Accusato di corruzione, l’ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao è finito agli arresti domiciliari. L’ordine di custodia è stato emesso dalla giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino che, in queste ore, ha accolto la richiesta della Procura di Palermo.
Come noto, l’accusa a carico dell’ex esponente della Regione è di corruzione. Al centro dell’inchiesta i permessi ambientali concessi dalla commissione Cts della Regione di cui Armao è stato presidente, fino alla scorsa estate. Oltre che per Gaetano Armao, la giudice ha ordinato gli arresti domiciliari anche per Pierluigi Matta e Luigi Zancla.
Niente arresti domiciliari, invece, per Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale siciliano del Mpa. Respinte anche le richieste a carico degli imprenditori Mario Lupo, 64 anni e Sergio Vella, 57 anni, i manager Giuseppe Argirò, 57 anni e Marco Gentile Malacarne, 47 anni. Respinta infine anche la richiesta di obbligo di dimora per la manager Benedetta Costanzo, 54 anni.
Armao agli arresti domiciliari: l’accusa di corruzione, il giro di mazzette e il legame scovato con l’avvocato Matta
Dopo diverse settimane dunque, confermata l’accusa di corruzione e gli arresti domiciliari per Gaetano Armao. Secondo quanto viene riferito, l’ex vicepresidente della Regione Siciliana sarebbe stato ripreso varie volte dalle “cimici” messe in moto dalla Polizia mentre intascava delle mazzette.
Cruciale dunque il ruolo della videosorveglianza che avrebbe indicato le immagini del passaggio di mazzette avvenuto con l’avvocato Pierluigi Matta, anche lui indagato.
Secondo l’accusa, Matta era l’unione tra Gaetano Armao e gli imprenditori a cui faceva i favori. Come emerso dalle indagini, ormai portate avanti da molto tempo, il quadro al centro dell’inchiesta riguarda proprio quei permessi ambientali concessi dalla commissione Cts della Regione di cui Armao è stato presidente, almeno fino alla scorsa estate.
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