CATANIA – Una seduta tanto attesa e altrettanto calda, ma che alla fine non ha portato i risultati sperati. Ieri doveva essere il giorno in cui l’Assemblea territoriale idrica di Catania si sarebbe dovuta esprimere sulla proposta di aggiornamento del piano d’ambito, con contestuale voto sul piano economico-finanziario, e sull’approvazione della nuova manovra tariffaria per Sie. Quest’ultima è la società attorno a cui da quasi due anni – ma in realtà si potrebbe dire oltre venti, se si considera la lunghissima querelle giudiziaria che ha portato al verdetto del Cga sulla gara d’appalto del 2005 celebratasi per individuare il soggetto privato della società mista a cui affidare il servizio nell’intera provincia – ruotano tutti i discorsi relativi alla gestione dell’acqua a Catania.
Piano d’ambito e gestione idrica unica in provincia di Catania
Tra i privati di Sie e i sindaci che siedono nell’Ati, e che detengono il 51 per cento della società, non corre buon sangue sin dal giorno in cui, nell’estate del 2024, la commissaria inviata dal governo Schifani ha siglato la convenzione che affida il servizio per 29 anni al gestore unico del servizio idrico. Una figura che nella provincia di Catania – da sempre in mano a una galassia di piccoli e grandi gestori, tra ditte private e partecipate pubbliche – non c’è mai stato. La convenzione da sola non è servita ad avviare la gestione idrica unica, perlomeno non con la celerità e l’efficienza che ci si sarebbe aspettati. Per Sergio Cassar, l’amministratore delegato di Sie e figura di riferimento dei soci privati che tramite Hydro Catania detengono il 49 per cento, lo ha ripetuto più volte: senza un aggiornamento del piano d’ambito fermo a metà anni Duemila e l’adeguamento della manovra tariffaria è impensabile avviare quella gestione industriale prevista dagli accordi. In altre parole: non ci si può attendere che il privato faccia gli investimenti richiesti, in assenza delle garanzie sui meccanismi di recupero, tramite bollette ed esecuzione dei lavori.
Rischio fondi Pnrr e scontro politico nell’Ati di Catania
L’assenza di questi documenti è al centro anche dell’ormai più che concreto rischio di perdere 17 milioni di euro di fondi Pnrr da investire nel Calatino per ridurre le perdite idriche. Per tutti questi motivi, la riunione di ieri all’Ati era considerata da molti fondamentale. Varando il nuovo piano d’ambito e la manovra tariffaria, si sarebbe creata la condizione che – seguendo la posizione di Sie – avrebbe fatto venire meno ogni tipo di intoppo.
Tuttavia così non è stato. I sindaci riuniti in presenza hanno deciso di rinviare la votazione. A passare – non all’unanimità, data l’astensione dei primi cittadini di area dem – sono stati soltanto i primi due punti all’ordine del giorno: l’approvazione della nota di aggiornamento al Documento unico di programmazione 2026-2028 e il bilancio di previsione triennale. Per il resto, l’assemblea ha concordato sulla necessità di rimandare le decisioni. A sottoporre ai colleghi tale necessità sono stati i rappresentanti del Partito Democratico che guidano i Comuni di Piedimonte Etneo, Pedara, Santa Venerina e Mirabella Imbaccari.
I quattro sindaci hanno condiviso una presa di posizione che ha puntato il dito contro la tardività con cui i documenti relativi al piano d’ambito e alla manovra tariffaria sono stati trasmessi dagli uffici dell’Ati. “Tale documentazione non risulta essere stata resa disponibile con il congruo anticipo necessario a consentire ai componenti dell’Assemblea una valutazione ponderata e consapevole delle proposte deliberative”, si legge nella dichiarazione dei sindaci dem. A intervenire a nome di tutti è stato il sindaco di Piedimonte Ignazio Puglisi.
A trovare spazio è stato però anche un altro argomento di cui il Quotidiano di Sicilia nei giorni scorsi ha dato notizia: la relazione del Consiglio di sorveglianza di Sie, organismo chiamato a verificare la legittimità dell’operato della società. “Tale relazione evidenzia rilevanti criticità inerenti alla gestione societaria, all’assetto organizzativo, alla governance e alla situazione economico-finanziaria della società, circostanze che incidono direttamente sulla possibilità per questa Assemblea di assumere decisioni informate sui punti iscritti all’ordine del giorno. Dalla relazione emerge un quadro complessivamente allarmante, che impone la necessità di approfondimenti istruttori non differibili”, hanno proseguito i rappresentanti del Pd facendo riferimento al potenziale conflitto di interessi e commistione di ruoli di Cassar, che oltre a essere amministratore delegato di Sie è anche presidente del Cda del socio di maggioranza di Hydro Catania.
Alla proposta del Pd, stando a quanto ricostruito da questa testata, è seguita una piccola polemica. Alcuni dei sindaci – tra cui il primo cittadino di Catania Enrico Trantino e il collega di Gravina Massimiliano Giammusso – hanno fatto presente l’importanza di arrivare a un voto e mettere fine ai ritardi, che secondo alcuni fornirebbero un alibi a Sie. Alla fine però all’unanimità l’Ati ha deciso di compattarsi prendendo impegno per il 17 marzo. La tesi di tutti è che per quel giorno si potrà votare in maniera consapevole.

