Milano, 25 set. (askanews) – Tim Burton cercava una Germania da fiaba e la trovò qui, in un paese di undicimila abitanti all’imbocco della Foresta Nera. Ne “La fabbrica di cioccolato”, il film del 2005 con Johnny Depp, Gengenbach diventa Düsseldorf: è la città in cui vive Augustus Gloop, il ragazzino che trova il primo biglietto d’oro divorando tavolette Wonka. La geografia è inventata, perché la vera Düsseldorf è una metropoli sul Reno. Lo scenario, invece, funziona benissimo.
Gengenbach sembra un set cinematografico pronto per il cinema, senza il bisogno di montare scenografie. La piazza del mercato è chiusa tra facciate color pastello, insegne in ferro battuto e il municipio settecentesco; poco più in là cominciano Engelgasse e Höllengasse, vicoli di case a graticcio con balconi, travi scure e piccoli orti. Tanta perfezione finisce però per togliere qualcosa alla sorpresa. Tra i tavolini all’aperto e i turisti in cerca dello stesso scorcio, a tratti sembra che il paese reciti se stesso. Persino i grappoli d’uva sulle viti arrampicate alle pareti delle case sembrano finti, tanto sono curate le piante. Le torri e le porte ricordano il tempo in cui la città era cinta da mura. Dal 1360 fino all’inizio dell’Ottocento fu una libera città imperiale del Sacro romano impero.
Il centro si attraversa in pochi minuti, ma invita a perdere tempo. Basta allontanarsi dalla strada principale perché la cartolina turistica torni a essere un paese abitato. Poi le case finiscono quasi di colpo e cominciano i vigneti dell’Ortenau, una delle zone vinicole del Baden. Si producono soprattutto Riesling, Grauburgunder e Spätburgunder, il Pinot nero. Salendo verso la Jakobskapelle, la cappella sulla collina, si vede l’intero abitato raccolto nella valle della Kinzig, con i tetti rossi davanti agli alberi della Foresta Nera.
Gengenbach cambia volto due volte l’anno. Durante l’Avvento le 24 finestre del municipio diventano le caselle di quello che la città presenta come il più grande calendario dell’Avvento del mondo. Ogni sera se ne apre una, con opere di artisti e illustratori: nel tempo sono comparsi anche Chagall e Warhol. La tradizione, nata nel 1996, richiama circa 120 mila visitatori ogni anno, più di dieci volte la popolazione locale.
L’altra stagione appartiene alla Fasend, il carnevale svevo-alemanno. Qui dura circa tantissimo, tre settimane, e ha poco in comune con le solite sfilate di carri. Comincia con gli Hemdeglunker: migliaia di persone in camicia da notte bianca partono dalla stazione e raggiungono il Niggelturm facendo rumore con campanacci e strumenti. Devono svegliare lo Schalk, il buffone che secondo la tradizione dorme nella torre per tutto il resto dell’anno.
Da quel momento le strade sono occupate da streghe, uomini di paglia e figure con pesanti maschere di legno. La prima testimonianza del carnevale locale risale al 1286; la corporazione dei folli porta ancora nel nome la data del 1499. Dentro il Niggelturm, 132 gradini e 36 metri d’altezza, un museo conserva costumi, maschere e personaggi a grandezza naturale. Dalla sommità lo sguardo arriva, nelle giornate limpide, fino alla cattedrale di Strasburgo.
Poi, a mezzanotte del Mercoledì delle Ceneri, lo Schalk torna nel suo letto dentro il Niggelturm. Ci resterà fino all’anno successivo.
TMBW, Foto: Black Forest Production GmbH

