Intervistato dalla direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, l’amministratore delegato e direttore generale di Cosedil Spa, Gaetano Vecchio, risponde alle domande del QdS.
Abbiamo letto della nuova iniziativa immobiliare che avete avviato ad Acireale. Un luogo innovativo che intende essere molto di più di una serie di strutture. In che cosa consiste lo “Spazio Umano Acireale”?
“L’idea nasce dall’esigenza di avere una nuova sede, perché siamo cresciuti. Nell’ultimo anno abbiamo assunto 250 persone e ne assumeremo almeno altre duecento quest’anno. Quindi, gli spazi in cui siamo adesso sono limitati. A Santa Venerina abbiamo fatto un investimento per un centro logistico più ampio e cercavamo una nuova sede. Il 50 per cento del personale che abbiamo proviene da Acireale, Santa Venerina, Giarre e la restante parte da Catania: abbiamo fatto una scelta a metà strada per migliorare la qualità della vita. Abbiamo avuto occasione di trovare questo terreno edificabile e immediatamente fruibile ad Acireale e abbiamo fatto un investimento importante”.
Cosa state realizzando, nello specifico?
“Qui, nascerà la nostra nuova sede. Considerata anche l’idea iniziale di creare un polo con una logica diversa, abbiamo deciso di fare anche un edificio residenziale e delle ville. Saranno in tutto 28 appartamenti e dieci ville. L’idea è dedicare gran parte di quanto realizzato al nostro personale e solo in minima parte alla vendita. Tra i grandi temi su cui stiamo lavorando c’è anche quello di far rientrare i siciliani che vivono fuori e stiamo quindi cercando di dare uno standard e una qualità di vita alti”.
Perché proprio Acireale?
“Acireale è una cittadina che sta crescendo, viva dal punto di vista sociale. Offre molto, ma non è enorme. Col tempo siamo diventati attrattivi per manager di livello nazionale: abbiamo il direttore operativo che viene da Firenze, il direttore del personale che viene da Milano, il responsabile dell’ufficio acquisti che viene dalla Campania. Queste persone, ogni settimana, viaggiano. L’idea è di dar loro, se vogliono, la possibilità di trasferire la famiglia. Molti stanno apprezzando. Puntiamo a un umanesimo d’ispirazione olivettiana: offrire una soluzione casa-lavoro ai nostri collaboratori. Un incentivo a mantenere, ma anche attrarre, talenti e risorse umane in Sicilia. Parte di ciò che stiamo costruendo, come accennato, verrà anche messa sul mercato, ma sempre secondo la concezione dello spazio umano. L’idea è dare la possibilità a chi sta in Cosedil di vedere l’azienda come un posto in cui restare nel tempo, aumentando la qualità della vita. Ci saranno anche benefici diretti per Acireale in termini di oneri di urbanizzazione e in futuro anche una sala polivalente all’interno dell’azienda, che potrà essere utilizzata su prenotazione anche da enti e associazioni del territorio”.
Quando è prevista la conclusione dei lavori?
“Il cantiere durerà circa 36 mesi. Ha preso il via nel febbraio di quest’anno e tutto sarà ultimato a gennaio 2029, con una pianificazione per fasi: entro il 31 dicembre 2027 si prevede il completamento del corpo Uffici e, nel corso del 2028, il completamento di residenze e ville. Ovviamente, stiamo parlando di una sede che ha standard ambientali elevatissimi, risparmio energetico, classe energetica A+, parcheggi, spazi verdi, videosorveglianza e ambiente controllato, oltre a una localizzazione con vista sull’Etna che unisce la prossimità al centro alla facilità di accesso allo svincolo autostradale e alle strade che portano al mare”.
Questa iniziativa potrebbe rappresentare un modello virtuoso: avete trovato la collaborazione delle istituzioni?
“L’Amministrazione comunale ha capito il valore aggiunto di questo progetto per una cittadina in cui, negli ultimi anni, è diminuita come popolazione. Con quanto abbiamo pianificato diamo al territorio l’opportunità di crescere: creeremo 150 posti di lavoro e cambieremo anche la viabilità. Il progetto ha ricadute urbanistiche importanti e, con le opere di urbanizzazione, realizzeremo una strada di accesso per tutti”.

Una rinnovata sinergia con l’Università e l’investimento nelle energie rinnovabili
Com’è il rapporto tra la vostra realtà e l’Università?
“Siamo tra le aziende che hanno deciso di aderire all’invito del rettore Enrico Foti per far parte della Fondazione UniCt. Lo abbiamo fatto perché ritengo sia importante fare capire quello che possiamo offrire in termini di know-how, competenza e molto altro ancora. Ma c’è la necessità di fare recuperare all’Università uno spazio che ha perso negli ultimi anni, ovvero il rapporto con le imprese. Penso che questo possa essere fatto inserendo qualche manager all’interno dell’Ateneo. L’idea della fondazione è proprio questa: c’è tanto da fare, ma c’è molto su cui poter costruire. Noi abbiamo un patrimonio enorme che sono i siciliani che vivono fuori. Se si riuscisse a farli tornare, sarebbe un’occasione importante. Se riusciremo a tenere la barra dritta potremo avere molti anni di sviluppo. Paradossalmente, l’economia va più forte della politica”.
Qual è la struttura del vostro Gruppo?
“La Cosedil è la società principale, con un fatturato nel 2025 circa duecento milioni di euro e un portafoglio ordini di circa un miliardo e duecento milioni, fatto principalmente di strade e ferrovie, con clienti come Anas e Ferrovie dello Stato. Per il 15% ci occupiamo di ospedaliero e per il restante di altre opere come depuratori, termovalorizzatori, impianti di energia. La grande diversificazione è sulle infrastrutture: stiamo realizzando il lotto 4 della Ragusana e siamo più avanti di tutti. Rappresentiamo un’importante realtà”.
Su quali altri settori puntate?
“A dicembre, abbiamo costituito Cosedil energia, con l’obiettivo di diventare player di riferimento dell’energia alternativa. Abbiamo investito moltissimo in fotovoltaico e in agrivoltaico, quindi, nei prossimi anni avremo una quantità di energia tale da avere la necessità di fare battery storage ed esportare quanto prodotto. Terna sta realizzando due miliardi e mezzo di investimenti in Sicilia per portarla nelle città e nelle fabbriche del Nord”.
Quali altri comparti potrebbero portare la Sicilia a crescere?
“Ci sono argomenti che, a prescindere dalla mala politica e dalla mala organizzazione dei siciliani, restano trainanti. Uno è l’energia, l’altro è turismo. Poi c’è il tema dei data center, che potrebbe essere un elemento di attrazione. L’importante è che ai privati sia concesso di fare i privati: dare spazio all’impresa che, nel fare il proprio interesse, fa quello generale”.
Il lavoro in Confindustria e il dialogo con la Regione
Nel 2024 ha assunto la guida di Confindustria Sicilia e ha combattuto molte battaglie. Qual è il suo bilancio di questa esperienza?
“È stata una bella scommessa e io ho accettato l’incarico perché sapevo che era limitato a due anni. Qualche risultato lo abbiamo raggiunto. Siamo riusciti, per esempio, a ottenere, grazie alla Regione, una norma di minimo alla contribuzione, un minimo di compensazione per i nuovi assunti. Un messaggio politico importante”.
Cosa ha avuto, il presidente Vecchio, da questa esperienza in Confindustria e cosa ha lasciato?
“Non nascondo che fare gli interessi vari degli imprenditori non è stato semplice. Ho sicuramente imparato a gestire meglio le relazioni e le mediazioni, ho fatto conoscenze che ho approfondito e, probabilmente, ho fatto capire che esiste un modo di fare Confindustria facendo gli industriali e non i confindustriali. Ho vissuto questo ruolo come una persona che interpreta le imprese nel momento in cui gli viene chiesto il punto di vista e credo fermamente che, se Confindustria porta avanti l’interesse dell’imprenditore in maniera pulita, fa anche l’interesse generale. Con un punto di vista che spesso la politica non ha. Pensiamo, per esempio, alla viabilità intorno Catania: se dico che la tangenziale di Catania deve essere sistemata con un bypass a monte, faccio l’interesse delle mie imprese ma, nello stesso tempo, faccio l’interesse generale con un punto di vista che la politica non assume ma rappresenta la chiave di volta. Nessuno ritiene che, con le interminabili code, le merci trasportate costeranno di più, ma nessuno pensa al valore sociale ed economico che assume perdere un aereo…”.
Qual è il suo lascito per il nuovo presidente, Diego Bivona?
“Lascio sicuramente un rapporto con la Regione schietto e costruttivo. Tutte le volte che siamo stati interpellati, abbiamo dato il nostro punto di vista. Lascio una Confindustria che ha una credibilità maggiore rispetto al passato e la possibilità di investire nei prossimi due anni in energia e turismo. Gli auguro di avere la capacità di dimostrare a chi è fuori, agli investitori, che in Sicilia si può fare impresa. Il vero tema è che abbiamo tante possibilità, ma molti sono spaventati dall’idea che hanno della Sicilia. E poi, gli auguro di riuscire a far sì che i siciliani riescano a collaborare”.

