Dopo due anni segnati da una forte inflazione che ha già eroso il potere d’acquisto di famiglie e imprese, in Sicilia torna a salire la pressione dei prezzi. L’ultimo fronte è quello dei carburanti e dell’energia, con rincari che rischiano di propagarsi a catena lungo tutta la filiera economica, dai trasporti fino ai beni di consumo. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, il gasolio ha superato la soglia dei 2,1 euro al litro in autostrada, mentre la benzina ha ormai oltrepassato i 1,9 euro al litro su scala nazionale. Un livello che riporta i prezzi dei carburanti vicino ai picchi registrati negli anni più turbolenti della recente crisi energetica.
La Sicilia tra le regioni con i prezzi più elevati
I dati diffusi dall’associazione, basati sulle rilevazioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy, mostrano che anche la Sicilia si colloca tra le regioni con prezzi più elevati: il gasolio in modalità self service ha raggiunto 2,060 euro al litro, mentre la benzina si attesta attorno a 1,842 euro. Un trend che preoccupa soprattutto perché arriva dopo un biennio in cui l’inflazione ha già inciso pesantemente sui bilanci delle famiglie, facendo aumentare il costo di energia, alimentari e servizi. L’ulteriore rialzo dei carburanti rischia ora di alimentare un nuovo effetto domino sui prezzi.
Il peso sui trasporti e sulle imprese
A lanciare l’allarme è anche il settore delle costruzioni. Secondo Salvo Russo, presidente di Ance Sicilia, gli aumenti dei carburanti e del gas non sarebbero giustificati dalle dinamiche reali del mercato e potrebbero essere frutto di speculazioni. “I carburanti e il metano che si stanno vendendo oggi derivano da contratti e stoccaggi precedenti e non hanno nulla a che vedere con la guerra in Iran iniziata appena una settimana fa”, spiega Russo.
Nonostante questo, il gasolio nell’Isola ha già raggiunto 2,05 euro al litro al self service, con punte tra 2,10 e 2,20 euro lungo la rete autostradale e un caso che sfiora i 2,42 euro al litro.
Numeri che, secondo le imprese del settore, sono difficili da spiegare se si considera che il prezzo del petrolio da inizio anno è aumentato appena del 10%. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto i distributori. L’aumento dei carburanti e dell’energia si riflette direttamente sui costi di produzione di molti materiali utilizzati nei cantieri: ferro, acciaio, cemento, bitume e polietilene.
Materiali più cari e cantieri sotto pressione
Le imprese impegnate nei cantieri del Pnrr e nelle opere pubbliche si trovano così a fare i conti con un’improvvisa impennata dei costi rispetto ai preventivi stabiliti mesi o anni fa.
Nel dettaglio, il bitume registra già aumenti significativi: nella Sicilia orientale l’emulsione segna +13,33% rispetto a febbraio, il binder +6,94% e il tappetino +4,27%. Nella parte occidentale dell’Isola il gas utilizzato per produrre bitume è salito del 17,35%, mentre l’olio combustibile denso è aumentato addirittura del 50%. Ancora più pesante la situazione dei tubi in polietilene, con listini cresciuti fino al 30%. Un aumento generalizzato che rischia di incidere sull’intera filiera economica, perché i maggiori costi sostenuti dalle imprese finiscono inevitabilmente per trasferirsi sui prezzi finali dei lavori e dei servizi.
L’allarme dei consumatori
Per le associazioni dei consumatori il rischio è che la nuova fiammata dei carburanti si traduca presto in rincari diffusi, soprattutto sui prodotti alimentari e sui beni trasportati su gomma.
“L’escalation dei prezzi si sta già trasferendo sui prodotti ortofrutticoli, in particolare quelli provenienti dalla Sicilia”, denuncia l’Unione Nazionale Consumatori, che ha presentato un esposto all’Antitrust per verificare eventuali anomalie nella filiera. Il timore è che, dopo il biennio inflazionistico che ha già messo a dura prova il potere d’acquisto delle famiglie, l’aumento dei carburanti possa innescare una nuova spirale di rincari.
La richiesta di interventi
Le imprese chiedono controlli sui prezzi delle materie prime e misure per attenuare l’impatto degli aumenti. In particolare, Ance Sicilia propone uno strumento simile a quello ipotizzato per le accise sui carburanti, capace di sterilizzare l’incremento del gettito fiscale derivante dall’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione.
Senza interventi rapidi, avverte Russo, le imprese rischiano di dover assorbire da sole gli effetti della crisi energetica e delle tensioni internazionali, con conseguenze non solo sulla tenuta dei cantieri ma anche sull’occupazione. Intanto, per cittadini e imprese siciliane, la sensazione è quella di un déjà-vu: dopo anni di rincari e inflazione, la corsa dei prezzi sembra tutt’altro che finita.
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