CATANIA – Il caso Sie e i contrasti tra pubblico e privato nell’avvio della gestione del servizio idrico nell’intera provincia di Catania finisce sul tavolo dell’Anticorruzione. A inviare una nota all’Anac sono stati sette sindaci, tutti appartenenti al Partito democratico. La lettera, visionata dal Quotidiano di Sicilia, è firmata da Ignazio Puglisi (Piedimonte Etneo), Alfio Cristaudo (Pedara), Giovanni Ferro (Mirabella Imbaccari), Salvatore Russo (Zafferana Etnea), Quintino Rocca (Aci Sant’Antonio), Fabio Roccuzzo (Caltagirone) e Santo Raciti (Santa Venerina). Nel mirino dei primi cittadini è finita la relazione con cui il Consiglio di sorveglianza di Sie, a febbraio, ha sollevato perplessità circa l’assenza di conflitti di interessi tra i vertici della società – il cui capitale è in mano per il 51 per cento della Città metropolitana – e da una parte quelli di Hydro Catania, controllata da privati e che detiene il 49 per cento di Sie, e dall’altra di Csgi, il socio di maggioranza di Hydro Catania.
Cassar e Rao: i doppi incarichi che il Consiglio di sorveglianza ha segnalato come critici
Nello specifico a essere messo in luce dal Consiglio di sorveglianza e contestato dai sindaci dem è il fatto che Sergio Cassar sia contemporaneamente amministratore delegato di Sie e presidente del Cda di Csgi e che Giovanni Rao rivesta il ruolo di direttore generale di Sie e di amministratore unico di Hydro Catania. “Un simile assetto organizzativo è suscettibile di generare, anche solo potenzialmente – scrivono Puglisi e i suoi colleghi – situazioni di conflitto di interessi tra soggetti che dovrebbero operare in condizioni di autonomia decisionale, tanto più considerando le funzioni di vigilanza e coordinamento attribuite al gestore. Tale situazione risulta difficilmente conciliabile con i principi di trasparenza, imparzialità e separazione delle funzioni che devono caratterizzare il modello della società mista e che costituiscono presupposto imprescindibile per l’approvazione di piani economico-finanziari e manovre tariffarie”.
Stallo sul Piano d’ambito e Pef: la gestione unica non può partire senza questi atti
Il riferimento è ai documenti, ovvero il Piano d’ambito, il Pef e la nuova manovra tariffaria, che a quasi due anni dalla stipula della convenzione tra l’Assemblea territoriale idrica (Ati) e la Sie non sono stati ancora approvati. La Sie da tempo lamenta il fatto che senza questi passaggi la gestione unica non può realmente partire in quanto mancherebbero le garanzie che renderebbero efficiente il servizio. Tale stallo segue quello che per decenni ha interessato il settore idrico in provincia di Catania. Soltanto nel 2021, infatti, la Sie si è vista riconoscere dalla giustizia amministrativa il diritto a prendere in mano, sulla scorta dei risultati di una gara d’appalto del 2005, le reti idriche e gli impianti di depurazione per 29 anni.
Il d.lgs 39/2013 e la richiesta di decadenza per incompatibilità degli incarichi
Per i sindaci dem, tuttavia, è impensabile che la situazione si sblocchi senza che si intervenga sulle criticità che sarebbero insite nell’attuale struttura di Sie. Tra queste c’è anche quella riguardante lo status della società mista. Per i primi cittadini, la Sie va intesa come società sottoposta a controllo pubblico e, in quanto tale, soggetta al decreto legislativo 39 del 2013 in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. “A conferma di ciò l’Anac – si legge nella lettera, indirizzata anche al Consiglio di gestione e al Consiglio di sorveglianza di Sie, oltre che alla stessa autorità presieduta da Giuseppe Busia – ha affermato la configurabilità del controllo pubblico congiunto in società partecipate da una pluralità di pubbliche amministrazioni ai fini dell’avvio del procedimento di vigilanza per l’applicazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, aggiungendo che al fine dello svolgimento della propria attività di vigilanza, considera la partecipazione pubblica in misura maggioritaria al capitale sociale quale indice presuntivo del controllo pubblico, confermata, nel caso di specie, dalla previsione statutaria (di Sie, nda) che sancisce l’esclusivo potere di nomina del presidente del Consiglio di Gestione da parte del socio pubblico e nello specifico da parte della Città metropolitana”.
La replica di Cassar: “L’Ati si intromette strumentalmente nella vita interna della Sie”
Per questi motivi i primi cittadini, che hanno sottoposto la missiva anche a Enrico Trantino, nella veste di sindaco metropolitano, chiedendogli di condividerne i contenuti, hanno formalizzato la richiesta di convocazione dell’assemblea di Sie per porre all’ordine del giorno i nodi. “Appare evidente la sussistenza dell’ipotesi di incompatibilità per entrambe le nomine (Cassar e Rao, nda), comportando le conseguenze di cui all’art. 19 (del d. lgs 39/2013), e cioè la decadenza dall’incarico e la risoluzione del relativo contratto, di lavoro subordinato o autonomo, decorso il termine perentorio di quindici giorni dalla contestazione all’interessato, con le conseguenti responsabilità di carattere amministrativo e contabile in capo ai soggetti coinvolti”. L’interpretazione che i sindaci danno all’attuale situazione interna a Sie è quella di una società dove non siano sufficientemente distinte le attività di indirizzo e controllo dalla gestione operativa. Criticità che si unirebbero a una “carenza di flussi informativi trasparenti” nei confronti del Consiglio di sorveglianza. Dal canto proprio Cassar ha più volte sottolineato, così come riportato nella stessa relazione del Consiglio di sorveglianza, la propria posizione secondo cui la Sie non sarebbe società soggetta a controllo pubblico. A suffragio di questa tesi ci sono anche pareri legali. L’amministratore delegato di Sie, inoltre, anche di recente ha replicato alle critiche mossegli dalla parte politica. “Deve rilevarsi – si legge in una lettera inviata all’Assemblea territoriale idrica il 16 marzo – come l’Ati si intrometta strumentalmente nella vita interna della società Sie, nei rapporti fra i suoi organi nonché, ancor più gravemente, utilizzi in modo strumentale e scandalistico la relazione redatta dal Consiglio di sorveglianza – la cui maggioranza dei membri è stata nominata dai Comuni – che in verità è stata inviata solo ai soci (e non anche all’Ati), e ciò peraltro ancor prima che avvenga persino il normale confronto all’interno della società; relazione che in verità non ha mai indicato la sussistenza di un attuale conflitto di interesse (non esistendo giuridicamente quello in via potenziale)”. Botta e risposta a cui, c’è da essercene certi, ne seguiranno altri. Il tutto mentre la prossima settimana scadrà il termine ultimo, oramai disatteso, che il ministero delle Infrastrutture aveva dato per non perdere i 17 milioni di euro provenienti dal Pnrr e assegnati per migliorare le reti idriche nel Calatino.

