Home » Inchiesta » Gas e petrolio, la doppia morale dell’Italia. No alla Russia, sì ad altri Paesi aggressori

Gas e petrolio, la doppia morale dell’Italia. No alla Russia, sì ad altri Paesi aggressori

Gas e petrolio, la doppia morale dell’Italia. No alla Russia, sì ad altri Paesi aggressori

Non solo Washington, ma anche Doha e altri partner strategici “alimentano” lo Stivale. E il nucleare resta lontano

“We make a lot of money”. Soltanto pochi giorni fa, due settimane dopo lo scoppio della guerra in Iran per mano della coalizione Israele-Stati Uniti, il presidente americano Donald Trump non si era fatto scrupolo alcuno nell’ammettere che, attraverso l’aumento dei prezzi del petrolio, gli Usa faranno “un sacco di soldi”. Un’osservazione molto semplice, tipica del linguaggio scarno del tycoon newyorkese che molti linguisti hanno paragonato a quello di un adolescente di 9-10 anni, ma che rivela ancora una volta le intenzioni della dottrina muscolare di Washington per realizzare la energy dominance promossa da Trump al posto dell’autonomia energetica.

Petrolio e GNL: il ruolo degli Stati Uniti nel mercato globale

Gli Stati Uniti, pur essendo il primo produttore al mondo di petrolio per quantità grazie allo sfruttamento del cosiddetto “shale oil” – il petrolio di scisto -, hanno necessità di importare l’oro nero “pesante” da altre aree del globo per conservare una posizione egemone nel mercato. Allo stesso tempo, a oggi, gli Usa sono il primo esportatore mondiale di Gas naturale liquefatto (Gnl). Una condizione che, nell’era della guerra tra Russia e Ucraina, ha permesso all’Europa di sopravvivere in assenza di petrolio e gas provenienti da Mosca che l’Ue ha messo al bando.

Italia e importazioni energetiche: addio alla Russia

In questo contesto si è mossa, com’è noto, anche l’Italia che negli ultimi quattro anni ha direzionato verso l’altra sponda dell’Atlantico la bussola delle importazioni energetiche per abbandonare la via di Mosca (dal 40% importato dalla Russia nel 2021 attraverso il punto di ingresso di Tarvisio si è progressivamente passati allo zero dal 1° gennaio 2025). Secondo il GiiGnl 2025 Annual report, il rapporto annuale dell’International group of liquefied natural gas importer, nel 2024 l’Italia ha importato 10,5 milioni di tonnellate di Gnl, in calo di 1,3 milioni di tonnellate (-11%) rispetto all’anno precedente. Una riduzione comunque contenuta rispetto agli altri grandi importatori europei.

Forniture di gas: USA, Qatar e Algeria

Tuttavia, in questo periodo, le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono diventate ancora più strette e hanno permesso di sostituire il quantitativo di gas che arrivava dall’Est Europa con i carichi provenienti dal mare, con quote di mercato pari al 34%. In riferimento allo stesso anno, il maggior fornitore di Gnl è stato il Qatar che ha mantenuto “consegne stabili” rappresentando il 46% delle importazioni totali. Il terzo fornitore di gas naturale liquefatto è stato l’Algeria che ha mantenuto una quota del 13%. Nel corso del 2025 è avvenuto addirittura il sorpasso a stelle e strisce sulla piccola penisola araba, con le forniture statunitensi che, secondo Snam, il primo operatore europeo nel trasporto di gas naturale, hanno toccato circa il 45%.

Petrolio: l’Italia guarda all’Africa e all’Asia

Per quanto riguarda il petrolio, l’Italia continua a guardare all’Africa. Secondo l’Unione energie per la mobilità (Unem), il 41,7% del greggio proviene dal Continente, con la Libia che rimane il principale partner grazie al 24,2% delle forniture. Una mole consistente arriva anche dall’Asia, con l’Azerbaigian che ci rifornisce per il 16,1% e il Kazakhistan per il 13,1%.

Energia e geopolitica: tra democrazia e interessi strategici

Ma, secondo la proprietà commutativa, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Se dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Italia ha chiuso le porte alle importazioni russe di gas e greggio russi, allo stesso tempo Roma continua a intavolare relazioni con Paesi che non incarnano certamente i principi liberali. Con il secondo mandato alla Casa Bianca di Trump, gli Stati Uniti stanno vivendo una profonda crisi democratica aggravata dall’uso della forza, come nel caso delle violente retate anti-immigrazione commesse in diverse città statunitensi dall’Ice, l’Agenzia federale americana, culminate nelle uccisioni di René Good e Alex Pretti, cittadini Usa.

Nel Qatar, Paese che conta una popolazione di poco superiore ai 3 milioni di abitanti – per buona parte costituiti da cittadini immigrati -, il potere è concentrato nella mani della monarchia assoluta retta da decenni dalla famiglia reale Al Thani e persistono gravi violazioni dei diritti umani così come ricordato a più riprese da Amnesty International. Anche la situazione in Algeria non è rosea. Nell’ex colonia francese la cosiddetta “Primavera araba” del 2011 che ha coinvolto l’intera area Settentrionale del continente africano non è riuscita a travolgere totalmente Algeri e, attualmente, il Paese è considerato una Democrazia illiberale che reprime la libertà di stampa e le proteste cittadine. Un’ipocrisia che però è destinata a restare tale, almeno per ora. Proprio in questi giorni l’Unione europea e, per l’Italia, il ministro Tajani hanno chiuso la porta alla proposta di Putin di riprendere le forniture di gas e petrolio, una possibilità caldeggiata, tra gli altri, da Ungheria e Slovacchia (e da Matteo Salvini).

Nucleare in Italia: tempi lunghi e sfide future

Nel frattempo nel nostro Paese la discussione sul ritorno al nucleare rimane “balbettante”. Di recente il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge ad hoc, ma i tempi sono lunghi: secondo gli esperti, il primo impianto potrebbe essere pronto non prima del 2035 e il primo target di 8 GW previsto dal Pniec potrebbe essere raggiunto solo nel 2050.