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Gestione cani randagi, dalla Regione Siciliana 3,5 milioni per i Comuni

Gestione cani randagi, dalla Regione Siciliana 3,5 milioni per i Comuni
Cane, immagine di repertorio di Imagoeconomica

Le istanze si possono presentare entro il 30 giugno

La Regione chiama i Comuni siciliani all’appello per accedere a 3,5 milioni di euro destinati alla gestione dei cani randagi. Con una nuova circolare del dipartimento delle Autonomie locali, viene avviata ufficialmente la raccolta dei dati necessari per il riparto delle risorse previste dalla legge regionale 5 gennaio 2026, la numero 1.

Quota ai Comuni in base alle spese sostenute per i cani randagi

Il provvedimento ha un impatto diretto su tutte le amministrazioni comunali siciliane, chiamate a trasmettere informazioni precise sulla spesa sostenuta nel corso del 2025 per l’ospitalità della popolazione canina presso strutture di ricovero, siano esse pubbliche o private convenzionate. Si tratta di un passaggio fondamentale perché proprio su questi dati verrà calcolata la quota spettante a ciascun Comune. La somma complessiva stanziata ammonta a 3 milioni e 500 mila euro e sarà distribuita in maniera proporzionale: più un ente ha speso per garantire il ricovero e il mantenimento dei cani, maggiore sarà la quota che potrà ricevere.

Non tutte le spese saranno conteggiate

La misura si inserisce nel solco tracciato dalla normativa regionale sul benessere animale e, in particolare, richiama le finalità della legge regionale 3 agosto 2022, la numero 15, che attribuisce ai Comuni la responsabilità di assicurare condizioni adeguate agli animali ospitati, nel rispetto delle esigenze etologiche e delle norme igienico-sanitarie. È proprio su questo punto che la Regione intende intervenire, sostenendo economicamente gli enti locali che hanno sostenuto costi rilevanti per garantire tali standard. Non tutte le spese, però, potranno essere conteggiate. La circolare chiarisce che saranno considerate valide esclusivamente quelle sostenute con risorse proprie dell’ente nel 2025, già pagate o liquidate entro la fine dell’anno, oppure correttamente imputate al rendiconto dello stesso esercizio. Restano invece escluse tutte le voci che non riguardano direttamente l’ospitalità dei cani, come le attività di cattura, lo smaltimento delle carcasse, gli interventi veterinari straordinari o le spese legate alla popolazione felina. Una scelta precisa, che mira a evitare interpretazioni estensive e a concentrare i fondi su una funzione ben definita.

L’istanza entro il 30 giugno

Per partecipare al riparto, i Comuni dovranno compilare un’apposita scheda di attestazione, firmata sia dal legale rappresentante sia dal responsabile dei servizi finanziari, e trasmetterla tramite posta elettronica certificata al Dipartimento regionale. Il termine fissato è quello del 30 giugno, una scadenza perentoria che richiede attenzione e tempestività da parte degli uffici comunali. La Regione ha inoltre fatto sapere che potrà effettuare controlli a campione sulle dichiarazioni inviate, nell’ambito delle proprie funzioni di vigilanza, per verificare la correttezza dei dati forniti. È previsto anche un supporto operativo per eventuali chiarimenti, attraverso i contatti messi a disposizione dal Dipartimento. L’operazione rappresenta un passaggio rilevante non solo sotto il profilo finanziario, ma anche per l’organizzazione dei servizi locali. Per molti Comuni siciliani, infatti, la gestione del randagismo incide in maniera significativa sui bilanci e sulle attività quotidiane, rendendo questo contributo regionale un elemento concreto di sostegno.

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