenderà anche da chi sarà il prossimo Segretario generale. Per la prima volta potrebbe essere una donna: quattro delle sette candidature oggi in corsa sono femminili. Una scelta che potrebbe portare una ventata di novità in un’istituzione che, a ottant’anni dalla sua nascita, non suscita più empatia ma che è sempre più necessaria, e deve decidere quale ruolo vuole avere nel nuovo ordine mondiale.

