Roma, 15 apr. (askanews) – “Quando si parla di vino si parla di Confagricoltura e viceversa. Per noi il settore vitivinicolo è di fondamentale importanza e la responsabilità che abbiamo nel rappresentare gli interessi dei produttori è enorme, soprattutto in un momento complesso come quello attuale, in cui il quadro della politica internazionale sta mettendo in seria difficoltà le imprese fortemente vocate all’export, come quelle del vino, che esportano oltre il 50% della produzione nazionale. Sui mercati, in particolare negli Stati Uniti, a seguito dei dazi e dell’andamento del cambio, da una parte stiamo registrando una leggera contrazione (circa il 9%), dall’altra abbiamo avuto una spinta produttiva e un miglioramento della qualità”. Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ai microfoni dell’inviato di Class CNBC, a margine di Vinitaly, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, in corso a Verona.
“Il cambiamento climatico è un problema che va governato: stiamo aspettando che vengano approvate definitivamente a Bruxelles le nuove piante resistenti, le cosiddette TEA – ha ricordato -. Anche la scienza e la ricerca applicata in agricoltura daranno così un contributo fondamentale”.
Giansanti ha poi ricordato come si stiano aprendo mercati molto interessanti: “per il settore vitivinicolo, l’apertura del Sud America e, prossimamente, dell’Australia, così come gli accordi dell’Unione Europea con l’India, rappresentano opportunità concrete e mostrano quanto sia necessario diversificare i mercati di sbocco. Il mercato americano rimane tuttavia un riferimento fondamentale, insieme a quelli del Regno Unito e della Germania. Auspichiamo che si possa ritrovare una maggiore stabilità nelle relazioni transatlantiche”.
Giansanti, che è anche presidente del Copa, ha infine ribadito la contrarietà degli agricoltori europei all’accordo Mercosur: “al netto del settore vitivinicolo, che potrà trarne grandi vantaggi, altri comparti dell’agricoltura europea ritengono che l’accordo favorisca oggi soprattutto i produttori del Sud America. Vedremo gli sviluppi: tutti gli accordi possono essere migliorati nel tempo. Mi auguro che, con saggezza, si possa trovare un equilibrio nei rapporti tra Europa e Sud America, evitando di considerarci competitor sleali. Al contrario, vogliamo guardare con amicizia ai rapporti con gli agricoltori dell’altra sponda dell’Atlantico, individuando percorsi comuni da fare insieme, ad armi pari”.

